Il Governo Renzi vara il ddl sulla riforma del sistema scolastico, che ora dovrà passare in Parlamento. Si potenzia l'inglese, torna la Storia dell'Arte e arriva la musica. Allo sport ci si affida per promuovere uno stile di vita sano. Ma è giusto che un Paese come l'Italia trascuri l'educazione alimentare?
Pubblicità

LE PREMESSE

Era l’inizio di settembre 2014 quando dalle dichiarazioni di Andrea Segrè, ideatore di Last Minute Market (l’impegno dell’Università di Bologna nella lotta allo spreco di cibo), emergeva l’urgenza di considerare l’educazione alimentare tra gli obiettivi fondanti per la scuola del futuro. All’epoca La Buona Scuola – documento programmatico in 12 punti del Governo Renzi in materia scolastica – faceva il suo esordio tra gli addetti ai lavori, destando (più di) qualche perplessità, compreso lo sviluppo del tema Cultura in corpore sano. Al punto 9 del testo divulgato dal Miur nella figura del ministro Stefania Giannini, si leggeva (e si legge): “Portare musica e sport nella scuola primaria e più Storia dell’Arte nelle secondarie, per scommettere sui punti di forza dell’Italia”. Con chiaro riferimento al potenziamento dell’educazione fisica e dell’attività motoria per contrastare sovrappeso e obesità infantile. Ma senza nessun accenno al ruolo altrettanto se non più cruciale dell’educazione alimentare.

RIFORMA DELLA SCUOLA TARGATA RENZI: DOV’È L’EDUCAZIONE ALIMENTARE?

Pubblicità

All’indomani della presentazione ufficiale del ddl contenente l’attesa Riforma della scuola italiana, le cose non sembrano essere cambiate. Sebbene il professor Segrè – presidente del Comitato tecnico scientifico per il Piano di Prevenzione dei rifiuti del Ministero dell’Ambiente – e altri con lui, avessero allertato il Consiglio dei Ministri, auspicando un lavoro di sinergia tra i dicasteri che sviluppasse una delle priorità previste dal Piano del Ministero dell’Ambiente (l’educazione alimentare nelle scuole, per l’appunto): “Ci sono i tempi. Abbiamo tutte le competenze necessarie. La nostra è una critica, ma critica costruttiva”. Incalzava allora il professore.
Oggi il Consiglio dei Ministri licenzia un ddl che Matteo Renzi presenta orgoglioso in conferenza stampa con le consuete slides. Superato lo scoglio occupazionale e la scottante vicenda delle assunzioni e dell’annoso precariato, ci si concentra sui contenuti, modulati (senza sorprese) sul vademecum della Buona Scuola. Quindi più inglese, musica, l’atteso ritorno dell’insegnamento della Storia dell’Arte tra i banchi delle scuole secondarie. E grande risalto all’educazione motoria: “L’educazione motoria non può essere il giocattolino in attesa di fare altre cose, non può essere l’ora di svago. È una straordinaria opportunità per formare il carattere e uno stile di vita. Ma anche un elemento di grande investimento sulla sanità e uno strepitoso strumento di valorizzazione delle specialità delle persone con le varie disabilità”. Parla di investimento sulla sanità Matteo Renzi, e punta sullo sport come cardine di formazione, condivisione e alleato prezioso per uno stile di vita che sia incentrato sul benessere sin dai primi anni di vita.

UN PO’ DI STORIA: LE LINEE GUIDA DEL MINISTRO GELMINI

Grande assente una progettualità concreta e condivisa a livello nazionale sull’educazione alimentare: una carenza che pesa ancor di più nell’anno dell’Expo. Eppure, tornando indietro nel tempo, al 2011 del Governo Berlusconi, l’allora ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini presentava una serie di linee guida per l’educazione alimentare nella scuola italiana, con un’approfondita disamina su storia, punti di partenza e d’arrivo della disciplina, ritenuta “prioritaria” per migliorare il quadro di salute delle giovani generazioni.
In Italia dal 1990 – rilevava l’indagine condotta – il sovrappeso e l’obesità giovanileregistrano un aumento allarmante con conseguenti ripercussioni socio sanitarie per l’incremento di malattie cronico-degenerative in età adulta. Quindi si consigliava un’attività fisica adeguata e la valorizzazione della cultura del movimento, ma soprattutto un’azione sistemica per influenzare positivamente i comportamenti alimentari dei ragazzi a tavola. E arginare dati lampanti come la propensione al fast food e al ready to eat, il rapporto compulsivo con il cibo, la disattenzione nei confronti di freschezza, genuinità e provenienza degli alimenti.

