Bene l'Italia e in crescita i mercati internazionali. Dati interessanti da Iran e Pakistan. Ecco i dati del Consiglio Oleicolo Internazionale

Pubblicità

Il 16 maggio scorso il Consiglio Oleicolo Internazionale ha presentato l’ultimo rapporto del mercato olivicolo con le cifre del bilancio 2014/15 e 2015/16 in occasione della 47esima riunione del comitato consultivo per l’olio di oliva e le olive da tavola che riunisce i rappresentanti dei professionisti (produttori, consumatori, industria e commercio) del settore.

Produzione di olio

Il bilancio delle stagioni olearie

Quella che ci si presenta davanti è una situazione sicuramente più confortante rispetto alla scorsa campagna olearia, in particolar modo per quanto riguarda il nostro paese che, con le sue 470.000 tonnellate, incrementa del 112% la produzione rispetto al 2014/2015. Il primo posto se lo aggiudica come sempre la Spagna con le sue 1.400.000 tonnellate (+65% rispetto all’anno scorso), ma come possiamo notare l’aumento è stato abbastanza generalizzato in tutta Europa coinvolgendo anche la Grecia con 310.000 tonnellate (+ 3%) e il Portogallo con circa 100.000 (+ 65%). La produzione inoltre cresce anche negli altri paesi membri del COI come l’Algeria (+ 6%), Argentina (+ 317%), l’Egitto (+ 19%), Iran (+ 30%), la Giordania (+ 26%), Libia (+ 16%) e il Marocco (+ 8%), mentre i paesi che hanno visto un calo sono Tunisia (-59%), Turchia (-11%), Israele (-20%), l’Albania e Libano (-5%).

Pubblicità

Consumi di olio

Il mercato internazionale

Quello che però interessa di più è sicuramente il dato relativo al consumo di olio di oliva che supererà le 3.012.000 tonnellate, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente. A trainare questa tendenza contribuisce in maniera sostanziale il commercio internazionale e in primis le esportazioni che raggiungono circa le 763.000 tonnellate, con l’Unione Europea in testa (68% del totale mondiale), seguita da Tunisia, Marocco, Turchia, la Siria, Argentina e Cile. Per quanto riguarda il dato italiano, l’export del nostro olio è destinato prevalentemente agli USA e poi a Germania e Giappone, con la Cina in forte crescita e la Svizzera come paese disposto a pagare il prezzo più alto. Parliamo comunque di un panorama generale nel quale le importazioni previste sono superiori alle esportazioni per un totale di 823.500 tonnellate di olio che si spostano da un paese all’altro. In testa ci sono sempre gli Stati Uniti con 300.000 tonnellate seguiti dall’UE (132.50o), Brasile (66.500), Giappone (60.000), Canada (38.500), Cina (31.000) e Russia (21.000).

 

Il miglioramento dell’Iran

A margine di questi numeri fa riflettere un elemento interessante come quello del lento ma progressivo miglioramento degli standard produttivi nel Medio Oriente. In particolar modo uno dei paesi che sta tornando a investire molto in questo settore è sicuramente l’Iran. Il cambio di governo e i recenti accordi sul nucleare hanno imposto in primis una svolta progressista per quanto riguarda le relazioni politiche internazionali e piano piano questo sta riguardando anche il miglioramento degli standard produttivi industriali e soprattutto agricoli grazie al confronto e ai rapporti con gli altri paesi. I numeri sono chiari: oggi si contano circa 82.000 ettari di superficie olivetata e c’è un piano per allargarla a oltre 100.000 entro il 2018, ma soprattutto nel 2011 si contavano 49 frantoi, di cui 31 a ciclo continuo mentre oggi sono 74 di cui uno solo tradizionale. Dati piccoli che però a livello occupazionale si trasformano in 9 milioni di ore lavorative per un paese con l’età media tra le più basse di tutta la zona.

Pubblicità

 

Le polemiche pakistane

Altro paese che sta investendo molto in questo settore è il Pakistan che negli ultimi giorni è stato anche il protagonista di qualche polemica per il fatto del contributo italiano sul piano olivicolo nazionale che verrà stanziato in aggiunta a quello del governo locale. Parliamo infatti di 17 milioni di euro di investimenti previsti dallo stato pakistano al quale si aggiungeranno circa 20 milioni di euro provenienti direttamente dall’Italia per un totale di 37 milioni contro i 32 totali previsti per il piano italiano. Le voci indignate non sono tardate ad arrivare e ovviamente i numeri fanno un po’ riflettere sull’opportunità di questa scelta soprattutto in considerazione del volume di produzione dei due paesi. Quello che però non va sottovalutato è che il Pakistan è un paese perennemente in bilico tra una forma (istituzioni) filo occidentale e una sostanza (popolazione, molto divisa e sfaccettata) che a volte vira pericolosamente verso un radicalismo religioso assai pericoloso per gli equilibri geopolitici dell’area. L’auspicio è quindi quello che un maggiore investimento verso un’economia industriale e agricola d’avanguardia aiuti non solo a risollevare l’economia, ma anche a strappare manovalanza ai tanti gruppi armati presenti nel paese. Che poi è la stessa motivazione per la quale qualche mese fa abbiamo importato 35.000 tonnellate di olio di oliva tunisino (una goccia nel mare delle importazioni europee) dopo il tragico attentato al museo del Bardo, al quale è seguito un crollo delle presenze turistiche dalla quale la Tunisia si riprenderà con molta fatica.

 

a cura di Indra Galbo