Roma scommette ancora sul binomio birra artigianale e cibo. Ma questa volta oltre al format consueto tutto luppoli e proposte street food, c'è qualcosa di diverso: un vero laboratorio brassicolo a un passo dagli ex Mercati Generali. Attrezzature, spazi e sale a temperatura controllata, strutture e tanti consigli a disposizione degli homebrewers capitolini.
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Sono passate poche settimane da quando vi raccontavamo di un nuovo gastropub a Roma. Oggi torniamo sull’argomento,e torniamo anche in zona Ostiense, per parlare di un’altra novità che punta su birra artigianale alla spina e su una proposta gastronomica attenta. Ve la avevamo già anticipata allora, segnalando il fiorire di aperture in questa zona e l’attenzione verso il format beer & food. Ma l’Hopside, seppur in linea con questa tendenza, ha scommesso su un progetto un po’ diverso. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Siamo a ridosso degli ex Mercati Generali, in via di lenta trasformazione in grande centro commerciale e multi funzione, appena entrati nel locale l’attenzione è catturata dall’impianto di spillatura, brillante nel suo acciaio cromato: dieci spine più due a pompa. La selezione è un buon compromesso tra birre ruffiane iperluppolate che tanto piacciono ai giovani romani, e scelte meno usuali, come ad esempio la stout Pan Negar del birrificio Menaresta, spillata a pompa e servita a una temperatura consona allo stile. Al centro della sala, attorno a due colonne rivestite di piastrelle colorate, corre un lungo bancone in ferro con appoggio in legno chiaro; di altezza variabile, in alcuni punti lascia spazio ad una comoda seduta, mentre in altri sovrasta la sala dividendo di netto gli spazi. Tavoli e sedie sono in legno, di varie tipologie e colori, provenienti da mercatini o da set cinematografici dismessi. Le pareti sono rivestite da tavole grezze dalle diverse sfumature. Nel complesso un mix abbastanza riuscito che rende l’ambiente caldo e accogliente. In fondo a destra troviamo un piccolo bancone dedicato allo street food, su cui il locale punta molto: cibo semplice e abbastanza economico, pronto in pochi minuti e disponibile anche a pranzo.

Nel menu serale si va dalla classica pasta aglio e olio a proposte come la lasagnetta con pesto e cavolo nero o il fagottino di sfoglia e scarola con ricotta infornata. Molto americana l’idea del “pimp my burger”: panini fragranti e morbidi, di varie taglie, con base di hamburger, pomodoro e insalata da personalizzare a piacere con gli ingredienti più vari come carciofi, hummus, chimichurri e tanti altri. Prezzo base 4 euro. Da segnalare le ottime chips, leggere e croccanti.
Però il progetto Hopside non finisce qui. Il lato più interessante e innovativo è il laboratorio per homebrewers. Una bella idea, non a caso il locale nasce grazie alla vittoria di un bando volto a finanziare una start-up innovativa. Ecco quindi il laboratorio, dove gli appassionati potranno produrre in loco dai 30 ai 60 litri di birra, portandosi a casa il prodotto finito e le bottiglie etichettate per un costo complessivo che dovrebbe aggirarsi (è ancora da confermare) intorno ai 5 euro a litro. L’attrezzatura è molto interessante: oltre a diverse piastre a induzione con cui poter gestire i pentoloni, l’Hopside mette a disposizione dei birraioli casalinghi un impianto della Marican’s da 35 litri (e un altro da 65 litri è in arrivo); un solido mulino in acciaio, una riempitrice automatica per le bottiglie e ben sette fermentatori troncoconici in acciaio inox da 55 litri ciascuno. Per controllare le temperature di fermentazione e di maturazione della birra sono state attrezzate tre stanze a temperatura controllata. Non male.

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Quello che non è ben chiaro, però, è il target a cui questa iniziativa si rivolge e soprattutto quali saranno le modalità di fruizione. Da qui qualche perplessità: l’impianto non ci sembra gestibile da chi è alle prime armi ma non è nemmeno così avanzato da attirare gli homebrewer più esperti che solitamente hanno esigenze peculiari, come ad esempio la variazione della temperatura durante la fermentazione (difficilmente attuabile in una stanza con 7 fermentatori che contengono birre diverse). Più concreta invece ci pare l’idea di tenere dei corsi, dando agli allievi la possibilità, in questo caso davvero unica a Roma, di assistere e contribuire alla produzione di un lotto di birra, per poi portarsi a casa le bottiglie con il prodotto finito.
Per ora la parte laboratorio è in rodaggio partirà probabilmente da gennaio 2014. Seppure non ancora ben definito e calibrato in tutti i suoi aspetti, il progetto è da tenere d’occhio potrebbe portare qualcosa di interessante e davvero nuovo nel panorama birrario romano.

Hopside | Roma | via Francesco Negri, 39 | www.hopside.it

a cura di Francesco Antonelli