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Luigi Rossi, produttore dell'extravergine 900 Alberi a Cisterna di Latina, entrato quest'anno nella guida Oli d'Italia e subito piazzatosi ai primi posti con Tre Foglie, ci aspetta insieme al suo collega Giuseppe Palombo, titolare della Valle dell'Usignolo di Sermoneta (Latina), anche lui premiato con Tre Foglie per il suo monocultivar di Itrana. Ci hanno segnalato un loro nuovo "spaccio aziendale", a Sermoneta. Così, per stima nei loro confronti, facciamo un salto convinti di trovare una realtà carina, ma la solita realtà...

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Arriviamo in un grande spiazzo, davanti a noi un bell’edificio con molto vetro e tetto in legno, travi a vista, bordato interamente con ricche aiuole di decine di erbe aromatiche, dalla verbena all’erba cipollina. Tutto pulito, in ordine, come non si vede spesso. Scendiamo dalla macchina ed entriamo…

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Ma quale spaccio aziendale! Lo spazio sembra quasi un “concept”, pieno di cose golose: la macelleria con wustel artigianali di pollo o di maiale, pezzi di carne bovina da fare invidia a una macelleria-boutique, preparazioni pronte e condite e salumi tradizionali, dalle coppiette di Bassiano alla salsiccia di San Biagio alle salsicce secche ciociare.

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In alto, sopra la testa di Annalisa Rossi (foto) figlia di Luigi e appassionata macellaia insieme al fratello Giuliano, troneggiano i due capolavori: una porchetta di vitella, strepitosa e particolarissima, molto delicata; e una coppa di testa con le olive Itrana: aromatica e croccante, mai provata. Le due novità di casa Rossi.

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Di fronte la pasticceria con laboratorio a vista dove Giancarlo De Rosa (foto) lavora pane e dolci per conto della Valle dell’Usignolo, che ha un bell’agriturismo dove gustare quelle delicatessen. Accanto il banco bar: qui si può fare colazione, ma anche prendere un buon aperitivo a base di vino locale (magari lo Chardonnay della Cantina Quadrifoglio di Doganella di Ninfa: un vino da lieviti autoctoni, fresco e profumato dal carattere davvero interessante) e stuzzichini di tutti i tipi, a partire dalle olive di Gaeta, fino alla pizza bianca.

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Quindi, il banco dei formaggi: da segnalare la mozzarella vaccina di Alan Farm di Pontinia e delle belle caciotte di capra di un’azienda della zona. In fondo il mercatino dell’orto, frutta e verdura coltivate dall’azienda agricola Iachetti di Doganella di Ninfa.

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A dividere i due blocchi, i tini in acciaio del vino sfuso prodotto da Valle dell’Usignolo e da Quadrifoglio. Tutt’intorno, scaffali pieni di conserve, sott’oli, olive Itrana e di Gaeta, patè, vini e oli extravergine di oliva, sali e pepe particolari, birre, taralli e friselle, pasta… E alle spalle un frantoio modello, pulito come mai, un Alpha Laval che certifica tutto il processo produttivo e le temperature di lavorazione garantendo l’estrazione a freddo (non sopra i 27°): qui moliscono Luigi Rossi e la Valle dell’Usignolo, oltre a molti piccoli olivicoltori locali.

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Insomma, alla faccia dello spaccio aziendale: qui sembra di entrare in una Eataly in miniatura… solo che qui il chilometro zero è totale e chi vende ci mette la faccia perché coincide con quella di chi produce. 

Siamo alle porte di Sermoneta (lungo via Le Pastine al km 9.500, al bivio di Doganella), nel Mercato agricolo San Benedetto (tel. 0773 633 941): un mercato in cui sono associate le 5 aziende del comprensorio ognuna delle quali cura una postazione di vendita e di preparazione (Rossi la macelleria, perché la sua azienda produce dell’ottima carne; Valle dell’Usignolo la pasticceria che rifornisce il suo bell’agriturismo aziendale; Iachetti il mercatino dell’orto, Quadrifoglio i vini e Alan Farm il banco dei formaggi).

Un bel modo di stare insieme, di fare mercato, di proporsi come territorio e come produttori di eccellenza. Un modello per molti altri che invece continuano a procedere in solitudine.

