Un bell'esempio di democratizzazione del cibo sano. Sono i 52 Greenmarket, distribuiti nei 5 distretti di New York, che quotidianamente garantiscono frutta e verdura locale a tutti i newyorkesi. Ci racconta il progetto il Direttore Michael Hurwitz.

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L’accesso al cibo sano è il problema di questo emisfero, dove sono rare, rispetto al sud del mondo, le problematiche legate alla sicurezza e all’insufficienza alimentare (così come le analizza la FAO). La continua tensione tra il modello McDonald’s e la riscoperta del cibo genuino, territoriale ed etico rappresenta senza troppi giri di parole il gap tra la fascia sociale più benestante e quella meno abbiente. Un assunto che non riguarda solo la nostra contemporaneità: da sempre le differenze sociali si evidenziano anche attraverso il cibo, che rappresenta un elemento di distinzione prioritario. Prima era la quantità, poi il discrimen si è spostato nell’ambito della qualità: il mangiare vivande più raffinate (e di maggiore qualità) è diventato col tempo caratteristica dei potenti.

I Greenmarket a New York

In un contesto in cui c’è una palese e palesata relazione tra cibo e status sociale è importante raccontare progetti e iniziative volte a garantire a tutti l’accesso al cibo sano. A maggior ragione se queste arrivano dagli Stati Uniti, il paese che ha fatto da apripista nel ballo a coppie obesità/povertà. Il progetto dell’organizzazione no profit GrowNYC, che coinvolge per ora solo New York, si chiama Greenmarket e ha una duplice funzione: “Fin dalla sua nascita, nel 1976, il Greenmarket vuole promuovere l’agricoltura regionale fornendo alle piccole aziende familiari l’opportunità di vendere i propri prodotti direttamente ai consumatori”, spiega Michael Hurwitz, Direttore di Greenmarket, “il secondo obiettivo è assicurare a tutti i newyorkesi l’accesso a cibi freschi e locali”. Ciò che era iniziato con una manciata di aziende agricole familiari, oggi conta 230 realtà dislocate in più di cinquanta mercati a Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx e Staten Island. “Grazie a questi mercati i cittadini possono comprare prodotti agricoli freschi a prezzi contenuti e gli agricoltori hanno la possibilità di vendere in sedi non tradizionali, penso ai parcheggi o ai marciapiedi che abbiamo adibito a Greenmarket, con investimenti relativamente bassi. Questo ha fatto sì che riuscissimo a portare cibo di qualità anche in quartieri come il Bronx”.

Il contesto storico

La nascita dei Greenmarket è avvenuta in un periodo storico ben determinato: gli anni ’70, anni in cui vennero avviati molti programmi di assistenza, per esempio i cosiddetti “Food Stamps”, emessi dal governo federale per aiutare le famiglie povere. Quegli stessi anni caratterizzati da alcuni tentativi di andare oltre la cultura dominante, come ci racconta Fabio Parasecoli, professore associato e coordinatore di Food Studies presso The New School a New York: “questo progetto si può inserire tranquillamente nell’ambito della controcultura, volta a creare delle situazioni alternative alla grossa distribuzione”. Obiettivo raggiunto: “Oggi i Greenmarket non risentono assolutamente delle catene di organic food, e non solo per una questione di risparmio, ma anche perché i newyorkesi amano il contatto diretto con il contadino che ha dato vita al cibo che stanno comprando. Anche se spesso i front man dei banchetti non sono coloro che hanno sudato concimando o arando i campi, ma rappresentano più semplicemente i proprietari delle aziende agricole. Questo però non diciamolo!”.

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Il Farmers Market Nutrition Program

GrowNYC, tra le altre cose, organizza anche dei corsi di formazione su come riciclare in maniera corretta e si occupa della valorizzazione dei giardini pubblici. Lo fa grazie all’impegno dei volontari e al finanziamento federale. Il quale sostiene anche il programma Farmers Market Nutrition Program che “da una parte incentiva i meno abbienti a comprare frutta e verdura locali, dall’altra” sottolinea Michael Hurwitz “aumenta i ricavi degli agricoltori locali e fa sì che si sviluppino i mercati anche in quartieri difficili, trasformando gli spazi e portando una ventata di aria fresca”. In che consiste? “C’è un accordo con il governo per cui i punti all’interno delle SNAP (carte di credito destinate ai meno abbienti dove, ogni mese. il comune eroga dei punti che rappresentano soldi virtuali) nei nostri mercati valgono il doppio, proprio per incentivare l’acquisto di prodotti sani”. Ecco perché gli avventori dei Greenmarket non si possono catalogare. “Non esiste un tipico acquirente, da noi vengono dagli chef dei migliori ristoranti alle famiglie”. Un bell’esempio di frutta e verdura democratiche.

 

www.grownyc.org/greenmarket

 

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a cura di Annalisa Zordan