Sempre più svedesi vogliono un olio d’oliva di qualità. Ma ancora è difficile per l’oro verde trovare un posto in prima fila in cucina: usato come condimento per le insalate e come antipasto sul pane, ma non come ingrediente base nella cucina. Ecco il parere di alcuni imprenditori del settore.
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L’uso di olio oliva extravergine in Svezia sta aumentando di anno in anno. Ma se facciamo una comparazione sulla quantità pro capite nei diversi paesi europei, gli svedesi sono ancora tra quelli che ne usano meno. In media uno svedese usa 0,6 chili di olio di oliva all’anno rispetto a 12 chili in Italia e 25 in Grecia. “Nel paese scandinavo si usa per condire le insalate, sul pane come semplice antipasto, ma non come ingrediente base nella cucina”, racconta al Gambero Rosso Lotta Siewertz, importatrice di olio di oliva di qualità in Svezia “la tradizione locale è di usare altri tipi di grassi per cucinare come il burro o un olio di semi. L’olio di oliva viene visto come qualcosa di lussuoso che bisogna usare con parsimonia. Gli svedesi preferiscono le bottiglie e le etichette importanti che trasmettono un senso di lusso”. I dati che riguardano le importazioni svedesi di oli e grassi confermano che ancora in Svezia c’è una predominanza di grassi animali. Nel 2011 la Svezia ha importato 26.000 tonnellate di grassi animali in confronto a 8500 tonnellate di olio di oliva.
L’interesse verso l’olio evo aumenta, ma ancora c’è la percezione che costi troppo. Un olio d’oliva extra vergine in Svezia costa in media tra 18 e 30 euro per una bottiglia che contiene 500 ml. Molti ancora non conoscono la differenza tra un olio di oliva che costa 4,00 euro e uno che ne costa 30. “I nostri clienti in media comprano prodotti che costano tra 18 e 23 euro per mezzo litro. Chi conosce la differenza di un olio di alta qualità è disposto a pagare qualcosa in più, fino a 30 euro per mezzo litro” spiega Henrik Selbo che lavora presso Olja & Oliv Delikatesser, negozio specializzato in olio evo a Stoccolma. Molti svedesi sono consapevoli che l’extra vergine è la qualità più alta, ma non ne percepiscono il valore, oltre a trascurare il significato di un olio di oliva DOP e IGP. “Rimangano ancora molto sorpresi quando vengono a conoscenza del lavoro che c’è dietro ad una piccola bottiglia. Le persone rimangono a bocca aperta quando gli dico che per produrre un litro di olio di oliva ci vogliono sei chili di olive”, dice Linda Sandqvist, svedese e produttrice di olio di oliva in Toscana.
Come si sceglie un olio in Svezia? Più della metà degli oli di oliva venduti in Svezia sono di origine italiana, seguiti da quelli spagnoli, portoghesi e greci. Chi compra un olio guarda la provenienza e poi in ordine: aspetto della bottiglia e prezzo. “Quando invece interveniamo per aiutare i nostri clienti, l’ordine delle priorità cambia ed al primo posto c’è il sapore, seguìto dal prezzo e in ultimo la provenienza”, puntualizza Henrik Selbo. “C’è ancora molto da fare per far conoscere le differenze di sapore tra diversi tipi di olio. Durante le mie degustazioni è fantastico vedere le reazioni delle persone quando capiscono che i diversi sapori degli oli cambiano l’intero piatto. Così come avviene per il vino, anche l’olio ha bisogno di trovare l’abbinamento giusto”, aggiunge Lotta Siewertz. “Per i ristoratori svedesi è sempre più importante, oltre all’alta qualità, che l’olio di oliva sia biologico. Ma per i clienti privati non sembra incidere molto sulla scelta. Quello che vorresti far capire agli svedesi è che l’olio di oliva di qualità è un prodotto fantastico, tutto qui” conclude Linda Sandqvist.

a cura di Asa Johansson

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 18 luglio. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui. (http://www.gamberorosso.it/index.php?option=com_content&view=article&id=39&lang=it)
 

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