UN APPROCCIO SISTEMICO: DALL’EDUCAZIONE SENSORIALE ALLA MERCEOLOGIA

Pubblicità

Applicando indirizzi già delineati sin dalla prima Conferenza Nazionale per l’Educazione Alimentare del 1975. Quindi cultura gastronomica, educazione sensoriale e rapporto diretto con il cibo e le attività di cucina, ma anche conoscenza del sistema agroalimentare e basi di merceologia e sicurezza alimentare.
Di questo la riforma prospettata dal Governo Renzi non sembra aver tenuto conto, tanto che mentre a caldo arriva la soddisfazione di Dario Franceschini (ministro della Cultura) – “un impegno mantenuto e uno sfregio sanato: tornano la storia dell’arte e la musica” – chi avrebbe potuto essere a sua volta protagonista, il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina, sembra essere lontano dai giochi.
Peccato perché una corretta educazione alimentare salva la vita delle persone (130mila morti in meno all’anno, secondo alcune stime), ma soprattutto salva le casse dello stato visto che potrebbero ammontare a miliardi i risparmi per il sistema sanitario, impegnatissimo a curare malattie derivanti da una cattiva cultura alimentare. Non ultimo, l’impatto sul made in Italy: spesso mangiare bene significa mangiare italiano con conseguenze non trascurabili su una delle principali industrie del paese oggi non adeguatamente valorizzata dalla scuola.
Questo invece è quanto ci ha detto il professor Segrè: “Un progetto organico di educazione alimentare andrebbe inserito nelle scuole, come materia di studiomono o interdisciplinare comunque a partiredalle Primarie. L’educazione alimentare è come l’educazione civica, non se ne può fare a meno. Oggi, in Italia, questa materia è lasciata alla buona volontà, peraltro molto estesa, degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, e resta senza risorse.Ma (ri)partire dalla scuola, dagli insegnanti e dagli studenti significa prendere anche le famiglie in uno scambio reciproco: i ragazzi che insegnano ai genitori. È una sfida perché in una società multietnica il cibo è diversità, che è un valore. Perciò insisto da anni su questo tema. Nella riforma de La Buona scuola non vedo ancora un’attenzione specifica e organica all’inserimento e alla valorizzazione autonoma dell’educazione alimentare. Un gap che speriamo possa presto colmarsi.”
Di diverso avviso il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che ricomprende la disciplina dell’educazione alimentare sotto il più ampio potenziamento delle discipline motorie in quanto portatrici di comportamenti e stili di vita sani e lascia ampia discrezionalità per la scelta della programmazione alle singole scuole. E poi fa intendere di confidare sulla discussione in Parlamento per eventuali aggiustamenti: “Adesso, per far sì che questo cambiamento sia rapido ed efficace confidiamo nell’azione del Parlamento. E siamo sicuri che riusciremo a rendere questa idea di scuola realtà già dal prossimo anno scolastico”.

E SE INSEGNASSIMO AI RAGAZZI ANCHE LA CULTURA DEL VINO?

Intanto arriva dal modo vinicolo l’idea fuori dal coro di Domenico Zonin, presidente Uiv, che in occasione della tavola rotonda L’alcol tra ragione e sentimento ha proposto di inserire il vino tra le materie trattate nelle scuole nell’ambito del progetto di educazione alimentare, come elemento per fare cultura ed educare i giovani a un consumo responsabile, sottolineando come finora i vari divieti non abbiano sortito gli effetti attesi, anzi abbiano penalizzato il settore vino.

a cura di Livia Montagnoli