I confetti di Carnevale

1 Feb 2012, 14:59 | a cura di Gambero Rosso
[caption id="attachment_89240" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2012/02/301590_web.jpeg[/caption]

Chi ha detto che i confetti sono solo roba di nozze, bomboniere e lancio di confetti agli sposi novelli? E che sono solo bianchi e ovali? Nella tradizione italiana ne esistono di diverse forme, coloratissimi e per festeggiare altre ricorrenze.

 

Parliamo in particolare dei confetti che un tempo erano usati nella tradizionale

Pubblicità

strong>petresciata ad Andria. In questo paese della Puglia centrale (un tempo nel Barese, oggi nella nuova provincia di Barletta-Andria-Trani), dove nel 1894 è nata la storica confetteria “Mucci Giovanni”, venivano lanciati senza risparmio durante la settimana di Carnevale.

 

C'erano le petresciate d'amore, non a colpire ma ad augurare fertilità: il fidanzato andava a casa dell'amata e lanciava in aria a semicerchio fruttini al rosolio (non il liquore ma un ripieno a base di acqua, zucchero ed essenze), cannellini (fili di cannella ricoperti da sottilissimi strati di zucchero) e confetti ricci (prodotti già all'inizio dell'Ottocento), mentre la suocera della futura sposa portava una bomboniera di confetti misti dai colori accesi, tra i quali i tenerelli, confetti ripieni di mandorle pugliesi o di nocciole, ricoperti da un doppio strato di cioccolato e finemente ricoperti da una confettatura colorata, inventati negli anni Trenta proprio da Mucci. Ma c'era anche la petresciata goliardica e violenta, che veniva fatta in strada da gruppi mascherati. In questo caso i confetti erano i diavoloni o cocchele, sferici e grandi come palline da ping pong, usati come proiettili.

Pubblicità

Le petresciate sono cose ormai del passato ma non per la crisi economica. Quella amorosa è una tradizione che si sta perdendo e non la fa quasi più nessuno. La petresciata stradaiola è stata proibita: troppo pericolosa per cose e persone.

 

 

 

Pubblicità

Però i confetti della tradizione andrese ancora si fanno e si gustano. Li produce appunto Mucci, con l'antica confetteria (nel circuito dei Locali Storici d'Italia) e Museo del confetto nell'originaria sede ad Andria (www.confettimucci.it) e moderno stabilimento a Trani (www.muccigiovanni.it).

 

Oltretutto – caso più unico che raro al mondo – impiegando coloranti naturali. «Una scelta – assicura Mario Mucci - che ci è costata in tutti i sensi, dal punto di vista economico e di tempo. I nostri fruttini, dragée, coriandoli, lenti, tenerelli alla mandorla “Filippo Cea” di Toritto e alla nocciola Piemonte Igp sono frutto di anni di prove e ricerche».

 

Mara Nocilla

01/02/2012

linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram
X
X