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Le strade di Rieti sono piene di gente, nonostante il caldo - qui mitigato da una piacevole brezza fresca - e nonostante sia il primo pomeriggio. Il primo giorno della seconda Fiera Campionaria Mondiale del peperoncino non poteva essere accolto in maniera migliore dal reatino e dai tanti curiosi che non sono voluti mancare, così come noi che siamo andati a caccia di tutto ciò che di buono e di interessante questa fiera ha da offrire, con i suoi oltre mille tipi di peperoncino in mostra (l'anno scorso erano "solo" 400) tra gli stand sotto le suggestive arcate del Palazzo Papale illuminate da luci verdi e rosse, a ricordare i colori più caratteristici della pianta piccante per eccellenza.

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Si parlava di peperoncini da tutto il mondo, ma a volte basta guardarsi accanto e scoprire che l’erba del vicino non è sempre più verde e anche noi possiamo dire la nostra. Abbiamo infatti conosciuto Rita Salvadori, una donna che accanto alla trousse nella sua borsetta ha una cartuccera con peperoncini di ogni tipo. Non solo, saltano fuori peperoncini freschi da ogni tasca, ma soprattutto tante curiosità e aneddoti su questa pianta che lei coltiva con entusiasmo e passione nei pressi di Bolgheri, in Toscana, dove ha la sua azienda agricola e un’osteria per poter provare tutti i suoi prodotti bio, peperoncino in primis.  

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Una delle ragioni principali per cui eravamo qui a Rieti era seguire il convegno dal titolo “Vino, peperoncino e turismo: quali itinerari?” e così è stato.

A fare da moderatore c’era un nome importante del giornalismo italiano, Nuccio Fava, che ha diretto l’orchestra formata da Marco Sabellico – curatode della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso – Daniele Maestri – redattore di Bibenda e soprattutto storico insegnante AIS – e Paolo Valdastri – redattore de Il Tirreno. I tre hanno spaziato sul tema del vino, del cibo e del peperoncino in ottica globale, riuscendo ad offrire una panoramica completa e stimolante su ciò che lega queste tematiche.

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Sabellico è partito dalla famosa pasta aglio, olio e peperoncino, da abbinarsi storicamente con i vini bianchi dei Castelli Romani, per poi giungere alla cucina thai, ottima se accompagnata da Sauvignon o dalla nostrana Doc Lugana, fino a quella indiana – in cui fa capolino il Naga Jolokia (alias Ghost Chili: il peperoncino più piccante del mondo, nella foto qui sopra) – che ben si sposa con l’Amarone in grado di esaltare l’aromaticità delle spezie con la sua morbidezza. Come sempre si tratta di gusti, quindi se un bianco aromatico e zuccherino riesce ad attenuare un piatto molto ricco di piccantezza, un rosso ne esalterà la vena aromatica qualora la spezia non sia preponderante; infine le bollicine, ottime per pulire la bocca grazie alla carbonica, possono rendere un piatto “focoso” assai più digeribile per un palato non abituato.

Anche Maestri, nomen omen, ha voluto interpretare il tema della conferenza con elementi a noi vicini, ma con l’obiettivo di portare il discorso in un’ottica ben più ampia: le speziatissime coppiette tipiche dei Castelli Romani e tanto amate anche dal citato Trilussa – che le gustava con il vino “cannellino” – ma anche i piatti poveri della tradizione italiana arricchiti dall’aromaticità del peperoncino, per giungere poi al sushi con wasabi, ben smorzato dal sake, o il chili messicano addomesticato dalla delicatezza di una birra come la Corona. Perché la cucina mondiale vive di armonie, ma anche di contrasti che si equilibrano.

Paolo Valdastri, già ideatore delle Strade del Vino, ha chiuso con un appello rivolto a tutti per mantenere viva l’attenzione sulla cultura del cibo e del vino, un patrimonio che riesce a valorizzare la nostra storia e che ci lega alle tradizioni di tutto il mondo, come testimoniato anche dai delegati del Ghana, del Messico e del Perù presenti ieri a Rieti. Il suo impegno è tutto diretto nell’ottica di rendere fruibili e appetibili anche turisticamente, tutti i processi di produzione e di consumo delle nostre ricchezze gastronomiche, come in tante parti del mondo avviene.

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La serata si conclude, ma siamo solo all’inizio. Di spunti ce ne sono molti e c’è tempo sino a domenica per potersi fare un’idea di questa nuova manifestazione che, viste le numerose presenze e le tematiche affrontate, potrebbe diventare davvero un classico inusuale per Rieti e per tutta la sua provincia.

ps. Noi eravamo lì anche per scovare qualcosa di nuovo e di curioso. Nel primo giorno, abbiamo incontrato i vini di un’azienda agricola nata da appena un anno, Le Macchie.

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Sorge proprio vicino Rieti, a Castelfranco, e produce due vini rossi – che purtroppo a causa della temperatura elevata pomeridiana non hanno reso al meglio – un bianco e un rosato particolarmente gradevoli. Non mancheremo di seguire l’evoluzione di questo nome nuovo, piacevolissima scoperta, vista soprattutto la sua tenera età.

 

testo, foto e video di Alessio Noè

26/07/2012