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Svizzera… Un puntino, piccolo piccolo, nella carta geografica del mondo. Eppure, eccoli questi svizzeri che si presentano al mondo – quantomeno all’Europa – co

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n nove formaggi Dop e tradizionali, nove eccellenze del loro territorio da spingere sui mercati.

 

 

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Finora, a parte Gruyere e Emmentaler – spesso confusi tra loro e con un generico Groviera, che non c’entra nulla – noi italiani non conoscevamo quasi nulla di queste produzioni. Parlavamo dei nostri grandi formaggi come vere e proprie chicche senza poi porci il problema di dove e come trovarli, visto che molto difficilmente sono reperibili.

 

 

Senza conoscere queste specialità che vengono dal un paese vicino e che non hanno davvero nulla, ma proprio proprio nulla da invidiare ai nostri formaggi. Anzi. A noi, che ancora discutiamo di insilati sì e insilati no, che parliamo di latte crudo o meno… dovrebbe fare un certo effetto trovarci di fronte a nove campioni del territorio tutti da latte proveniente da mucche alimentate al cento per cento con erba di pascolo e fieno, tutti rigorosamente a latte crudo. È vero che gli svizzeri sono tra i più grandi consumatori dei nostri formaggi freschi, come ricotta e mozzarella… Ma, a parte poche eccezioni, dovremmo toglierci tanto di cappello davanti a queste eccellenze e all’investimento di aziende e di enti pubblici che puntano su di esse per incrementare sia il marketing di prodotto che quello territoriale, invitando ad andare nelle valli dove questi grandi formaggi nascono.

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Non solo, il progetto di diffusione dei prodotti prevede anche la creazione di Cheese Bar di Foraggi dalla Svizzera, un instant shop che nelle prossime settimane farà tappa in tre luoghi strategici, di Milano (Largo La Foppa, 25 febbraio – 2 marzo; Corso Como, 4 – 9 marzo) e a Monza (Piazza San Paolo, 14 – 17 marzo). Un impegno pensato per raggiungere i consumatori e stabilire un contatto diretto con loro, attraverso degustazione e vendita.

 

 

Certo, l’Emmentaler (foto sopra) ha numeri più grandi dello Sbrinz o del Tete-de-Moin (foto in basso)… Ma la qualità c’è davvero e si sente immediatamente. Basta passarci il naso sopra per capire di stare davanti a dei veri signori formaggi.

 

 

E noi? Quando cominceremo a vietare gli insilati per lo meno sui formaggi a stagionatura medio-lunga? Quando rivaluteremo i pascoli come fonte di grande ricchezza, biodiversità e salute? Quando ci faremo conoscere per la nostra terra?

 

ps. Se andate a leggere l’articolo di Serena Guidobaldi sul Gambero Rosso mensile di ottobre 2012 (che potete scaricare cliccando qui) sulle strade del formaggio della Bosnia Erzegovina – dove la cultura casearia è parte fondante dell’identità e della cultura di quei territori ed è gestita in prima persona da donne casare e imprenditrici – il Paese cui queste donne si rivolgono come modello per un disciplinare dei formaggi, per la tutela europea e per il marketing del loro territorio è proprio la Svizzera… Sarà un caso?

 

Stefano Polacchi

22/02/2013