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È giovedì, il cantiere è ancora aperto ma domenica primo aprile si parte. Gli alberi di aranci e limoni fanno ancora fatica a farsi strada fra betoniere, sacchi di cemento e assi di legno, le prove per i dolcetti di benvenuto si susseguono a ritmo serrato, i pomodori e la pasta preferiti dello chef sono in arrivo.

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Alfonso Iaccarino riaccende i fuochi nella capitale e lo fa dall’alto del Gianicolo all’interno del Gran Meliá, nuovo gioiello alberghiero che sta per vedere la luce dal restauro di un ex convento di proprietà dei principi Torlonia. Un vero resort urbano (116 camere) che avrà tanto di Spa, piscine e comfort di ogni tipo disponibili anche per la clientela esterna. Oltre al ristorante, naturalmente. E che ristorante: Vivavoce by Alfonso ed Ernesto Iaccarino.

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La famiglia Iaccarino torna a Roma a distanza di due anni dalla fine dell’avventura al Baby dell’hotel  Aldrovandi (collaborazione durata sei anni) con una gran voglia di fare ma non strafare. Lo stile della casa impone la politica dei piccoli passi e allora si comincia con i grandi classici di Sant’Agata affidati ad una giovane brigata di 15 elementi capitanata da Claudio Favero, 28 anni (sotto nella foto a dx), vero pupillo di Don Alfonso: è entrato nelle sue cucine a 16 anni e, tranne una breve parentesi in Spagna, non è più uscito. In sala 10 persone. «Dobbiamo ancora studiare, vedere, perfezionare», ci tiene a dire Alfonso mentre guarda trasognato quel giardino di aranci e limoni che, confessa tra le righe, lo fa sentire come a casa.

 

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La scommessa, d’altra parte, è grande. Gli Iaccarino cureranno ogni aspetto della ristorazione. A parte il ristorante (50 coperti) con il plus del giardino mediterraneo che, grazie a gazebo e vetrate, sarà fruibile in ogni momento dell’anno, la loro firma comparirà sulla colazione, nel room service, nella ristorazione d’albergo: un asterisco contrassegnerà le proposte storiche. Il ristorante (servito di garage con accesso diretto all’ingresso) sarà aperto a pranzo e a cena con proposte differenziate: è previsto un light lunch. Ma intanto si comincia.

 

 

Abbiamo cercato di sbirciare il menu e qualche piatto siamo riusciti a scoprirlo. A segnare il debutto ci saranno mezzelune con fegato d’oca, pere, cannella e ricotta; gnocchetti con scamorza affumicata, basilico e pomodoro, capretto lucano con erbe mediterranee, cipollotto in agrodolce; manzo in carta pane con guanciale e salvia. Per finire, e come poteva essere altrimenti ad un passo dalla Pasqua, soffiato di pastiera ai sentori di zagara e concerto ai sapori e profumi di limone.

Ma quando vedremo il primo vero colpo d’ala del nuovo Don Alfonso romano?
«Ci vorrà un mese pieno prima di partire a regime». Dovremo dunque aspettare i primi di maggio per poter gridare a Vivavoce il nome di Don Alfonso dall’alto del Gianicolo. E allora sarà vera sfida con  l’Heinz che regna Monte Mario.

 

Vivavoce by Alfonso ed Ernesto Iaccarino
c/o Hotel Gran Meliá
via del Gianicolo, 4
Roma

 

 

Laura Mantovano

29/03/2012