Un gioiellino architettonico da poco aperto proprio di fronte al famoso ristorante Aurora di Capri. È la prima champagneria dell'isola disegnata dallo studio MdAA di Roma. Ecco come è nato il concept e quali saranno i contenuti.
Pubblicità

L’àmbito è quello del ristorante Aurora di Capri. Un posto gestito da imprenditori capaci e intelligenti, che hanno portato il grande vino italiano nelle liste dei ristoranti di Capri e hanno contribuito, negli anni, a rendere più moderno lo stile del cibo sull’isola, puntando su ingredienti di super-qualità, eliminando intingoli e il tradizionale unto dei vecchi piatti, “se mi consentite la libertà” rincara la dose l’architetto Massimo D’Alessandrorendendo leggermente più giapponese la cucina tradizionale di Capri senza perderne la memoria”.

Ma cosa c’entra l’architetto di un noto studio romano con la cucina di Capri e le sue evoluzioni negli anni? “Noi, come studio di architettura, abbiamo sottoposto il vecchio locale del ristorante Aurora, di stile rustico, a un sottile e continuo lifting, non traumatico, durato tre anni”. E dunque, quasi impercettibilmente, il ristorante è cambiato, è stata introdotta una certa cura nell’illuminazione e poi aria condizionata, controsoffitti e pavimenti moderni, ricoperte le sedute in paglia, verniciati i monili in legno rustico. “Un lavoro graduale e umile” spiega D’Alessandro “ma, che insieme alla modernizzazione della cucina ha avuto un grande effetto: Aurora è diventato uno dei ristoranti più cool di Capri. I clienti? Turisti in arrivo via mare, dalle barche, stranieri con una formazione attenta su vino e cibo”. Insomma, anche grazie agli accorgimenti architettonici, negli anni si è allungata sempre di più la coda per mangiare da Aurora, con tanto di personalità e attori famosi a far la fila seduti sul marciapiede.

Ma gli interventi non finiscono qui. Ed eccoci alla notizia, alla novità degli ultimi mesi. “Dopo il lifting di Aurora, abbiamo realizzato, sempre per la famiglia D’Alessio, una piccola enoteca vicina alla piazzetta e un negozio ad Anacapri. Nel tempo il rapporto personale è diventato sempre più forte, siamo insomma molto legati. Nella famiglia vige un rigido matriarcato: la Signora Lucia, ex miss Capri e già seconda generazione di ristoratori, a più di 70 anni ancora oggi continua a gestire il ristorante dalle 11 della mattina fino alle 2 della notte. La sua partner più stretta è la figlia, Mia, la persona che ha portato il grande vino nell’isola; in cucina c’è uno chef di qualità internazionale, Franco, il marito di Mia”, racconta l’architetto. Bene, ma cosa succede a valle di questa proficua collaborazione tra uno studio d’architettura e dei committenti di qualità? Come nasce un progetto finalmente non di semplice restyling ma di progettazione ex novo? “Un giorno i D’Alessio mi telefonano, con aria vagamente imbarazzata, e mi comunicano di aver affittato un ex negozio di abiti per bambini, proprio di fronte al ristorante”. I D’Alessio, in realtà, hanno preso lo spazio di fronte all’Aurora per un motivo specifico: evitare che si aprisse un’attività commerciale di basso livello proprio di fronte al ristorante. Scongiurare quindi il rischio di avere un dirimpettaio poco gradito. Ma a questo punto gli spazi sono presi e occorre dare libero spazio alla progettazione. “Così mi sono trovato a elaborare, ovviamente con loro, prima il concept del piccolo spazio (poco più di 30 mq, ma con due grandi vetrine sulla strada) e poi a svilupparne il progetto, con tutti i dettagli fino all’ultima vite, come sempre facciamo”.

Pubblicità

Il concept che è è scaturito è piuttosto semplice: ospitare le persone che aspettano di cenare da Aurora in uno spazio destinato all’aperitivo. Di più: in una champagneria vera e propria che va a colmare un vuoto sulla piazza di Capri. Un posto raffinato dove assaggiare grandi bollicine alla mescita, ovviamente accompagnate da stuzzichini che altro non sono che miniature dei piatti in carta da Aurora, studiate nel loro formato-tapas dallo chef Franco Aversa. Quello che, a pensarci bene, hanno fatto tanti ristoranti di successo in giro per il mondo decisi a non “sprecare” l’attesa dei clienti e di farne invece un ulteriore motivo di business per il ristorante e, insieme, un ulteriore gradito servizio per i clienti. Un esempio lampante degli ultimi anni? Dauphine a Parigi, per esempio, che accoglie orde di clienti che attendono un tavolo libro da Chateaubriand. Entrambi i locali sono di Inaki Aizpitarte e il fratello minore Dauphine, come nel caso di questo progetto, è stato disegnato da un importante studio di architettura: in quel caso da Rem Koolhaas.
Ed ecco allora il progetto concepito, pensato e infine realizzato. All’insegna di un connubio coraggioso tra ottoni (che fanno da specchio e servono per far sembrare più abbondati i 30 mq del locale) e mattonelle capresi. Un rettangolo col lato lungo che dà sulla strada, con panche continue in pelle come sedute all’interno. In equilibrio tra stile, innovazione e tradizione ecco un nuovo concept scaturito dalla collaborazione tra ristoratori e architetti, una sinergia che quando funziona e viene lasciata fluire, porta risultati. Come la nuova Champagnerie di Capri della famiglia D’Alessio realizzata dallo studio MdAA dimostra e dimostrerà.

Aurora | Capri (Na) | Via Fuorlovado, 18-22 | 081 837 0181 | http://www.auroracapri.com/
MdAA | Roma | Via G. Sacchi, 3 | tel. 06.6833532 | www.mdaa.it

a cura di Massimiliano Tonelli