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In Spagna, nella zona di Jaen, lo scorso ottobre, è stato inaugurato l'impianto oleario (un Pieralisi per l'esattezza) più grande del mondo. Questo portento della tecnologia in grado di lavorare fino a 2.500 tonnellate di olive al giorno è stato acqui

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stato dalla Federazione Andalusa delle Imprese Cooperative Agrarie (Federación Andaluza de Empresas Cooperativas Agrarias): come dire, un piccolo dato in grado di dare un’idea della produzione che viene svolta in questo paese. Ma entriamo meglio nel dettaglio.

La Spagna è il maggior produttore ed esportatore di olio d’oliva e olive da tavola, con la più grande area degli oliveti e il maggior numero di alberi di ulivo. A livello nazionale, la coltura dell’olivo è seconda dopo i cereali, ed è presente in 34 delle 50 province spagnole (la sola Andalusia rappresenta il 60%) per un totale di 282.696.000 piante ospitate in 2.456.719 ettari.

In qualità di leader nella produzione di olio d’oliva, la Spagna protegge la tipicità del suo prodotto con 9 DOP (5 in Andalusia, Catalogna 2 in, 1 in Castilla la Mancha e 1 in Aragona), e con molte altre tracciabilità nel processo di riconoscimento, che consentono di definire l’origine delle varietà utilizzati oli e garantendo nel contempo la produzione e trasformazione del prodotto nelle rispettive aree geografiche.

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Nella campagna olearia appena terminata si è registrata una leggera flessione della produzione dovuta sostanzialmente alla ciclicità dell’ulivo e alle condizioni climatiche del 2011 con un dato (del 31/12/2011) che si attesta sulle 837.000 tonnellate contro 1.076.000 tonnellate della campagna 2010/2011. Considerando che l’estrazione dell’olio prosegue anche nei mesi di gennaio e febbraio, ci si può facilmente rendere conto dell’entità di questa produzione di cui noi italiani siamo tra i maggiori acquirenti. L’Italia è infatti il mercato principale per lo spagnolo l’olio d’oliva sfuso, con delle conseguenze riscontrabili sugli scaffali dei nostri supermercati. https://buyiglikesfast.com/buy-instagram-likes/

Pensare però che la produzione spagnola sia solo un inno alla quantità a discapito di tutto il resto è estremamente sbagliato: essendo il più grande produttore al mondo, qui si trovano anche molti produttori che della qualità, del terroir e dell’amore per l’ulivo hanno fatto un principio di vita. Speriamo quindi in loro e nella loro capacità di valorizzare e differenziare l’olio di oliva sul terreno della qualità affinché ci siano a livello mondiale un confronto e una competizione tra prodotti che oggi più che mai non possono spesso rientrare nella definizione “extra vergine”.

Indra Galbo
24/02/2012