[caption id="attachment_90820" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2012/07/319863_web.jpeg[/caption]

Figlia legittima della terra campana, la mozzarella di Bufala è spesso associata – e con successo - ai vini bianchi locali. Scopriamo invece con piacere come anche bollicine d’Oltralpe o rossi vivaci possano dire la loro.

 

Pubblicità

Sulla pizza, in insalata stile caprese o più semplicemente da sola nelle forme più strane: bocconcini, treccia, nodini… La migliore però rimane il classico globo color porcellana, un peso che si aggira dagli ottanta grammi al mezzo chilo (quello da noi degustato) con quel bianco candido e una consistenza morbida, carnosa e genuina. Chiunque giura di sapere qual è il migliore produttore di mozzarella di bufala, ma il disciplinare affida il marchio Dop solo a quella campana, prodotta nelle provincie di Caserta e Salerno, e in parte di quelle di Napoli e Benevento, in Campania. In alcuni comuni della provincia di Frosinone, Latina e Roma, nel Lazio, e infine in una piccola énclave pugliese in provincia di Foggia e a Venafro in Molise. Quel che è importante è che sia fresca e realizzata esclusivamente con latte di bufala. La mozzarella è infatti un alimento vivo, e possiede odori e sapori in continua evoluzione, che vanno chiudendosi con il passare delle ore. Non conservatela in frigo ma nella sua acqua in un ambiente fresco. Possibilmente laceratela con le mani. E non dimenticatevi la goccia!

Pubblicità

Ecco gli abbinamenti che abbiamo provato per voi.

SUL PODIO

Pian di Stio Fiano ’10 – Azienda Agricola San Salvatore
Un carnoso e profondo, frutto di uve da agricoltura biologica. Non si potrebbe volere di più da questo elegante Fiano, che prende il nome da un paese con meno di mille residenti a quasi 700 metri di altezza nel cuore del Cilento, nel Parco Naturale, e che vuole imporre la sua unicità anche presentandosi con una bottiglia da mezzo litro. Il Fiano parla da sé: polposo e fresco, piacevole e strutturato, al palato è progressivo e di lunghezza avvincente.
Voto: 9

Pubblicità

Abbinamento di grande personalità. Territoriale. La bufala sull’etichetta ci avrà condizionato?

 

Champagne Charles Devallin Brut
La più classica delle cuvée con il 75% di Pinot Nero e il 25% di Chardonnay: il risultato è uno Champagne di corpo, con un eccezionale nerbo acido, lunga persistenza e una struttura da Pinot Nero ma anche con l’eleganza e la finezza tipiche della bacca bianca. Una grandissima vitalità resa ancora più vivace dalle tante bollicine, fini e mai invadenti.
Voto: 8 1/2

Si prendono per mano esaltandosi a vicenda

Lettere della Penisola Sorrentina ’11 – Grotta del Sole
Si dice sia il vino della pizza. Sorso facile e schietto per questo tradizionalissimo blend di vitigni campani che ricorda la piacevolezza di un Lambrusco per la sua garbata effervescenza: piedirosso, aglianico, sciascinoso offrono infatti profumi vinosi, fruttati e floreali, con lamponi, fragoline e rosa. Gioioso, fresco e conviviale.
Voto: 8
Coppia spumeggiante, l’effervescenza sgrassa piacevolmente il palato

GLI ALTRI ABBINAMENTI

Alto Adige Valle Isarco Veltliner ’10 – Strasserhof
Un vino della montagna. Non si potrebbe definire altrimenti questo bicchiere dorato che brilla di mille bagliori e riflessi che catturano prima gli occhi e poi il naso. La sapidità e la mineralità la fanno da padrone, ma spuntano note agrumate e morbidi sentori di ananas e nocciola che si armonizzano bene con il letto roccioso. Snella freschezza ed eleganza unite a un perfetto equilibrio aromatico di lunghissima durata. 
Voto: 71/2
Affascinante contrasto regionale

Asprinio d’Aversa Brut Vigneti ad Alberata Metodo Martinotti  – Grotta del Sole
“Un grande piccolo vino” lo definì il regista Mario Soldati; l’Asprinio, vitigno spigoloso prodotto solo in 22 comuni campani, non è di certo un prodotto che piace a tutti, con il suo tipico nerbo viperino e la leggendaria secchezza. Ma si fa apprezzare proprio per la sua particolarità, che ad appena accennati aromi di fiori bianchi accompagna decisi profumi di limone e pietra focaia.
Voto: 7 1/2
Le bollicine locali fanno bene il loro lavoro

 

OP Pinot Nero Brut Classese ’04 – Monsupello
Un’eccellenza non solo dell’azienda o dell’Oltrepò, ma di tutta la Lombardia. Si presenta subito deciso con un bouquet agrumato misto a crosta di pane e cassis, cui si aggiungono nocciole tostate e spezie dolci. La potente eleganza del naso si accompagna a un sorso cremoso ma allo stesso tempo acido e sapido, che avvolge il palato con una persistenza aromatica di piacevolissima durata. 
Voto: 7 +
Con la mozzarella non concede il suo massimo ma è comunque un ottimo connubio
 
