Fuori dal circuito degli addetti ai lavori del cibo, ma dentro a quello foodies: ecco il primo di una serie di profili di personaggi noti del mondo dello spettacolo, dello sport, del giornalismo a cui abbiamo chiesto di raccontarci i loro indirizzi del cuore. I ristoranti, i locali, i negozi e i bar che frequentano e che amano di più, per motivi di gola e per ragioni affettive. Sono i testimonial regionali della Guida Foodies 2014 del Gambero Rosso che trovate in edicola e in libreria oltre che sul nostro store online. Ecco la Torino di Piero Chiambretti.
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«C’è la Torino del prima e quella del dopo, il mio avvento s’intende». Parte a raffica, Piero Chiambretti dissacratorio quanto basta. «Fino al 1992 i ristoranti in città erano divisi in due categorie, quelli di alto bordo, il fortino della creme della creme, e le trattorie dove la proprietaria era anche la cuoca e in sala si ritrovavano industriali e operai. Poi nel 1993 è cambiato tutto: grazie alla fortunata amicizia con Carlo e Giulio Ferrari, sono riuscito a progettare e realizzare il mio ristorante». È così che è nato il primo esperimento, Il Birilli, locale appena sopracollina che Chiambretti ha pensato come un suo programma: spiazzante, fuori categoria, dove si gioca sul filo dell’ironia ma si fa da mangiare sul serio. Un posto dall’atmosfera vivace e una cucina poliedrica che spazia dal territorio a piatti di pesce, dal gorgonzola agli asparagi, bei vini, buone birre e prezzi per tutti.

Ma la Torino “foodies” del Pierino nazionale non si ferma qui. Poteva mancare una pizzeria fuori dagli schemi (mix di stili, di colori, un po’ vecchia Napoli, un po’ New York) ma assai concreta come sapore e gusto? «Devi venire dai fratelli La Cozza, “gente con le mani in pasta” e ti mangi una pizza ultraortodossa napoletana, pensa che per non sbagliare ho preso come pizzaiolo un discendente diretto del Raffaele Esposito Brandi che inventò la pizza margherita nel 1871… ma devi fare un salto anche allo Sfashion Cafè dove fra una caricatura e l’altra (c’è un’intera saletta dedicata, ndr) ti prendi un cocktail ma ti mangi anche una grande pizza». Ma Chiambretti al di là di Chiambretti a Torino dove va? «Sono un tradizionalista, cerco il nuovo ma ho bisogno di “rassicurazioni” e allora per un gelato vado da Pepino, per un caffè da Baratti&Milano e poi in un vecchio ristorante, Urbani, dove si ritrovavano i giocatori della Juve e del Toro: tu ti siedi e dopo 10 secondi sei circondato da una decina di antipasti. Per un gran bollito consiglio il Monferrato, per i formaggi più incredibili la Trattoria della Posta, però un tuffo al Cambio, lo devi fare, è la storia… Ma la vuoi una dritta vera? Il Bar Maggiora di Sergio Sechi, nel quartiere Crimea: mangi di tutto dagli agnolotti al marron glacé e c’è un panino con la maionese fatta in casa dalla mamma di Sergio che è una delizia… Per finire direi un gianduiotto di Gobino… sai Torino è la città della lamiera e del cioccolato, l’importante è… non confonderli!». Che peste Pierino!

a cura di Laura Mantovano

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