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Coniugare in un unico prodotto specialità territoriali, costanza, capacità e attenzione per i propri luoghi natii non è cosa da poco, soprattutto quando tutti questi elementi si fondono nella preparazione di una birra.

Riccardo Franzosi del

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blank”>Birrificio Montegioco nei pressi di Alessandria è il Birraio dell’Anno 2012, premio istituito da Fermento Birra con la sponsorizzazione di Comac, per segnalare le figure di birrai che si sono distinti per il loro lavoro costante e non solo per una bevanda armonicamente eccellente. Un riconoscimento giunto oggi alla quarta edizione e conferito da una giuria di esperti sempre più numerosi, quest’anno 51 tra giudici e conoscitori del settore.

 

Una top ten dei migliori birrai del 2012 è stata stilata in occasione dell’evento, con una distribuzione omogenea di voti espressi su tutto il territorio nazionale e che vede collocarsi dopo il primo posto di Riccardo Franzosi, Valter Loverier del birrificio Lover Beer di Mamertino (TO), seguito da Pietro Di Pilato del birrificio Brewfist di Codogno (LO) che occupa il terzo posto, mentre il quarto prevede un ex-aequo con Giovanni Campari del Birrificio del Ducato di Roncole Verdi di Busseto (PR) e Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo di Borgorese (RI). 

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“Premiare il migliore birraio significa valutare un intero anno di lavoro” ci informa Nicola Utzeri, direttore editoriale di Fermento Birra e promotore del premio Birraio dell’Anno “in questo modo siamo capaci di fornire un giudizio più oggettivo che non può provenire da una semplice degustazione di una singola birra. In una produzione possono esserci degli alti e bassi e Riccardo Franzosi ha dimostrato non solo costanza, ma anche fantasia dando vita a birre che esprimono non solo la qualità ma anche la territorialità”.

 

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Riccardo Franzosi, classe ‘66, scopre verso la metà degli anni Novanta la sua vera passione e comincia a produrre birre dapprima come hobby dei fine settimana, successivamente come professione in cui sperimentare in maniera alchemica ingredienti locali. “Per me è spontaneo produrre birre che raccontino il mio territorio” ci racconta Riccardo “metto nelle mie creature quello che mangio quotidianamente e utilizzo per la maturazione le botti dei miei amici cantinieri. Nascono bevande che si arricchiscono così di sentori tipici e raffinati e che parlano anche dei lavori di chi da anni mi sostiene”.

 

Birre eleganti, rinfrescanti, dai profumi delicati come la Quarta Runa, realizzata con le pesche locali di Volpedo, o la Garbagnina, che fermenta con l’aggiunta della ciliegia di Garbagna, e ancora la Tibir, aromatizzata con il mosto di uva Timorasso e la Open Mind con il mosto di uva di Barbera e Croatina. Sembra strano che in un territorio da anni vocato alla produzione enologica Riccardo Franzosi non sia diventato viticoltore come i suoi cari vicini.

“I motivi sono molteplici” dice Riccardo “non c’è solo una forte passione e curiosità per la birra, ma anche l’esigenza di evitare complicazioni burocratiche che i miei amici produttori di vino devono superare ogni giorno, ingerenze politiche che non li aiutano di certo nel lavoro”.

 

Una gamma di birre di circa 20 etichette tra cui “Mummia”, affinata in botte e tante altre ancora dai nomi fantasiosi e ironici che descrivono l’animo e l’estro di Riccardo amante della mitologia fantasy.

 

E a chi gli chiedesse quale sia la birra alla quale è più sentimentalmente legato, dopo un po’ di esitazione vi risponderà la “Quarta Runa”, un’ulteriore dimostrazione dell’esistenza del forte legame tra il birraio, le sue creature e la sua terra.    

Stefania Annese

09/01/2013