 
Prosecco Extra Dry – Carpenè Malvolti 
Un classico da aperitivo che non si smentisce mai. Vivace ed elegante grazie anche a un perlage fine e persistente, offre un bouquet molto delicato e fruttato; spicca il piacevole sentore di mela che lo asciuga, assecondando la sua caratteristica acidità.
Voto: 7 +
Il residuo zuccherino dell’Extra Dry esalta al meglio la nota lattica

Gragnano della Penisola Sorrentina ’11 – Grotta del Sole
L’altro celebre rosso frizzante della Penisola Sorrentina. Fratello del Lettere  -con cui condivide i vitigni di provenienz, piedirosso, aglianico, sciascinoso – resta un must da accompagnare alla cucina tradizionale napoletana. Invita alla beva la spuma densa e vivace, di un colore che si avvicina al succo di more; morbido e succoso, chiude con un finale leggermente amarognolo.
Voto: 7
Meno elegante del Lettere, forse, ma comunque ottimo partner

Offida Pecorino Ciprea Poderi Capecci ’10 – San Savino
Profuma d’estate questo vino biondo cenere con riflessi verdognoli, dove predominano i sentori di pesca gialla e di salvia. Dietro la ventata minerale si nascondono poi i fiori di campo e l’aspra dolcezza di un kiwi che man mano viene fuori con delicatezza. Piacevolissima la fragrante acidità che fa da spalla alla morbidezza glicerica, entrambi ottimi accompagnatori di una lunga persistenza aromatica.
Voto: 6 1/2
Fatica ad alleggerire l’untuosità della nota lattica

 

Soave Classico Le Bine de Costiola ’07 – Tamellini
Scusate il gioco di parole ma “soave” lo è davvero il bouquet de Le Bine de Costiola, dove i profumi fruttati di nespola e pompelmo si mescolano a quelli di mughetto, frutta secca e sambuco, con un pizzico di toni minerali. Rispetto alla garganega di base, ne guadagna in profondità e volume e pareggia in freschezza, morbidezza e persistenza.
Voto: 6 1/2
Manca di struttura per reggere la mozzarella di bufala

Trebbiano Veruzza ’08 – Guccione
Insolito trebbiamo, frutto della tradizione e dei principi della biodinamica, coltivato in una zona della Sicila dove le importanti escursioni termiche dicono la loro sulla viva acidità del vino. Dorato il bouquet di erbe officinali, unite a fiori di campo, agrumi e miele; al palato si fa sentire maggiormente la nota minerale e la freschezza che accompagna il corpo fruttato e fragrante.
Voto: 6 +
Abbinamento violento ma sfizioso

OP Bonarda Vivace Luogo della Milla ’08 – Vercesi del Castellazzo
Fragrante, vivace e molto accattivante questa Bonarda che nasce sulle prime colline dell’Oltrepò Pavese. La croatina esprime al meglio il suo aroma fruttato grazie anche alla bassa concentrazione di tannino, dovuto alla breve macerazione: il rosso violaceo della veste accompagna un naso e poi una bocca che parlano di mora matura, sottobosco e mirtilli, e che lasciano un palato equilibrato e morbido. 
Voto: 5 +
Meglio del Cerasuolo per il residuo zuccherino ma il parere è comunque negativo

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Cuvée Brut Carpenè Malvolti
Un classico dell’azienda che rappresenta davvero un’icona delle bollicine made in Italy. Un finissimo perlage sale da un calice giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli e sprigiona un bouquet delicato e sottile: la glera regala agrumi dolci con sfumature vegetali che si accompagnano a fiori di campo, per un sorso asciutto, fresco e di lunga durata.
Voto: 5
Due sapori che non vanno d’accordo

Cerasuolo d’Abruzzo Superiore Praesidium 2010
Azienda familiare, da sempre orientata a esaltare le qualità del Montepulciano attraverso una coltura naturale, con fermentazioni spontanee, lieviti indigeni e senza troppa tecnologia. Il nome tradisce un rosso rubino scarico ma intenso che, senza troppo attendere, emana profumi di frutta rossa, ciliegia, fragola, lampone, con lievi infiltrazioni di note speziate ed erbacee. In bocca è sapido e fresco
Voto: 5
Un gran vino, peccato
 

Etna rosso Cavanera Rovo delle Coturnie Firriato 2009
Un raffinato guanto rubino trascina i sensi su un morbido letto che profuma di lampone, fragola, grafite, cioccolato e violetta, e ancora pepe rosa e tabacco dolce. La coppia formata da nerello mascalese e nerello cappuccio conquista con l’eleganza e la delicatezza dei suoi aromi e dei leggeri tannini, ma allo stesso tempo con la buona sapidità del carattere.
Voto: 4
Splendido vino ma…codice rosso all’abbinamento!

Giulia Sampognaro

Nella rubrica “Uno contro tutti” del mensile di luglio potete scoprire i migliori abbinamenti con gli Spaghetti al pomodoro.