L'Extravergine che vien dalla montagna

1 Feb 2012, 16:46 | a cura di Gambero Rosso
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Provate a digitare extravergine Valle d’Aosta su Google… Nulla! Al massimo vi esce un olio siciliano che potete trovare in qualche ristorante valdostano. Eppure, anche sotto le nevi qualche piccola foglia di olivo resiste, anzi è tornata. Già, perché dopo la ritirata alle basse latitudini delle olive, a partire

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dalla piccola glaciazione del 1700, ora le drupe stanno tornando alla carica (pensate che l’olivo si coltivava anche in Galles: tanto che l'oliveto più settentrionale attualmente esistente si trova sull'isola di Anglesey, al largo appunto del Galles!).

 

E da noi? Intanto – ci spiega Antonino De Maria, agronomo del Consorzio di tutela dell’Olio Extravergine di Oliva Piemonte e Valle d’Aosta – è particolare anche il Piemonte sul fronte olivicoltura, con temperature spesso estreme come quelle di questi giorni. Eppure, in Piemonte ci sono almeno 800 aziende olivicole di cui almeno 100-150 attive nella produzione di olio. Si tratta di agricoltori spesso eroici che vivono non solo ai confini con la più mite Liguria (ne è un esempio Piero Veglio a Moncalvo in provincia di Asti, l’unico produttore piemontese presente sulla nostra guida Oli d’Italia 2012, che uscirà a fine marzo in occasione del Sol di Verona), ma anche nel Canavese cl confine con la Valle d’Aosta e nel Saluzzese a valle del Monviso e in particolare, intorno ai laghi come il Lago Maggiore e quello di Viverone dove l’olivo è coccolato dai grandi bacini d’acqua che mitigano la temperatura.

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Eppure, l’olivo ha conquistato anche latitudini più nordiche: sono almeno 3 i produttori valdostani iscritti al Consorzio, quindi attivi, che in totale fanno circa 6 quintali di extravergine. Una curiosità, certo, che però ha le sue caratteristiche e particolarità. Le cultivar sono simili alle vicine piemontesi, in prevalenza Leccino e Frantoio. «Ma dal punto di vista organolettico le maggiori differenze si notano proprio negli aromi, che nei campioni valdostani sono molto più intensi e nella base di dolcezza che caratterizza questi extravergine» spiega De Maria, molto attivo nell'Associazione dei produttori olivicoli piemontesi. Grosso carico polifenolico, quindi, rinforzato dalle potenti escursioni termiche che vivono gli uliveti da agosto fino a novembre e che spingono gli aromi delle olive. «Qualche anno fa abbiamo avuto degli oli che avevano un forte, netto sentore di pepe nero» sorride l’agronomo piemontese.

 

Così, dopo un timidissimo ritorno delle piante di olivo nella seconda metà degli anni '80, dalla metà dei '90 si è cominciata una vera e propria riscoperta dell’extravergine: sia nel campo che nel piatto. Ed è ormai normale che in quella che era ritenuta la patria del burro si cominci ormai a degustare l’olio, ad usarlo nelle preparazioni e a conoscerlo nelle degustazioni.

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E anche quest’anno, pur avendo il gelo di due anni fa dato un bello stop alla produzione, un po’ di extravergine valdostano continua a girare. «Anche se con le gelate di questi giorni abbiamo una grande paura, per la Valle d’Aosta, ma anche per le nostre zone più fredde, in Piemonte» fa De Maria. Ma la marcia dell’oliva è iniziata e non sembra esserci nevicata che possa fermarla…

 

 

Stefano Polacchi

1 febbraio 2012

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