L'Europa e il glifosato. Cosa è, cosa ne pensano le varie parti in causa

28 Nov 2017, 17:23 | a cura di Antonella De Santis

Una catastrofe ambientale ed ecologica, secondo Slow Food. La vittoria dei pareri scientifici secondo la Coldiretti. Ma quali sono i dubbi in campo riguardo al glifosato?

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Glifosato. Cosa è?

È un diserbante non selettivo, il più diffuso al mondo. La molecola viene assorbita dalle parti verdi e poi trasferita alle radici della pianta, che secca in una decina di giorni. È economico e semplice da usare, e trova impiego in agricoltura, ma anche nel giardinaggio e nella manutenzione del verde, quindi – per esempio – anche ai lati delle strade o tra i binari ferroviari. La molecola, sintetizzata negli anni '50, è stata introdotta sul mercato nel 1974, commercializzata con il nome di Roundup, e, fino a ora, ne sono stati quasi 10 milioni di tonnellate, con un'impennata da quando, negli anni '90, sono arrivate le prime colture OGM resistenti a questa molecola, per esempio la soia. Dal 2001 il brevetto, di proprietà della Monsanto, è scaduto, per cui oggi esistono sul mercato diversi erbicidi a base di questa molecola. Molti anche di produzione italiana.

 

Imputazione: cancerogeno. Condanna o assoluzione?

Dal 2015 il glifosato è stato inserito dall'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel gruppo 2A delle sostanze probabilmente cancerogene (che, ricordiamo, include anche la carne rossa e alcuni prodotti usati dai parrucchieri) analizzando sia la molecola che i prodotti sul mercato che la contengono insieme ad altre sostanze (in combinazioni oggi praticamente non impiegate). La valutazione è stata fatta da un gruppo indipendente dello IARC, composto da 17 membri (tra cui Aaron Blair, epidemiologo dell'U.S. National Cancer Institute), che a sua volta è una costola indipendente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra le perplessità che apre questo documento è il fatto che esiste uno studio - Glyphosate Use and Cancer Incidence in the Agricultural Health Study - finora il lavoro più ampio mai fatto in materia, che ha interessato decine di migliaia di agricoltori esposti a questo erbicida in un ampio arco di tempo - che esclude la correlazione tra cancro (in particolare linfoma non-Hodgkin) e glifosato, pubblicato (secondo alcuni, volontariamente) solo dopo l'uscita della valutazione dell'IARC. Proprio Aaron Blair ha dichiarato, durante un processo a carico della Monsanto, che questo studio dell'U.S. National Cancer Institute avrebbe potuto cambiare l'esito della valutazione dell'IARC. Nessuna prova che questi studi corposi siano stati insabbiati volutamente, ufficialmente non sono stati pubblicati per mancanza di spazio.

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L'EFSA, l'autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma, ha una posizione più rassicurante. Ma per molti, le sue valutazioni espresse non sono affidabili, in quanto riprese – parola per parola – da quelle degli stessi produttori (Glyphosate Task Force) in un rapporto presentato nel 2012 dalla Monsanto.

EFSA e IARC adottano procedure diverse, soprattutto riguardo l'analisi degli studi prodotti dalle stesse aziende produttrici (svolti secondo linee guida internazionali e in centri di ricerca certificati), le quali sono tenute a dimostrare la non dannosità di quanto mettono sul mercato. L'IARC lavora invece solo su pubblicazioni scientifiche.

Ma quello dell'EFSA non è l'unico parere che assolve (almeno in parte, sulla possibile cancerogenicità) il glifosato: si sono espresse in tal senso la FAO/OMS in un testo del 2016 sui residui di pesticidi nel cibo (nel caso del glifosato anche quando la soglia sfiora i 2 mg per chilo di peso corporeo) e l'ECHA, l'agenzia europea per le sostanze chimiche, e anche diverse agenzie per la sanità di molti Paesi.

La maggior parte degli esperti ritiene molto remoti i rischi per la salute per la popolazione che invece riguarderebbero chi è esposto al contatto, ovvero chi è impegnato in attività di tipo agricolo. Mentre non viene preso troppo in considerazione, in questa fase, l'impatto ambientale.

