Extravergine in Cina, facciamoci riconoscere!

28 Feb 2012, 14:45 | a cura di Gambero Rosso
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Dal 2001 la Cina sta aprendo sempre di più le sue porte a un quantitativo di extravergine in costante crescita. Migliaia di tonnellate di olio proveniente da tutto il Mediterraneo stanno cercando di convincere i consumatori asiatici sulla bontà di questa materia prima. Ma che olio mandiamo ai cinesi e quanto ne con

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sumano?

Un mercato imponente con una miriade di potenzialità: questa è la Cina per l'olio extravergine. Ma anche tanti numeri, spesso confusi, e analisi di mercato a volte approssimative che non rendono l'idea dell'effettiva entità del consumo. Diciamolo chiaramente, qui in Italia stiamo veramente sottovalutando le possibilità del nostro oro verde di qualità, lasciando spesso campo libero a quegli oli industriali che molto spesso poco ci rappresentano. Il tutto è dovuto, sostanzialmente, alle poche (e spesso approssimative) analisi di mercato effettuate e alla nostra atavica mancanza di internazionalizzazione, dovuta spesso a gestioni familiari con poca fantasia, che riguarda le medie imprese del comparto alimentare (vino escluso).

 

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A fare un po' di ordine su questi numeri ci ha pensato il CEQ - Consorzio Extravergine di Qualità che ha fatto il rapporto sulla base delle importazioni: se nel 2009 le tonnellate importate erano pari a 10.500, l'anno scorso le quantità sono arrivate fino a 27.500 tonnellate, con un aumento di circa il 160%. A questo bisogna aggiungere che l’olio di oliva consumato in Cina proviene per la maggior parte dalla Spagna e dall’Italia (84 per cento) seguite da Grecia, Siria, Australia e altri venti paesi.
Un dato apparentemente molto buono per quanto ci riguarda. La questione però a questo punto si sposta su un'altra riflessione: che olio mandiamo ai nostri amici cinesi? Come riportato dal Quotidiano del Popolo, nel mese di gennaio alcuni ispettori della cinese AQSIQ (Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine) hanno analizzato la qualità dell'extravergine proveniente dal belpaese, riscontrando il fatto che 4 campioni su 5 sono risultati adulterati con oli (qualitativamente peggiori) di altri paesi del Mediterraneo e, successivamente, contattando direttamente l'ambasciata italiana affinché il nostro paese controlli meglio i prodotti che esporta. In sostanza, come noi ci accorgiamo dei loro prodotti difettati anche loro si accorgono dei nostri e ce lo fanno presente.
Lo stimolo deve essere quindi quello di internazionalizzare ciò che ci viene meglio e non ciò che ci ha reso famosi furbi nel mondo, anche perché questo è quello che ci chiedono i nostri partner commerciali. E come dire... non ce lo chiedono solo a parole, bensì acquistando ogni anno quantità sempre crescenti del nostro olio e affidandoci il 37,5% dell'importazione di olio d'oliva. D'altronde i nostri amici cinesi (soprattutto quelli che vivono nei centri urbani) stanno cominciando a consumare olio quasi quanto noi e si prevede che nel 2015 il consumo di olio commestibile raggiungerà 30.000.000 tonnellate e la media per persona sarà anche raggiungere i 20 kg, mentre nel 2008 era 15 kg.
Riuscirà l'Italia a emergere qualitativamente (come del resto già sta facendo in Europa) in mezzo a questo mare d'olio? Certo! Con meno furbetti e con un extravergine che sia più extra che vergine!

Indra Galbo
28/02/2012

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