Italia sotto la morsa del gelo: danni per oltre 700 milioni di euro nel settore dell'agricoltura e quello zootecnico. Quali sono le regioni più colpite e quali i primi interventi da fare?

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L’ondata di maltempo che sta gelando l’Italia colpisce duro, soprattutto l’agricoltura, con danni ingenti nelle regioni del centro sud e nelle aree già toccate dal terremoto. Raccolti bruciati dalle temperature sottozero, capi di bestiame ammalati o deceduti a causa del troppo freddo (quindi un ulteriore problema e costo, quello dello smaltimento, di cui si vorrebbe sollevare gli allevatori e gli agricoltori), difficoltà nei trasporti, danni a frutteti, serre e capannoni agricoli, aziende e intere aree isolate, mancanza di energia elettrica e di acqua, impianti e macchinari bloccati dal gelo, costi esorbitanti di riscaldamento per le colture in serra. Una situazione drammatica. E intanto si avvicina la scadenza della quarta rata dei contributi di coltivatori diretti e imprenditori agricoli, che sarà il prossimo 16 gennaio: una delle ipotesi prospettate da Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, è richiedere la suasospensione.

 

Le aree più colpite e la prima stima dei danni

La Puglia è la regione più ferita, dice Massimo Aliprandi di Coldiretti, “proprio per la sua vocazione agricola è quella che sta contando maggiori danni”, valutati per oltre 110 milioni di euro (dato Coldiretti), registrando situazioni di criticità mai vissute prima; ma tutto il centro sud ha danni considerevoli. La stima complessiva per quanto provvisoria (l’ondata di maltempo non è ancora terminata), per Cia, raggiunge quota 700 milioni, tra danni alle produzioni e mancata commercializzazione dei prodotti (400 milioni), alle strutture (oltre 250 milioni) cui si devono aggiungere spese aggiuntive (25-30 milioni) come quelle per il riscaldamento di serre e allevamenti. Coldiretti calcola che sono oltre 10mila le aziende coinvolte. Anche in Campania i danni sono imponenti, secondo Rosario Rago – Presidente di Confagricoltura Campania – intorno ai 100 milioni di euro, in gran parte dovuti alle produzioni fortemente compromesse, con Avellino e Benevento le province più colpite. Insieme, e il quadro è di Cia ma converge con quello di tutte le altre associazioni, ci sono Basilicata, Sicilia, Calabria, Abruzzo, Umbria, Marche e Molise: “si tratta di territori dove il settore primario vale oltre 21,2 miliardi di euro, dove si produce il 61% degli ortaggi italiani, il 97% della produzione agrumicola e il 19% degli allevamenti zootecnici”.

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Dello stesso tono il bilancio fornito da Alleanze Cooperative: 30 mila ettari di coltivazioni ortofrutticole e agrumicole attualmente compromessi dal gelo e il 35% della produzione di latte del centro sud che rischia di non essere ritirata.

 

Zone terremotate

Emergenza che si aggiunge all’emergenza nelle aree terremotate. Nella zona di Amatrice le temperature hanno raggiunto -16 gradi, in quella di Ascoli -15. Gli interventi più urgenti sono per la messa in sicurezza del bestiame. Il comparto zootecnico, già duramente colpito dal sisma, si ritrova con la necessità di cercare altri ricoveri per difendere i capi di bestiame dal freddo, data l’inagibilità di quelli abituali: è in gioco la sopravvivenza degli animali e delle attività a essi legata, ovviamente quelle che sono riuscite a ripartire dopo gli eventi sismici dei mesi scorsi. Ai danni del terremoto e a quelli del gelo si aggiungono quelli della burocrazia: “Era stata fatta una gara da parte della Regione Lazio per le stalle provvisorie “ha detto il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, in un’intervista a Radio Cusano Campus “Purtroppo su 52 stalle, 25 sono state cantierate e 27 no. Oggi qualcuno scopre che c’è un’ordinanza del 28 novembre e ora si affannano tutti per darsi da fare. Ma dal 28 novembre al 9 gennaio passano quasi due mesi”. Perché solo ora ci si muove per risolvere questo problema? È cronaca di un’emergenza annunciata: per quanto l’ondata di gelo sia stata eccezionale e non prevedibile, si tratta pur sempre di un’inverno da affronare in località a 1000 metri di altitudine pesantemente danneggiata dal terremoto. Che facesse freddo e ci sarebbe stato bisogno di strutture per il bestiame non è certo una sorpresa. Lo dice – ma è più che condivisibile – il sindano di Amatrice, commentando che se ci sono dei ritardi nella costruzione di questi ripari provvisori, possibile che ce se sia accorti solo ora? E possibile che non si siano avvisati per tempo gli allevatori che potevano cercare altre soluzioni di emergenza? In una fase come questa, “di guerra” dice Pirozzi “i ritardi rappresentano la differenza tra la vita e la morte morale delle persone“.

