Mediterraneo, il Portogallo “scopre” le olive

2 Mar 2012, 15:19 | a cura di Gambero Rosso
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Lo scorso anno, per la prima volta dopo 30 anni, la bilancia commerciale è tornata positiva, il tutto grazie a grandi investimenti e modernizzazione delle colture e degli impianti di estrazione. Questo dopo anni e anni in cui, nonostante la storia gloriosa degli olivi, la produzione sia stata molto trascurata.

 

Un dato

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importantissimo per comprendere il mercato portoghese è quello dell'esportazione: il Brasile è il principale consumatore di olio d'oliva proveniente da Lisbona. Il paese rappresenta oggi il 55,2% delle esportazioni, 24,3% in più rispetto al 2009 (produttori come la Spagna e l'Italia coprono quote che si aggirano rispettivamente intorno al 23% e 7%).

 

Ma la situazione paradossale il Portogallo la vive proprio al suo interno: nonostante le esportazioni e l'aumento di produzione, il paese ancora non riesce a raggiungere la quantità necessaria al consumo interno. Con la scorsa campagna olearia si sono superate le 50.000 tonnellate, mentre il quantitativo necessario sarebbe di circa 62.000. D'altronde, l'economicamente florido Brasile paga il prodotto molto meglio di quanto lo possano fare i portoghesi stessi in questo periodo di crisi, e così questi ultimi sono costretti a importare a loro volta oli provenienti soprattutto dal nord Africa.

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Una vera spinta in avanti negli ultimi anni, sia dal punto quantitativo che qualitativo, è provenuta nello specifico dalla regione Alentejo ovvero quella che storicamente ha sempre prodotto di più (in Italia si potrebbe paragonare alla Puglia). Le circa 60 aziende olivicole presenti qui durante la scorsa campagna hanno prodotto 35.000 tonnellate (5.000 in più rispetto al 2009/2010), ma il fatto positivo è che tutto ciò è stato possibile grazie a un ammodernamento degli impianti di estrazione e stoccaggio migliorando notevolmente così anche la qualità.

 

Che possa essere questo un settore che, anche per i portoghesi (insieme ai greci), aiuti a risollevare l'economia nazionale senza scadere di qualità? Le condizioni ci sono, i partner commerciali anche. Cosa serve? Quello che probabilmente manca ai produttori portoghesi sono dei punti di raccordo come ad esempio una rete capillare e operativa di associazioni di produttori, cosa nella quale per esempio si trovano molto indietro rispetto all'Italia e alla Spagna.

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Il fatto che non si stiano facendo passi indietro, anzi, fa però capire che il Portogallo, seppur non con il ritmo di altri paesi europei produttori, sta entrando in quella forma mentis che speriamo possa gradualmente rivoluzionare la concezione che i consumatori hanno dell'extravergine.

 

 

Indra Galbo
02/03/2012

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