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Nell'antico mercato si trova il pescato della laguna veneta, una prateria che è il terreno di coltura e di caccia ai preziosi frutti del mare che danno quel particolare carattere alla cucina e alla gastronomia del territorio. Una storia di sapori e consistenze che racconta di un popolo di mare.

 

Carlo Goldoni,

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figlio illustre di Chioggia, nelle sue commedie ha dato poco spazio al pesce preferendo per i suoi personaggi altri cibi ritenuti, a torto o a ragione, più apprezzabili come polli e salsicce.

Vero è che nella cultura popolare chioggiotta il “pesse” non è mai mancato: sorta di rito propiziatorio culinario a consolidare un rapporto antico e viscerale con il mare e la laguna. Già, la grande Laguna che Chioggia divide con la vicina Venezia, la quale però alla pesca preferisce attività decisamente più lucrative come il turismo.

Chioggia è porto antico e fece gola anche ai genovesi quando, nel 1379, la misero a ferro e fuoco sfidando la Serenissima. Non fu facile per i veneziani riprendersela, ridimensionando così i sogni espansionistici di Genova che, pare, abbia lasciato in eredità la tipica cadenza dialettale.

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Della secolare tradizione marinara ancor oggi i chioggiotti si sentono, giustamente, unici eredi. Anche perché mare e laguna sono le loro praterie liquide, che continuano a percorrere nonostante la pesca non sia più fruttuosa come un tempo. Tuttavia, se al porto vi capita di assistere allo sbarco dei pescherecci troverete gente che magari impreca e bestemmia contro il mare e la sfortuna, ma che non farebbe altro mestiere se non quello del pescatore.

Non solo la pesca, ma anche il commercio è l’altro importante asset economico. E qui la filiera si completa con uno dei più grandi mercati all’ingrosso d’Italia, dove il pesce arriva spesso da mari lontani; c’è di buono che oltre alle specie esotiche resiste comunque un buon 60-70% di pesce azzurro.
La sintesi della Weltanschauung di Chioggia – come direbbero i turisti tedeschi qui di casa – la si trova nel mercato al dettaglio in pieno centro storico che evoca, in tutto e per tutto, il seducente rapporto con il mare.

 

Qui non si compra solo del buon pesce: si assiste allo spettacolo di un dialetto che ha un suono tutto suo e di gesti quotidiani che hanno il sapore genuino delle rappresentazioni goldoniane. Ci si gode il contesto ma anche, ovviamente, il prodotto. Quindi, branzini di mare o di valle, cefali, gli autoctoni ghiozzi (in dialetto go), le irrequiete anguille, le triglie, i zatterini, le seppioline (quelle piccole da mangiare adagiate sulla polenta), i cannolicchi e le vongole di tutti i generi.

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Quella per i molluschi è la vera “ossessione” della cucina chioggiotta che oltre a cozze, cappesante e tartufi di mare ha ri-scoperto i “fasolari”: belli, ma soprattutto buoni. 
 

Antico Mercato del Pesce
p.zza Vena – fronte canale (dietro a Palazzo Granaio)
Chioggia (VE)
orario 7-14
chiuso domenica e lunedì

Mercato Ittico
via Giovanni Poli, 1
Chioggia (VE)
tel. 041/400261
orario al pubblico: 6.00-8.00/16-18.45
Chiuso lunedì mattina, sabato pomeriggio e domenica

 

Flavio Birri, foto Paolo Della Corte
ottobre 2011

Nel Gambero Rosso in edicola troverete un box di approfondimento sui fasolari e i mercati del pesce di Riposto e Gaeta.

N.B. Sabato 8 ottobre “Un giorno intero con i pescatori di Chioggia” nello speciale di Gambero Rosso Channel – Sky 411 alle ore 18 e 22.30.

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