Dal cinema al cibo e ritorno: un libro di racconti mescola cucina e grandi film d'autore in una raccolta nerissima e molto gustosa.

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C’è un sacco di roba in Gialli Culinari, il libriccino di Rosalba Graglia per i tipi di Morellini. C’è il suo amore per la cucina e quello per il cinema, la passione per Truffaut e quella per Hitchcock. E – ovviamente – anche quella dell’uno per l’altro. In un inevitabile golden bridge che unisce i due registi con tanto di riferimento a Il cinema secondo Hitchcock (libro cult frutto di un’intervista fiume del francese al maestro inglese, recentemente anche diventato un doc diretto da Kent Jones). Truffaut, con il suo ultimo film, Finalmente domenica, è stato il modello per questo libro. Da Hitchock, invece, e dalla sua vasta filmografia, Rosalba Graglia ha preso a prestito i titoli dei racconti, ognuno poi corredato da una breve e arguta sinossi della pellicola cui è collegato. La Graglia mette insieme tutto questo e ne escono 9 brevi storie che traducono su carta l’incontro di questi elementi, mescolandoli a un’altra passione: quella della scrittura, per lei anche una professione dato che Rosalba scrive di cibo, anche su queste pagine (virtuali e non ). Le protagoniste dei racconti sono tutte donne, e – neanche a dirlo – tutti i racconti hanno una fine nerissima, non a caso questi sono racconti gastronoir, come la stessa autrice si è divertita a definirli, con un neologismo di cui rivendica la maternità, quello dell’esplicativo sottotitolo: Racconti gastronoir alla maniera di Hitchcock.

I racconti

Dalla sua dimestichezza con il mondo della gastronomia arrivano molti spunti e altrettante ambientazioni, e la conoscenza di vezzi e vizi di questo ambiente regala all’autrice più di una suggestione per tratteggiare i contorni di questi quadretti. Miniature garbate ma appuntite di quella varia umanità che popola il settore del cibo e quel ci gira attorno.

C’è la blogger, quella che – lentamente – mescola la vita vissuta con la sua proiezione virtuale fino a farsene invadere (in Vertigo, la blogger che visse due volte) cedendo alla lusinga del facile successo. E mentre la Graglia passa al tritacarne (anzi ne fa una battuta al coltello), le manie di quel limbo che unisce blogosfera e vita reale, ritrae l’esistenza volatile delle starlette del cibo e questa gastrofollia che pare aver contagiato, senza possibilità di salvezza, ormai tutti quanti.

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E continua con la sua disanima anche quando narra di Frenzy, scuola di cucina,nel raccontino arguto che richiama il più gastronomico dei film di Hitchcok. La sceneggiatura di Frenzy diventa proprio il grimaldello di questo breve noir ambientato tra pentole, fornelli e un ciclo di lezioni di ricette cinematografiche che dà il là a un incontro che si rivelerà fatale.

Si parla ancora di scrittura e narrazione del cibo nel terzo racconto, La donna che sapeva troppo (da L’uomo che sapeva troppo)in cui la food writer di turno si trasforma in ghost food writer, in un crescendo di frustrazioni e attualità. Quella del veganesimo e delle varie mode alimentari, da distinguere – mi raccomando – dalle allergie, che possono essere letali. La finestra sul cortile non è altro che quella della caffetteria che incarna il sogno (di molti) di una attività nel campo della somministrazione. In fondo sembra facile, no? Si preparano cose buone, con buoni prodotti. Invece la ristorazione, a qualunque livello, è una brutta bestia, e non basta cucinare bene per essere un bravo ristoratore. Non è un caso che in Italia chiudano più attività di quante ne aprano e la malavita trovi terreno fertile per i suoi loschi traffici.

Non manca, ovviamente, il vino (Il sospetto), con quell’immaginario di bella vita che si porta dietro. Un lifestyle da cartolina, perfetto panorama per un thriller psicologico che concentra ogni tensione intorno a un bicchiere, non di latte (come nell’originale cinematografico), ma di vermouth. Poi ci sono anche Rebecca,che gioca come nel film, sul tema del doppio, Gliuccelli, che chiama in causa i locali tematici, i concept store dove al “famolostrano” non c’è mai fine, tanto da mettere in vetrina tanti e tanti animali domestici, nel racconto uccellini (non poteva essere altrimenti), più di frequente gatti. Certo, sembra voler dire la Graglia, gli animali domestici li amiamo un po’ tutti, ma siamo sicuri che i ristoranti siano il loro posto? Non poteva mancare Psycho, dove il presunto potere taumaturgico del cibo manifesta, drammaticamente, i suoi limiti nel comprendere e correggere le psicosi delle persone. L’ultimo, infine, è Nodo alla gola. Questo è il racconto numero 9, quello in cui, come dice la stessa autrice, “si è presa una piccola rivincita”. Un raccontino che strapperà un sorriso a chiunque abbia mai indagato, con un po’ di attenzione, per scoprire cosa si nasconde dietro gli odori più familiari.

La presentazione

Rosalba Graglia lunedì 12 giugno alle 18,30 presenta Gialli Culinari alla Città del gusto di Torino. Un appuntamento fra storie da brivido, food e spezzoni di film di Hitchcock.

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Gialli Culinari | di Rosalba Graglia | Morellini editore

Città del gusto di Torino | corso Stati Uniti, 18/a | lunedì 12 giugno h.18.30 | prenotazione obbligatoria: tel. 011 4546594

 

a cura di Antonella De Santis