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Intervista alla senatrice Colomba Mongiello

"L’olio è un prodotto che unisce e in Parlamento ha tanti amici. Il legame con il Senato ha un primato incontrovertibile. Nel 1996 la legge sull’etichettatura dell’olio di oliva partì da Palazzo Madama. S

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e non ci fosse stata quella legge, l’Europa non avrebbe cambiato la sua regolamentazione in materia di etichettatura. Oggi siamo più vicini al consumatore e con il contributo di tutti renderemo più trasparente questo mercato.”

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Abbiamo contattato la senatrice Colomba Mongiello per capire meglio a che punto è il percorso del disegno di legge Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini, ovvero quello che dovrebbe essere un importante strumento di tutela e difesa del nostro oro verde dai vari furbetti che puntano a lucrare sulle spalle del marchio Made in Italy e della qualità.

Come sta procedendo l’iter di questo disegno di legge?

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“Il disegno di legge è stato già incardinato al Senato in Commissione Agricoltura di Palazzo Madama e io, che ho l’onere di essere la relatrice di questo provvedimento normativo, ho già relazionato di fronte ai miei colleghi commissari. Adesso stiamo predisponendo il calendario delle audizioni parlamentari. Un prodotto così identificativo del made in Italy muove interessi consistenti e il nostro compito sarà quello di ascoltare tutti. Nessuno è escluso da un contradditorio che si preannuncia interessante e di grande attualità sociale, economica e di identità nazionale”.

Nel caso la legge dovesse essere approvata, non teme che si possa creare un conflitto con la normativa europea, soprattutto per quanto riguarda i limiti degli alchil esteri?

“Anche l’Europa sta decidendo di cambiare la norma in senso più restrittivo per garantire meglio i consumatori. Non siamo di fronte a una corsa a ostacoli; diciamo di essere sulla buona strada per un compromesso ragionevole. Dobbiamo però garantire l’alta qualità dell’olio extra vergine di oliva che non può essere confusa con alchimie chimiche o giochi di prestigio. In questo senso la legislazione italiana è più avanzata di quella europea e spesso le nostre leggi hanno fatto da apripista in Europa in materia di sicurezza alimentare”.

Altro elemento caratterizzante è il panel test che avrà un valore probatorio. Cosa potrebbe rischiare un assaggiatore che agisce in cattiva fede?

“Se la chimica aggiusta, il panel scopre i difetti dell’olio. Se ci fosse un assaggiatore poco onesto verrebbe scartato dagli altri panelisti. La decisione presa è sempre la somma di singole valutazioni. Dubito che si possa falsare completamente un giudizio sul prodotto. Il panel coinvolge mediamente dagli 8 a 12 o anche 16 assaggiatori. Se poi uno è in malafede se ne assume tutta la responsabilità dal punto di vista civile e penale”.

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Sta riscontrando intralci a questo disegno di legge?

“Al contrario, un’ottantina di senatori hanno già firmato il disegno di legge, che ricordo nasce da una proposta presentata da Coldiretti, Fondazione Symbola e Unaprol (nella foto la senatrice con Massimo Gargano, pres. Unaprol). Questo disegno di legge non è stato concepito concettualmente per danneggiare qualcuno ma per migliorare il mercato dell’olio di oliva facendo luce su alcune zone d’ombra i cui contorni poco nitidi provocano atteggiamenti poco chiari da parte di alcuni attori della filiera”.

Se verrà approvata, questa sarà una legge che andrà a colpire soprattutto le industrie. Non crede che le grandi realtà industriali andranno all’attacco e troveranno appigli a loro favore nella controversa normativa europea?

“In questo Paese vi sono produttori seri, ma anche industriali altrettanto seri che vogliono difendere il valore del made in Italy legandolo fortemente al concetto di territorio. La nostra olivicoltura non è clonabile né delocalizzabile. Il made in Italy non può essere quindi il parco giochi di pochi prestigiatori. Sono sicura che il Parlamento farà la sua parte legiferando su questo importante argomento. Vi sono altri livelli di decisione sovranazionali. Parlamento e Commissione Europea, il COI di Madrid il WTO. Sono tutti momenti decisivi per raggiungere una soluzione condivisa. L’importante è trovare un punto di equilibrio, ma sono convinta che la legge italiana quando sarà approvata potrà essere un punto di riferimento normativo importante a livello internazionale e mondiale anche per queste istituzioni”.

Ha avuto modo di rapportarsi direttamente con piccoli e medi produttori e con i grandi industriali? Se sì, quali sono stati i loro commenti?

“Sono relatrice di questo provvedimento e non le nascondo che sull’argomento sì sta sviluppando un interesse che cresce ogni giorno sempre di più. È evidente che nel bene e nel male questo campo tocca troppi interessi. Noi in commissione agricoltura del Senato, d’intesa con il presidente Scarpa che è primo firmatario, insieme a me, di questo disegno di legge ascolteremo tutte le categorie per licenziare un testo normativo che sia il migliore possibile e tenga conto di tutte le esigenze”.

Indra Galbo
20/04/2012