L’invenzione del Panino

26 Set 2011, 16:04 | a cura di Gambero Rosso
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Il panino etico può essere un business? La storia di Barbara e Daniela, due manager prestate al catering, dimostra che sì, si può fare impresa partendo da materie prime ultra-certificate (a partire da piatti e posate) e seguend

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o tutte le Regole. E i loro panini, pite e tortillas hanno successo e cominciano a dilagare nella pausa pranzo romana di uffici e negozi…



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Cosa c'entra Food on the road con il Trullo, uno dei quartieri più depressi della periferia romana? Cosa c'entra questo angolo di semplicità, minimalismo, pulizia e gusto che starebbe bene ad Amsterdam, piazzato invece in una via monumento all'abusivismo e allo squallore? Risposta: la sfida nella sfida.

 

La sfida è quella di due donne quarantenni con carriere manageriali di successo alle spalle, Daniela Bellisario, imprenditrice, e Barbara Vecchietti, ex responsabile commerciale della multinazionale americana Jhonson & Jhonshon Italia che, guarda un po', si sono concesse il lusso di cambiare vita e di sognare un piccolo mondo di civiltà fatto di buon cibo, bellezza e armonia. Un cuneo di senso civico nel degrado generale del quartiere e non solo. Roba che suona tra provocazione, pazzia, ma anche invito a provarci, a fare altrettanto. «Una signora – racconta Daniela – ci ha detto qualche giorno fa: “Speriamo che ce la fate”. In realtà lo stava dicendo a se stessa e all'intero quartiere».

 

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Daniela con le scommesse ha una certa confidenza, se non altro perché tra le imprese che ha portato al successo c'è Agripro, prima agenzia di informazione specializzata nel mondo dei giochi a pronostico e scommesse. Con altre aziende, tra cui la Servizi Interattivi (la società ha ideato e gestito i primi canali satellitari interattivi Stream Meteo e Stream Lotto e altre tv tematiche), o l'ideazione e realizzazione della manifestazione estiva Gay Village patrocinata dal Comune di Roma, Daniela si è specializzata in nicchie di mercato: «La mia attitudine più grande è proprio quella di intuire che cosa possa mancare in un determinato contesto e provvedere».

 

Dunque, cosa poteva mancare? «Un ristorante di qualità fuori dal ristorante. Di catering ce ne sono tanti, ma mentre per i ristoranti si sa quali sono quelli buoni e quelli no, per i catering si naviga nell'indistinto. Noi vogliamo porci come una punta di eccellenza a prezzi abbordabilissimi».

 

Food on the road è un piccolo laboratorio, nascosto dietro lo spazio ordini che si affaccia sulla via, dotato di tutte le tecnologie, dal roner per le cotture sottovuoto ai forni ventilati, che smista buon cibo (quasi tutto bio, of course) in numerosi quartieri della Capitale. Tutto arriva a destinazione in un bel packaging che nella sua semplicità e naturalità riesce a essere persino riposante. L'assortimento, vario, è fatto di panini gourmet, insalate, zuppe creme vellutate, cous cous, fregola… tutto curato sin nei minimi dettagli e bilanciatissimo nei sapori.

 

Qualche esempio?: Osso (il tipico pane dell'Antico Forno del Ghetto di Roma) con salame Felino IGP, caciotta di mucca Chiodetti selezione D.o.l., peperoni bio arrostiti e alici pescate nel Mar Mediterraneo sott’olio; tortilla con prosciutto cotto (senza glutine, lattosio e polifosfati), ricotta fresca di bufala Barlotti, pistacchi di Bronte dop e miele di castagno bio dell’Agricoltura Capodarco; pita con spaghetti di calamaro, friggitelli, salmoriglio e pomodorini essiccati al sole di Puglia o con pesce spada (qualità Xiphias glaudius), pomodoro bio, uovo sodo, fiori di cappero e maionese artigianale all’aceto di champagne; pita con pollo San Bartolomeo cotto a bassa temperatura, pomodoro bio, caciotta di mucca Chiodetti, crescione mini o altre verdure baby e maionese artigianale bio... Ci fermiamo qui.

