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"E' una cucina folle"o "Ai fornelli ci sono dei matti scatenati". Chissà quante volte a Il Ristorante di
Settimo Torinese, si sono sentiti dire così. Un po' per scherzo, un po' per sdrammatizzare, qui i luoghi
comuni hanno un senso, soprattutto terapeuti

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Questo locale infatti, a pochi chilometri da Torino,  ha creduto nell’inserimento sociale di persone che vivono nel disagio psichico. Il progetto nasce dalla Cooperativa Sociale L’Ippogrifo che, insieme alla  ASLTO4 di Settimo, prova a far uscire dall’isolamento chi è afflitto da un “disturbo psichiatrico”.

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Al Ristorante ci sono laboratori di addestramento professionale, di riabilitazione ed inclusione. Le persone che ci partecipano possono contare sull’appoggio degli educatori della cooperativa e percepiscono un compenso chiamato Borsa Lavoro.

 

Ma al di là delle singole voci del progetto, quello che conta è che ogni giorno in sala ed in cucina si compie un “piccolo miracolo”. Persone che soffrono, attraverso un lavoro vero e a contatto con il pubblico, superano le proprie debolezze e le proprie paure. Ogni disagio è spesso un caso unico e quindi non esistono regole generali. Le uniche riguardano l’impostazione del lavoro e dei suoi turni. Servire a tavola, prendere le ordinazioni, preoccuparsi della caffetteria e aiutare gli chef in cucina. Ognuno segue un suo percorso personale e non è affatto raro che alcuni di loro si allontanino, si perdano per qualche tempo e tentino di nuovo l’annullamento.

 

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Il re-inserimento procede per gradi e sul campo e non ha tempistiche pre-definite, ma è legato al grado di curiosità e di voglia di mettersi in gioco del singolo. La porta del Ristorante comunque è sempre aperta. E non è l’unica. Sempre assistita dalla cooperativa Ippogrifo, anche L’Osteria di Mutuo Soccorso, a Nole Canavese in questo caso, ha una forza lavoro un po’ “speciale”. Qui l’ambiente è più rustico con tovaglie a quadretti e cucina semplice del posto (prodotti di stagione, vino canavesano). Pochi fronzoli in entrambi i locali, perché ciò che conta “è far star bene” non solo il cliente, ma anche chi ci lavora.

 

Francesca Ciancio
07/05/2012