Food Photographer of the Year 2014: intervista a Aniko Szabo

11 Giu 2014, 08:25 | a cura di Martina Franceschi

È una delle vincitrici del premio Food Photographer of the year, indetto da The Guardian. Ha vinto tra migliaia di partecipanti, nella categoria Food Bloggers. È Aniko Szabo, ungherese di nascita e italiana di adozione.

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Il concorso internazionale Food Photographer of the year, indetto da The Guardianallo scopo di dare ulteriore risalto all’arte della fotografia culinaria, è giunto alla sua terza edizione ed anche quest’anno ha selezionato dieci foto vincitrici. L’edizione 2014, che ha visto la partecipazione di 6000 fotografi provenienti da 41 diversi paesi, è stata presieduta da una giuria composta dagli chef Angela HartnetteYotam Ottolenghi, i fotografiMartin ParreDavid Loftus e lo scrittoreJay Rayner. Tra i vincitori anche due fotografi italiani: Sandro Maddalena nella categoria Politica e Cibo e Aniko Meneghinine Szabo, di origini ungheresi, nella categoria Food Bloggers. Ecco cosa ci ha raccontato.

In Italia in cibo è da sempre interprete di un’espressione culturale, come ti rapporti tu, food blogger di origini ungheresi, con questa tradizione?
Per me l’Italia è il paese delle meraviglie: è stata proprio la cultura e la bontà del cibo italiano a spingermi ad aprire il mio blog e a condividere con tuttila mia raccolta di ricette frutto di scoperte sempre nuove. In Italia ogni regione, ogni città ha le proprie prelibatezze, e ogni piatto racchiude in sé la storia, i sapori e gli umori della sua popolazione. Vivo in Italia da 25 anni quindi mi sentopiù italiana che ungherese, un po’ lombarda (ho vissuto 17 anni a Milano) e un po’ parmigiana (i genitori di mio marito sono della provincia di Parma),ormai mi sento a casa davanti a un piatto di tortelli di magro.

Impiegata nel settore dei trasporti e del commercio marittimo, ti occupi anche della gestione di software aziendali, da quando hai scelto la strada del food blogging è cambiato il tuo rapporto con il cibo? Se si come?
Si,è cambiato, infatti prima di aprire il mio blog ero semplicemente golosa. La decisione di tenere un diario in rete mi ha spinto, col tempo, ad andare alla ricerca di nuove esperienze culinarie ed anche la mia curiosità per i piatti della tradizione italiana è andata via via crescendo. Adessoprima di partire per un viaggio mi informo sui prodotti locali, sui piatti tipici e vado alla ricerca di quei posti che possono meglio soddisfare la mia curiosità. Grazie al blog sono stata notata dalla casa editriceArsenale e dopo un anno di lavoro è in uscita il mio primo libro: Insalate, guida illustrata ai piatti unici alternativi, oggi quindi, il mio rapporto con il cibo, è ulteriormentecambiato avendo fatto di questa passione il mio lavoro.

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Hai vinto il premio Food photography of the Year 2014 nella sezione food blogger, la food photography, per te, è funzionale esclusivamente al tuo lavoro o rappresenta anche altro?
La fotografia, per me, è innanzitutto passione. Riguardo poi alla food photography imparo qualcosa di nuovo ogni giorno, infatti anche se fotografare il cibo può sembrare un’impresa semplice, sicuramente non lo è. Il mio principale intento poi, oltre a quello di rendere appetibile un piatto, è trasmettere le emozioni connesse ad esso, stimolando quei sapori e quei profumi legati ai nostri ricordi, anche a quelli più radicati dell’infanzia, come per esempio una torta della nonna. Sono molto felice di aver vinto questo premio, per me è un grande incoraggiamento a continuare.

Nel ristorante The Picture House di Londra, si possono ordinare due piatti a costo zero solo per poterli fotografare, cosa pensi del foodstragramming ovvero dell’instagrammare compulsivamente il cibo?
Inizialmente mi divertiva sia postare foto che guardare quelle degli altri su Instagram. Ultimamente però, mi sto accorgendo che, per molti, il foodstragramming è diventato una monomania e inoltre la larga diffusione di questo mezzo tende anche a svilire le qualità della fotografia vera e propria. In fondo credo che sia una moda e che, in quanto tale, passerà. Nel frattempo mi limito a seguire il lavoro dei grandi food photographers e in particolare quello di David Loftus, Alessandro Guerrani, Gareth Morgans e Veronika Studer.

Ti ispiri spesso, per le tue preparazioni, al patrimonio culinario di altre culture, quali ingredienti e sapori, tra quelli che hai recentemente scoperto, potrebbero raccontarti meglio?
Si, mi piacciono molto la cucina asiatica e quella etnica in generale. Recentemente ho scoperto la Harissa, una salsa nord africana a base di peperoncino, aglio, olio, coriandolo e cumino ed è diventata una mia grande passione: la aggiungo alle insalate, al pesce e anche al sugo.I suoi ingredienti, usati molto anche nella cucina ungherese, mi riportano alle origini e raccontano quindi di me.

Viaggio e cibo, nel tuo blog, si accompagnano vicendevolmente, secondo te potrebbe considerarsi un viaggio perfettoanche un buon piatto consumato tra quattro mura?
Certamente. Un buon piatto, soprattutto se etnico, è in grado di regalarmi sensazioni simili a un viaggio in terre lontane. Il ricreare poi, a tavola, scene ed atmosfere, di volta in volta diverse, scegliendo con cura anche i complementi, è sicuramente di ulteriore stimolo.

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http://paprikapaprika.blogspot.it/

a cura di Martina Franceschi

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