 

On line, tutto viene spiattellato, dai fornitori al modo di comporre i panini, ai prezzi ovviamente. Nella reception del Trullo, con il laboratorio dietro la porta, non ci sono invece alimenti in vista, solo libri sul bancone e tante scritte in bianco e verde che spiccano sul grigio, a dar conto anche nel look dei principi etici che guidano l'impresa.

 

Gli abitanti del quartiere scrutano il luogo con sospetto, non capiscono di cosa si tratti. Una maestra in pensione ha però appena festeggiato con il menù on the road on her house. Un ragazzo entra a ordinare i panini che, appena pronti, gli saranno recapitati nel suo negozio lì di fronte. Idem se telefoni con qualche ora d'anticipo dall'ufficio: il cibo ti arriva fresco fresco, all'impronta, con soli 2 euro per la consegna a fronte di una spesa minima di 18 euro. E tenuto conto che un panino (degno dell'alta ristorazione) non costa mai più di 7 euro, si comprende il successo in tanti uffici della città.

 

L'idea di questo catering sui generis è nata durante un viaggio negli States. Dopo un mese di Coast to Coast da San Francisco a Miami un giorno, dopo tante schifezze mangiate, finalmente le due ragazze addentarono un panino come si deve: buono fresco salutista salubre. L'ispirazione è arrivata mangiando. «Dopo due giorni avevamo in testa Food on the road», un progetto con un respiro ampio visto che hanno in mente di moltiplicare presto la formula nell'altra parte della metropoli (e non solo).

 

«Vogliamo dimostrare – dicono – che seguendo un modello etico, rispettando tutte, ma proprio tutte le Regole, si può fare business, si può fare impresa. Certo, senza diventare miliardari». Eroiche? Beh nel Paese che più di ogni altro odia le Regole, un po' sì. Certo, se non vuoi trasgredire, ci vuole un po' di creatività e d’intraprendenza. Vedi per esempio la ricerca dei fornitori. Hanno scovato via Internet un'azienda scozzese (la Nature Worksuc) con cui hanno trovato una forte affinità («Quest’estate faremo un viaggio in Scozia per vedere se sono veri») e che fornisce piatti, bicchieri, posate, vaschette, tovaglioli, sacchetti e confezioni, tutto prodotto con materiali di provenienza vegetale, rinnovabili e totalmente smaltibili nell'organico. Ovvero, disintegrabili in tempi brevi.

 

Peccato solo che al Trullo non ci sia la raccolta differenziata: «L'Ama la prevede solo per i ristoranti e noi ristorante non siamo. All'estero un packaging come questo è normalmente utilizzato anche dagli ambulanti di strada. Nessuno usa più le posate o i piatti di plastica. L'azienda scozzese ci calcola persino in ogni fattura la CO2 consumata e quella risparmiata grazie al packaging. Sembra impossibile, ma in Italia non siamo riuscite a trovare un'azienda che ci fornisse quello che noi chiedevamo. Il problema del nostro Paese è che le aziende lavorano per conto terzi e non per il mercato. E quando non ti confronti direttamente con il mercato finisci per non innovare. I nostri imprenditori, in quanto a forza culturale e d'impresa, lavorano ancora come i loro nonni. Qualcuno per esempio si stupisce che noi mettiamo su Internet la lista dei nostri fornitori. Ma noi preghiamo iddio che qualcuno ci copi. Facciamo tutto alla luce del sole perché vogliamo che qualcuno controlli il nostro operato. Venite, venite a controllarci. Vogliamo dimostrare che ad essere etici ci si guadagna».

 

Così, mentre Daniela svolge appassionatamente le sue considerazione, Barbara pulisce la superficie del bancone spruzzando liquido con uno ionizzatore: «È acqua ionizzata che igienizza. Credo che l'azienda che li produce ne abbia venduto due confezioni. Abbiamo dovuto convincere la Asl che è meglio di un detersivo: non si fidavano». Auguri ragazze, siete tutte noi.


Raffaella Prandi

settembre 2011



Food on the road

via del Monte delle Capre, 33

Roma

tel. 06 94537 211

orario: lunedì-venerdì ore 10-18

www.foodontheroad.eu

 

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