È uno dei prodotti più apprezzati e che meglio rappresentano il Made in Italy nel mondo. Ha un volume d'affari considerevole e il 92% della produzione è rivolto ai mercati esteri. Ma è anche uno dei più contraffatti. Per questo motivo più di cinquanta produttori si riuniranno fondando il primo Consorzio di Tutela dell'Aceto Balsamico di Modena.
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Ad oggi sono due le grandi realtà consortili che riguardano l’Aceto Balsamico di Modena. Quella dell’aceto balsamico da un lato e quella della filiera dei produttori dall’altro. Ora queste due realtà hanno deciso di fondersi e di convergere in un unico Consorzio di Tutela. La data fissata è lunedì 9 dicembre, quando dall’assemblea privata sarà nominato il nuovo Presidente e successivamente il Consiglio. Si tratta di una strategia condivisa che vede, ad oggi, più di cinquanta produttori riuniti, ma se ne aggiungeranno molti altri, per perseguire insieme due obiettivi principali: combattere la contraffazione e promuovere il prodotto.L’unione fa la forza quindi, e in questo caso specifico l’unione sembra essere l’unica strada da percorrere per sostenere un prodotto rinomato in tutto il mondo e dagli impieghi più variegati. Si adatta bene alla frutta. Sono sempre di più gli esercizi che, ad esempio, alle classiche fragole con la panna aggiungono aceto. E poi la carne, si trova in carta ormai ovunque la ‘tagliata all’aceto balsamico’. E ancora le fritture di pesce e le insalate. Ma non si tratta sempre del vero aceto di Modena, spesso si tratta di imitazioni e cosa ben peggiore, non si imita solo consistenza, colore e sapore del prodotto. Ad essere contraffatto è sempre più spesso il marchio che trae in inganno i consumatori, soprattutto dei mercati esteri, rischiando così di registrare un calo di fiducia anche rispetto al prodotto originale. E ad essere a rischio è un settore che conta 242 operatori e 79 acetaie. Il volume totale di aceto prodotto nel 2012 è stato di 90 milioni di litri di cui 73 milioni imbottigliati con un fatturato di 433 milioni di euro. Il dato interessante è che l’export sui volumi si attesta al 92%, appare quindi chiara la necessità di tutelare questo prodotto il cui prezzo al litro varia dai 4 euro per l’IGP ai 40 per l’IGP invecchiato. Anche i numeri dei lavoratori nel settore non sono trascurabili, se sono 200 gli impiegati, il totale degli addetti al settore supera le 550 unità.