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Trentasei ore nelle Langhe. Tra cru e presidi.

 

Tavoloni in legno massiccio, sedie impagliate e stampe d’epoca alle pareti: è questa l’atmosfera che si respira all’

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rino&fb=1&gl=it&hq=osteria+antiche+sere&hnear=0x47886d0cc3ed5cdf:0x405e67d473c94e0,Torino&cid=16258621307541877407″ target=”_blank”>Osteria Antiche Sere di Torino. Il tempo di un brindisi, un piatto saporito di agnolotti al ragù di ossobuco e un goloso Bunet (tipico dolce a base di uova, cacao, rum e amaretti); poi si parte per l’anima contadina della Regione: le Langhe. Il gruppo è già affiatato, la forza aggregante della buona tavola è davvero unica. Riposiamo pochi chilometri fuori dalla capitale delle Langhe, cullati dai vigneti e dalla nebbia. Siamo nella Locanda del Pilone, un’elegante casa colonica che sembra un tutt’uno con i filari circostanti. 

 

Sveglia di buon’ora e via tra le colline – in piemontese Langhe, per l’appunto – alla ricerca di produzioni artigianali. Da queste parti ogni angolo nasconde un gusto, una razza protetta, una specificità. Ci dirigiamo verso l’ Azienda Agricola Adorno Andrea, per scoprire i segreti della Robiola di Roccaverano Dop. “Almeno quattro giorni di stagionatura, animali liberi al pascolo e solo latte proveniente dall’area di produzione”, ci racconta il proprietario. Il caseificio è talmente piccolo che non riesce ad accoglierci tutti, a unirci nelle valutazioni ci pensa la degustazione di quattro robiole di diversa stagionatura: 6 giorni, 20 giorni, 1 mese, 2 mesi. Consistenze, intensità e aromi completamente diversi. Trenta giorni – conveniamo assieme – è quella più armonica e cremosa. Impossibile non acquistarla. 

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Dall’alessandrino torniamo verso Cuneo, la tappa successiva è l’Osteria del Borgo di Carrù. Per pranzo ci caliamo nel rito del bollito, servito come da consuetudine al carrello con i suoi sette tagli, accompagnati da altrettante coloratissime salse in abbinamento. Ci deliziano anche con i ravioli al plin in brodo, piccole opere d’arte ripiene di vitello impreziosite da alloro, noce moscata e chiodi di garofano. L’abbinamento con il Dolcetto di Dogliani Luigi 2010 di Marziano Abbona è sinfonico, ravvivante. Tutto il gruppo è costretto a bissare. Il tempo fuori è ancora rigido, noi siamo ben concentrati, abbiamo già il ritmo partita. Eccoci così a Serralunga d’Alba, una mecca per gli appassionati di vino. Da qui arrivano le espressioni più potenti, profonde e longeve della produzione italiana. Ad accoglierci in cantina Walter Anselma dell’azienda Schiavenza.

Ci colpisce il suo carattere estremamente umile: lascia parlare i suoi vini senza orpelli stilistici, tutti mirati all’essenza gustativa che questi straordinari terroir sanno trasmettere. La commissione d’assaggio premia su tutti il Barolo Prapò 2007, cresce su suoli ricchi di tufo, proponendo un frutto croccante e un timbro di terra e radice incantevole.

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Pit stop alla Locanda del Pilone, poi cena nel cuore di Alba nelle suggestive sale dell’Enoclub, con ampie volte in mattoni. Un tempo accoglievano una cantina. Gli Chef Luca Boffa e Marco Serra propongono come benvenuto i Rigatoni Voiello ripieni di salsa alla norma passati al forno. “Adoro le melanzane e questo piatto è delizioso, ne mangerei altri 5 piatti”, commenta Paola, una dei 6 vincitori. Anche io arriverei senza fatiche almeno a tre. Come vino della serata eleggiamo ilTimorasso Derthona 2010 di Walter Massa, vibrante e minerale, mentre tra i piatti straordinari il carpaccio di fassone con olive taggiasche e i maltagliati al ragù di coniglio e carciofi. Sontuoso, in finale, il semifreddo di amaretti in salsa mou. E’ una cucina legata a sapori territoriali, con felici spunti personali e creativi. Ci alziamo da tavola contenti e appagati, sembriamo un gruppo di amici di vecchia data. Poi a letto accompagnati dal rumore di una pioggia scrosciante.

 

 

Il modo migliore per conoscere Torino è visitare i suoi caffè, ricchi di storia, fascino e lavorazioni artigianali. Lasciate le Langhe, passeggiamo sotto i portici del centro storico torinese; le sue piazze sono ampi ed eleganti salotti. Ci accomodiamo nelle poltroncine di velluto del Caffè Baratti & Milano, storico locale fondato nel 1856, tra lampadari scintillanti, specchi e un bellissimo bancone d’epoca. C’è chi opta per l’ottimo caffè 100% arabica, chi ordina il Bicerin, bevanda locale a base di caffè, cacao e crema di latte servita in piccoli bicchieri tondeggianti, ovvero Bicerin. Riprendiamo le vie pedonali del centro, un salto in Piazza Castello e poi dritti sotto la Mole Antonelliana. Arriviamo all’ Osteria Sotto la Mole. Siamo all’ombra dell’attrazione principale della città, ma l’atmosfera è informale, genuina. Più da paese che da città. 

Lo Chef Simone Ferrero ci propone le Tofarelle Voiello  scottate con pomodoro fresco, crema di basilico e mousse di Roccaverano. Bel piatto, pulito e delicato nei sapori, si esalta con l’Arneis 2010 di Malivirà, fragrante e spiccatamente floreale.
Il piatto che prende più voti è questa volta un tortino di agretti su fonduta di emmenthal e fontina d’Aosta, accanto a un’insalata di coniglio e nocciole Dop. La full immersion volge al termine. A fine pasto un altro cru di Serralunga, il Barolo Bricco Ceretta 2006 di Schiavenza, prelevato il giorno prima direttamente in cantina. Brindiamo, poi è tempo dei saluti. 

Lorenzo Ruggeri
maggio 2012

 

 

Per scoprire tutti i percorsi previsti: > gli Itinerari del Piacere Vero Voiello