Una fanzine che parla di cibo, ma anche di magia, viaggi, rimorsi, amore, cattivo gusto. È il progetto di Alessandra De Cristofaro e Irene Rinaldi.

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Cominciamo dalle basi. Fanzine (contrazione di fan e magazine) è una rivista di ultranicchia destinata agli appassionati di un determinato settore. Fame, da leggersi in italiano, sta a indicare l’appetito a tutto tondo. Un po’ come lo intendeva Steve Jobs, un po’ nel senso letterale del termine. E Fame Fanzine, neanche a dirlo, è una rivista sul cibo creata da due giovani illustratrici: Alessandra De Cristofaro e Irene Rinaldi.
 

Alessandra De Cristofaro e Irene Rinaldi

Alessandra, classe 1982, nasce a Lecce, a diciannove anni si trasferisce a Bologna per iscriversi all’Accademia di Belle Arti e continua la sua carriera da illustratrice ad Amburgo dove amplia le sue conoscenze per poi lavorare con case editrici per ragazzi. Irene è romana, è dell’85, dopo il liceo frequenta l’Istituto Europeo di Design e pian piano si dedica principalmente alla stampa artigianale e all’incisione. Arriviamo così al 2014, quando le due decidono di dar vita al loro progetto. “Da sempre siamo molto attente al cibo, al gusto, al sapore e ci stuzzicava l’idea di parlarne in maniera nostra, senza limitazioni, con un approccio diverso. A volte si tratta il cibo come una divinità intoccabile, ecco: noi volevamo essere un po’ blasfeme riportandolo alla pancia, alla spontaneità”. A questo si aggiunge l’esigenza di uno spazio libero fuori dalle costrizioni economiche o dalla distribuzione canonica: “Ci siamo trovate d’accordo sul far confluire il progetto in una fanzine. Da lì abbiamo pensato al nome. Nessun dubbio: la parola “fame” era perfetta sia perché suona bene accanto a “fanzine” sia perché lascia spazio a tante interpretazioni”. Una volta scelto il nome e il tipo di prodotto editoriale, sono partite.
 

Fame Fanzine

48 pagine fotocopiate, quartino centrale a colori, copertina inizialmente stampata in serigrafia, il tutto raccolto con punti metallici. Fame è una fanzine dal carattere volutamente auto prodotto e che per certi versi va contro a tutti i principi della grafica: “I primi numeri di Fame Fanzine avevano la copertina stampata in serigrafia, una tecnica non casuale dato che per noi rappresenta libertà, libertà di stampare su qualsiasi supporto o superficie, di stampare a casa, di auto produrre. Secondo la filosofia punk del Do It Yourself, equivalente dell’italiano fai da te, che rifiuta le canoniche etichette musicali”. Allo stesso modo le due aggirano qualsiasi problema legato alla distribuzione, tant’è che stampano solo 50 copie che incrementano in base alle richieste. Sia per evitare sprechi sia per consentire (e qui ritorna la libertà) a chiunque di stamparsi a casa la rivista disponibile online gratuitamente. “L’obiettivo di Fame Fanzine non è certo quello di fare i soldi. Almeno per ora! Ma rappresenta un’oasi felice al riparo da scadenze, richieste assurde, clienti difficili da gestire”. Fare auto produzione vuol dire anche fare un investimento proporzionale al tempo che possono dedicargli e il prezzo della vendita, di 3 euro, finalizzato esclusivamente alla stampa del numero successivo.
 

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I collaboratori

Ogni numero ha un tema diverso che viene sviluppato da illustratori, giornalisti, scrittori, fotografi e fumettisti in totale libertà di tecnica e contenuti. Si parla di viaggi, di magia, rimorsi, amore o cattivo gusto. E tra cornetti (lievitati o scaccia fortuna), pozioni magiche, banane che sono anche lune, viaggi di cozze e omaggi al Brioschi, c’è spazio anche per le ricette scritte da Camilla Pistacchi, la chef del ristorante vegetariano, e di volta in volta dagli “ospiti” della fanzine, “per il numero sulla magia un erborista ci ha dato la ricetta per volare – chiaramente la pozione aveva effetti allucinogeni – oppure degli amici del Cilento, che si occupano della riscoperta dei cibi locali (Fichi e Alici), ci hanno regalato alcune ricette dei loro liquori”. Che, a pensarci, sono delle pozioni magiche.

Il cibo, veicolato dalla grafica e dalle illustrazioni, crea in ogni numero nuove sinergie con gli argomenti più disparati. “Ci piace il cortocircuito che si crea associando il tema del cibo con altri argomenti, poi la scelta delle varie tematiche serve a noi per capire chi coinvolgere: la selezione garantisce la totale libertà a chi collabora”. Tra i collaboratori, i fumettisti e illustratori più interessanti del momento, come Alice Socal, Marta Baroni, Misstendo, Cristina Portolano. E ancora Daniela Tieni, Soniaqq, Marco About. Coinvolti con lo spirito che si avvicina più che altro a un invito informale a cena. “All’inizio abbiamo coinvolto gli amici poi pian piano abbiamo allargato il tiro. L’impostazione rimane sempre la stessa: quando chiediamo un contributo, lo facciamo invitando chi partecipa a sentirsi libero di proporci cose diverse dal suo campo d’azione abituale, di sfogarsi per comunicare qualcosa di nuovo, senza alcuna, a parte il tema, indicazione editoriale. Tanto selezioniamo i collaboratori a monte”. E la libertà è quello che ripaga il contributo gratuito. Ovviamente sono Alessandra e Irene a curare l’editing: “Siamo attentissime a pubblicare un lavoro lineare e corretto, proprio per il rispetto assoluto nei confronti del lavoro altrui. L’editing è il nostro atto di amore nei confronti di chi percorre un pezzo di strada con noi”.
 

Curiosità a margine

Chiediamo loro di consigliarci due locali, uno a Roma e l’altro a Lecce, imperdibili. “Pigneto Quarantuno a Roma nel quartiere Pigneto e il bistrot vegetariano Etiko Bottega a Lecce”. Siete per caso vegetariane? “Beccate! Ma rispettiamo tutti coloro che fanno la spesa, anche carnivora, eticamente”.

www.famefanzine.com

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a cura di Annalisa Zordan

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