Ma c’è una storia, dietro questa unione, una storia che comincia qualche anno fa dalle considerazioni delle nuove generazioni. Un percorso che ci racconta Ercole Rossi…

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Il primo esperimento di associazione l’abbiamo concretizzato nel 2007: oltre cento aziende agricole riunite in tre punti vendita a Latina, Velletri e Latina Scalo. Andava benissimo! Ma ci si è messa la politica: il presidente dell’associazione si è appoggiato a una lista della Lega Nord e lì è finito tutto – racconta Ercole (nella foto) mentre trasporta i wurstel appena fatti – Poi sono nati i farmer market di Coldiretti: buona esperienza, del resto hanno rpeso pari pari il nostro disciplinare. Ma per noi era logisticamente impossibile partecipare. Così abbiamo scelto una strada più diretta e nostra: il Mercato San Benedetto“.

Una bella scelta, non c’è che dire: è aperto da tre mesi e già vola alla grande, è già un punto di riferimento per tutta la zona e non solo. 

Ma l’idea non nasce come un’illuminazione improvvisa. Dietro ci sono esperienze, successi e fallimenti, considerazioni fatte davanti al camino, in famiglia, genitori e figli, tutti impregnati in aziende che appartenevano ai nonni. E tutte le famiglie in sintonia tra loro, con idee e visioni della vita simili.

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Tanto che Giuliano Rossi (nella foto), direttamente impegnato nell’allevamento delle vacche limousine e red angus oltre che delle olive da mensa, racconta con un sorriso: “E’ stata una fortuna incredibile aver incontrato Giuseppe, il titolare della Valle dell’Usignolo, che faceva olio e olive di Gaeta. Sai, qui ognuno si tiene i suoi trucchi, le sue ricette. Non troverai mai nessuno disposto a darti qualche dritta. Questo vale per l’olio, ma ancora di più per le olive da mensa, che sono una vera e propria ricchezza per i contadini: basti pensare che le olive di Gaeta o le Itrana da tavola vengono pagate anche 300-400 euro il quintale, mentre l’olio che si estrae da un quintale di olive può portare se tutto va bene un centinaio di euro. e mentre le olive vanno a ruba, l’olio si fatica a venderlo. Beh, Giuseppe ci ha davvero insegnato tutto. Con lui ci si confronta, ci si scambiano esperienze e conoscenza. E’ davvero una gran bella persona e lavorare insieme è un piacere vero“.

Il racconto passa di nuovo a suo fratello Ercole. “Noi siamo contadini, davvero! Non lo dico per vezzo. Siamo sulla terra, guardiamo le produzioni, ma poi non sappiamo bene di cosa abbiamo in mano davvero. Per esempio, che ne sapevamo che il nostro olio fosse da Tre Foglie? Per noi era buono, ma non sapevamo come si percepisse all’esterno. Così, agli inizi del 2000, abbiamo avuto rapporti per le carni con la grande distribuzione: alcuni esperimenti sono andati male, non c’era verso di far capire l’importanza della qualità e dei modi di produzione; volevano solo quantità. Poi abbiamo avuto contatti con altri distributori di GDO: etichetta particolare per le nostre carni locali, la cosa andava pure. Ma i prezzi di quelle carni erano anche 4 volte quelli che facevamo noi in azienda. E il nostro nome non esisteva: il produttore era solo un codice alfanumerico. Senza contare che da tre anni devono ancora pagarci delle forniture! Insomma, capivamo che l’importante era riuscire a produrre bene e a vendere direttamente. In un mondo cambiato da qualche decina di anni a oggi: ormai la gente vuole poter comprare il più possibile nello stesso luogo, non perde ore a fare il giro di tutti i venditori. Per questo abbiamo iniziato a perseguire l’obiettivo dell’unione con altri. Fino ad arrivare qui. Ecco, questa è la nostra dimensione ideale. Possiamo anche fare eventi e iniziative insieme, qui, aperte a tutti per far provare e toccare con mano i prodotti. Da soli sarebbe stato difficile. E devo dire che il pubblico ci dà ragione!

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Stefano Polacchi

29 agosto 2012