 

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Stato di calamità naturale

Si prospettano richieste dello stato di calamità naturale per diverse zone di Puglia, Lazio, Sicilia e Campania, ma non sono ancora state avanzate richieste ufficiali, dicono dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, anche perché devono essere fatte solo dopo una verifica definita dei danni subìti. L’unica azione per ora registrata è la richiesta dello stato di crisi da parte della ragione Puglia, si tratta, in ogni caso, di un documento non ufficiale. Difficile dunque stabilire in questa fase se e dove verrà dichiarato lo stato di calamità. Ma, ricorda RosarioRago, anche fosse riconosciuto, non risolverebbe certo l’emergenza, al massimo porterebbe a interventi di tipo contributivo: accesso agevolato al credito agragio, riduzioni dei tassi di interesse, non ci sarebbe invece per i produttori possibilità di rientrare dei danni o del mancato guadagno: “non c’è ristoro di quanto perduto: si profilano tempi duri per gli agricoltori”.

 

Conseguenze a lungo termine

Il freddo non sta solo compromettendo il raccolto di questi giorni, ma avrà conseguenze più a lungo termine: gli alberi da frutto, ma anche i tendoni da uva da tavola, hanno avuto cedimenti strutturali a causa del peso della neve. Stesso discorso per capannoni e serre. Non solo: per molte produzioni (come quella delle fragole o delle pesche) il gelo ha cotto i fiori con conseguenze importanti sul ciclo vitale e produttivo. Non si tratta solo di danni immediati, dunque, ma di ferite all’agricoltura che avranno effettianche nei prossimi mesi.

Un finocchio gelato

Le produzioni più colpite

La stima, necessariamente provvisoria, degli effetti del freddo, per Coldiretti è di un dimezzamento nella consegna degli ortaggi e di una riduzione del 30% nella produzione di latte. Entrando nel dettaglio, il 9 gennaio Cia segnalava che i danni riguardano principalmente le coltivazioni invernali a pieno campo: broccoli, bietole, carciofi, verze, spinaci, cavolfiori; introvabili i broccoletti di Anguillara, andati tutti distrutti, e i finocchi delle Marche. Ma anche i terreni coltivati a legumi (in Basilicata) e cereali sono stati colpiti, così i vigneti, principalmente in Puglia, con danni dovuti ai crolli per il carico della neve (la vite è in “letargo” in questo momento), esattamente come avvenuto per i frutteti. Le perdite negli agrumeti riguardano tanto il raccolto che gli alberi, in alcuni casi letteralmente travolti dal vento; in Calabria, soprattutto sul versante Ionico, è a rischio il bergamotto. L’emergenza in tutto il centro sud riguarda anche serre, allevamenti, logistica.

Il florivivaismo è in difficoltà, soprattutto in Puglia e Campania, per i danni subìti dalle serre, per la difficoltà ad approvvigionarsi del gasolio extra per riscaldarle o per problemi contingenti al gelo.

 

Le urgenze

Le opere più urgenti da mettere in campo riguardano, dicevamo, il bestiame“che, soprattutto nelle aree colpite dagli eventi sismici, ha bisogno di ricovero al più presto” ribadisce il presidente di Cia Dino Scanavino, calcolando che tra Marche, Umbria e Lazio servono 500 ripari provvisori per gli animali. Scanavino aggiunge come si debba intervenire anche per agevolare la consegna dei prodotti freschi, là dove sono salvi: un aiuto serve quindi tanto nella raccolta che nella logistica che nei trasporti, in alcuni casi bloccati per il 70%. Agevolare le spedizioni di prodotto fresco, là dove c’è, è un imperativo per non perdere quel che si è salvato dal gelo, ortaggi ma anche latte (secondo il direttore Coldiretti di Puglia Angelo Corsetti in pochi giorni sono state buttate tonnellate di latte) e per non favorire un’impennata dei prezzi, già in atto, a danno dei coltivatori.

 

Conseguenze per i consumatori

Aumenti dei prezzi anche di oltre il 200%. Le ragioni sembrerebbero diverse: la drastica riduzione dei raccolti, la speculazione sul foraggio, l’aumento delle spese per il riscaldamento in serra, le difficoltà nei trasporti e nella logistica che fanno salire vertiginosamente le quote di prodotto invenduto. Ma è davvero così?

Attenzione, però, che il gelo di questi giorni non assista i furbi. È l’allarme dato dal presidente di Cia, Dino Scanavino, che sottolinea che “le quotazioni sui campi non hanno subìto alcun aumento”, ma di fatto i prezzi dal campo al mercato risultano anche triplicati. I dati del Cia, rilevati al Mercato Ortofrutticolo di Fondi (LT), segnalano rincari anche del 230% per zucchine e bietole, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Aumenti ingiustificati riguardano anche prodotti che non sono stati colpiti dal gelo: mele, pere e kiwi che sono oggi sulle nostre tavole, infatti, sono stati già raccolti da mesi, quindi il freddo non ha potuto comprometterne il raccolto. Differente è il caso delle arance e degli agrumi in generale, che provengono proprio dalle aree più colpite.

Allerta anche sull’origine di quanto esposto sui banchi del mercato, è l’allarme della Coldiretti: proprio in situazioni critiche come queste, con mancanza di approvvigionamenti, il rischio che venga spacciato come italiano un prodotto straniero è dietro l’angolo.

 

a cura di Antonella De Santis