Profilo foodies. Pupi Avati

3 Gen 2014, 15:00 | a cura di Laura Mantovano
Fuori dal circuito degli addetti ai lavori del cibo, ma dentro a quello foodies: ecco il terzo profilo di personaggi noti del mondo dello spettacolo, dello sport, del giornalismo a cui abbiamo chiesto di raccontarci i loro indirizzi del cuore. I ristoranti, i locali, i negozi e i bar che frequentano e che amano di più, per motivi di gola e per ragioni affettive. Sono i testimonial regionali della Guida Foodies 2014 del Gambero Rosso che trovate in edicola e in libreria oltre che sul nostro store online. Ecco la Bologna “la grassa” di Pupi Avati. Regista affermato e jazzista mancato.
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Due grandi sogni: il jazz e il cinema. Se il primo si è infranto dopo l'ingresso nella band di Lucio Dalla ("una duttilità, una genialità impreviste, mi ha tacitato, zittito”), il secondo è diventato realtà e ha fatto di Pupi Avati uno dei più grandi registi del nostro tempo, ineguagliabile narratore dei sentimenti, delle storie familiari, sullo sfondo della sua Emilia: “Il rapporto con la mia terra, con i suoi odori, i suoi sapori, i suoi ingredienti, è una parte molto importante della mia vita, il cibo nella mia terra, nella mia città negli '40/'50 era elemento centrale della giornata ed era dominio incontrastato delle donne di casa che mettevano su il ragù alle sei perché fosse pronto a mezzogiorno e nel frattempo tiravano la sfoglia... un rito tramandato di madre in figlia con molta umiltà e naturalezza, la cucina da quando è in mano agli uomini è decaduta... Poi i tempi sono cambiati e io me ne sono accorto di persona quando un mese dopo il matrimonio, pensando di fare cosa gradita a mia moglie le regalai un tagliere, un mattarello e un setaccio...Lei sa cosa fece? Aprì la porta di casa e buttò tutto giù dalle scale... Ma torniamo ai sapori. I miei sono quelli della tradizione che si assaporavano a casa, andare al ristorante ai miei tempi era un evento. Quando torno a Bologna mi rifugio ancora al Diana dove Eros mi rifocilla con tortellini rigorosamente in brodo, lasagne, tagliatelle e passatelli (sconfinamento romagnolo), il carrello dei bolliti con testina e per finire l'immancabile gelato di crema. Invece la più buona cotoletta alla bolognese la mangio alla Bottega di Franco in via Agucchi. Se vuoi assaggiare la migliore gramigna di tutta l'Emilia devi andare da Nello in via Montegrappa ma anche le sorelle della trattoria il Meloncello sono brave sui primi. Per gli affettati, a cominciare da un grande culatello, e dei fantastici agnolotti devi andare a Parma dalle sorelle Picchi: ti sembrerà di entrare in una salumeria, poi trovi una porta che ti porta al ristorante; se invece, in stagione, ti vuoi concedere un piatto di tagliatelle con tartufi e funghi, l'indirizzo giusto è Santoli a Porretta. Ma vorresti rinunciare a un fritto misto con tanto di crescentine, crema fritta e bomboloni? Vai a Formigine all'Osteria del Castello e mangiatene un gran piatto con un bel bicchiere di Lambrusco freddo. Per la salama da sugo con il purè, scegli Tassi a Bondeno. La vuoi un'ultima dritta? I migliori tortellini in assoluto li trovi al Castello di Cento dai fratelli Tassinari però ricordati di dirgli "voglio i tortellini, ma non quelli dei matrimoni...me l'ha detto Pupi...” D'accordo Maestro, confidiamo nella sua raccomandazione!

a cura di Laura Mantovano

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