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L'autorizzazione all'uso

La Commissione Europea doveva decidere la proroga dell'autorizzazione (in vigore dal 2002) entro la fine dell'anno e, dopo diversi rinvii, il 27 novembre questa è stata rinnovata per altri 5 anni. Un tempo molto più breve di quanto previsto, segno evidente dei dilemmi che pone questo prodotto. Grande peso ha avuto il Sì della Germania, fino a ora astenutasi. Francia e Italia sono, storicamente, contrarie (la Francia ha ribadito che ne vieterà completamente l'uso entro il 2022, l'Italia, nelle parole del Ministro Maurizio Martina, entro il 2020). Chi favoleggia di un interesse legato all'acquisizione della Monsanto da parte della Bayer, non valuta che il brevetto è ormai scaduto da oltre 10 anni. Sipossono mettere in atto strategie alternative? Di sicuro la rotazione delle colture e l'eliminazione meccanica delle erbe infestanti. Diserbanti della stessa efficacia, per ora, non ce ne sono.

Esulta Confagricoltura, l'associazione che riunisce imprese agricole di grandi e medie dimensioni che sottolinea come si sia evitato di rendere meno competitive le aziende comunitarie, considerando come, una scelta diversa, avrebbe avuto conseguenze sulle rese e i costi di gestione agricoli. Sempre Confagricoltura ha messo in luce alcune conseguenze favorevoli come la diminuzione delle emissioni di CO2 e l'erosione del suolo. Su questo occorrerebbe aprire un ulteriore parentesi. Soddisfatta anche la Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori che evidenzia come grazie a questa proroga, le aziende agricole italiane eviteranno di perdere competitività rispetto alle aziende dei Paesi dove la sostanza è ammessa.

Opposte le reazioni di organizzazioni in prima linea per un'agricoltura sostenibile e green, sopra tutte Slow Food, che definisce questa decisione come “una catastrofe ambientale ed ecologica” in contrasto con quanto espresso da oltre un milione di cittadini europei, aderenti all'European Citizen Initiative. Secondo Carlo Petrini “il voto rappresenta una decisione politica che antepone il profitto alla sostenibilità e alla salute dell'ambiente e delle persone” ottenuta a furia di riduzioni della durata del rinnovo. Tra 5 anni si conteranno i danni del glifosato, ammoniscono. Proteste anche dalla coalizione Stop Glifosato che riunisce 52 aderenti.

 

La posizione dell'Italia

Nel 2016 il nostro Ministero della Salute ha vietato l'uso del diserbante in aree frequentate dalla popolazione e da gruppi vulnerabili come malati e bambini (parchi, giardini campi sportivi e così via) e nelle zone agricole nel periodo della pre-raccolta, e ha imposto il ritiro dal commercio – prima – e il divieto di utilizzo – poi - di prodotti che vedevano abbinato il glifosato a sego polietossilata. La nostra AIRC, associazione italiana per la ricerca sul cancro definisce il glifosato come un caso esemplare di sospetta pericolosità verso il quale si sta adottando un principio di precauzione che ne limita e controlla l'uso. Di fatto l'Italia si avvia a una progressiva riduzione nell'impiego di questa sostanza. E già ora sottolinea all'Ansa il Ministro Martina“l'Italia già adotta disciplinari produttivi che limitano l'uso del glifosato a soglie inferiori del 25% rispetto a quelle definite in Europa”. Molti Consorzi, per esempio quello del Prosecco, hanno già annunciato che lo elimineranno completamente in breve tempo. Spinge per un blocco anche delle “importazioni di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe” ovvero con l'uso di questo diserbante, la Coldiretti. L'esempio più emblematico è quello del grano duro dal Canada (sono circa 1,2 miliardi di chili di grano importati lo scorso anno dal Canada), e a tal proposito Coldiretti sottolinea come questo tema debba essere preso in considerazione nell'ambito dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (CETA). La pasta è uno dei terreni di scontro maggiore, proprio perché prodotta in buona parte con grano duro di importazione, in paesi in cui non vigono le restrizioni italiane sul glifosato. E perché nostro prodotto simbolo, consumato in Italia in quantità decisamente più elevate che nel resto del mondo. Tracce di glifosato sono state riscontrate negli alimenti, principalmente quelli a base di cereali, come pasta, biscotti, fette biscottate, in un test effettuato da Il Salvagente. Sui reali rischi di questi residui, attendiamo che si esprima il Ministero della Salute.

 

a cura di Antonella De Santis

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