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Il bello e il buono, la tradizione e l’innovazione. Il ristorante Sugo Vino e Cucina si ispira alle atmosfere volutamente retrò dei locali americani degli anni ’50 e porta in tavola piatti in prevalenza della tradizione

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romana, con qualche escursione in Sicilia, terra di origine della maitre Chiara Velardita, ”colonizzati” dallo chef Emiliano Mascioli, per renderli più vicini ai gusti e allo stile di vita di oggi.

Da Sugo si respira l’intimità della casa, il calore delle cucine di una volta. Non a caso Paolo Bonfini, architetto e scenografo si è ispirato per gli interni proprio alla pentola di alluminio, foderando interamente le pareti di lamiere zincate tenute da 8.000 viti. Il locale è una delizia per gli occhi, oltre che per la gola. Il gres porcellanato blu e nero dei pavimenti, in sintonia con i soffitti blu cobalto, si riflette nelle lamiere in un azzurrino rarefatto che, con le luci gialle dei lampadari a sfera, crea atmosfera e intimità trasformando la freddezza del materiale industriale  in una bolla piena di calore e relax. 

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Interessanti i dettagli vintage: il grande  bancone ricorda quello dei vecchi bar stile americano. La bottiglieria, con le persiane marinare degli anni ’50 di Anzio, dipinte in brushing con un bianco coloniale volutamente imperfetto, si  intona perfettamente con le sedie impagliate un po’ in stile shabby chic. I tavoli sono in rame, apparecchiati alcuni con classiche tovaglie di lino grezzo, altri con tovagliette di pizzo da pasticceria. Lo spazio guardaroba è  una cappelliera francese da treno degli anni ‘40 provvista di stampelle, in cui è facile riporre gli abiti autonomamente, permettendo agli ospiti di entrare, con un gesto, nell’atmosfera del locale. Nella parete visibile anche dalla portafinestra che si apre sull’esterno figura, in stampa laser sulla lamiera, l’immagine di un brand di lattine di pomodori italiani venduti in America, che ritrae una donna di altri tempi con le rose fra i capelli ed un sorriso splendente. 

“La zona è quella residenziale del quartiere Prati, poco turismo, molti professionisti, che ci vivono e ci lavorano – spiega Chiara Velardita- e Sugo vuole essere un locale di quartiere. In tutto cinquanta coperti con un menù più leggero a pranzo, con due degustazioni, e uno più ricco per la sera, che cambia ogni mese e mezzo. E poi le lavagne, con i piatti del giorno. Il tutto accompagnato da un’ interessante carta dei vini  e da una ricca mescita che cambia ogni settimana”. Duecento etichette, quasi esclusivamente italiane, con un occhio particolare ai piccoli produttori. Tra le delizie dello chef, cresciuto alla scuola di Antonio Sciullo, finger food (da provare le polpettine di cernia uvetta e pinoli con passata di pomodori confit) i tortilli con pesto di pistacchi e bottarga di muggine e granatine di bollito su crema cacio e pepe e puntarelle, baccalà pil pil alla Montalban con salsa portoghese.

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Michela Di Carlo

28/11/2012

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