Scarti alimentari, un tesoro che solo in Italia vale 12 miliardi di euro. Un patrimonio che invece di essere sprecato può diventare una risorsa. Ecco alcuni esempi di soluzioni antispreco in attesa del 2014, l'anno europeo contro gli sprechi alimentari.
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Lo spreco è cattiva abitudine, indifferenza, colpevole ignoranza. E coinvolge l’intera società, una vera e propria piaga sociale silenziosa e invisibile. Secondo stime Fao, un terzo del cibo prodotto nel mondo è sprecato: vuol dire 1,3 miliardi di tonnellate all’anno. Solo in Italia, vengono buttati via 5,5milioni di tonnellate di cibo ancora buono, pari a 12 miliardi di euro, senza dimenticare energia e acqua servite a produrle, costi di smaltimento dei rifiuti e dell’impatto ambientale che comportano.
Consapevole o no, ognuno di noi scarta 42 chili di avanzi (non riutilizzati o andati a male) durante l’anno, va peggio se si considera l’intera filiera agroalimentare: qui ogni anno vengono sprecati 94 chilogrammi pro capite di alimenti. Più della metà dell’eccedenza alimentare viene generata dalla ristorazione e dalle famiglie, in percentuali più basse anche dal sistema legato alla trasformazione industriale.
Gli alimenti si sprecano ovunque, nei paesi ricchi e in quelli poveri, in tutti i passaggi che portano il cibo dal luogo di produzione alla tavola, passando per l’industria agroalimentare, la distribuzione all’ingrosso e al dettaglio, la ristorazione e il consumo domestico.
Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze è una priorità, etica, ecologica, ma anche economica, e lo è per la politica, le istituzioni, le amministrazioni locali, le imprese. E anche per la società civile. Siamo quindi andati alla ricerca di strategie antispreco, e abbiamo trovato molti esempi, più o meno replicabili, di lotta a questa piaga. Nel fare una sintesi delle molte pratiche virtuose che abbiamo scoperto, in Italia e all’estero, siamo arrivati alla conclusione che le soluzioni ci sono, e spesso sono alla portata.

C’è il movimento di volontari che recupera il cibo – altrimenti destinato a diventare rifiuto – da ristoranti, negozi e case di privati cittadini per poi distribuirlo alle associazioni che si occupano di assistenza ai poveri sul territorio. Siamo a Lisbona e il progetto si chiama Re-Food, ad esso hanno aderito più di 300 volontari che, in coerenza con l’intero progetto eco friendly, girano in bicicletta. Sempre grazie al supporto di volontari, la stessa cosa avviene anche in Italia con il coordinamento della onlus Banco Alimentare.

C’è poi la coppia di giovani che ha scelto di alimentarsi esclusivamente di prodotti che loro definiscono salvati, ovvero presi nei container della spazzatura dei supermercati tedeschi, meglio se biologici. Lui è Raphael Fellmer, tedesco di 28 anni, lei Nieves Palmer, spagnola di 26. La loro scelta non è circoscritta al cibo, ma è un rifiuto dell’intero sistema economico occidentale: in parole povere una rinuncia al denaro. Sembrerebbe impossibile, invece non lo è. Basta guardare il sito forwardtherevolution.net per scoprire le testimonianze di tante persone nel mondo che, come loro, hanno fatto questa scelta radicale. Internet permette di raccogliere esperienze e scambiare informazioni su come e dove trovare i prodotti da salvare. Un altro esponente dell’anti-consumismo è Tristram Stuart, londinese classe 1977, ricercatore a Cambridge. Lui vive prendendo dai cassonetti dei supermercati merci appena scadute ma ancora commestibili ed è anche l’autore di Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare, libro-denuncia in cui indaga sullo spreco di cibo a livello mondiale (edito da Bruno Mondadori). Un anti-consumista che pur perseguendo con convinzione uno stile di vita frugale, rigoroso e contro è entrato nel mainstream del mercato editoriale… contraddizioni del mondo occidentale?

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A Berlino,un centro dedicato all’arte contemporanea del quartiere di Kreuzberg ospita le Dinner Exchange, cene aperte a una trentina di convitati organizzate da due giovani, Sarah Mawes e Sandra Teitge. Il menu? Tutto quello che si può creare utilizzando gli scarti alimentari perfettamente commestibili dei mercati di Berlino. Per la cena non viene stabilito un prezzo fisso, ma è possibile fare una donazione di 10-15 euro, destinata a progetti alimentari benefici.

In Italia invece è nata l’associazione no profit fondata da quattro giovani catanesi, I food share, attiva sul web con una vera e propria piattaforma in cui chiunque può donare i propri prodotti alimentari in eccedenza a beneficio di cittadini svantaggiati, sulla scia del tedesco Food sharing (di cui abbiamo parlato qui).

Sempre in Italia c’è Last Minute Market, nato come attività di ricerca dell’Università di Bologna e diventato una vera e propria realtà imprenditoriale che opera su tutto il territorio nazionale. Last Minute Market sviluppa progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti, a favore di enti caritativi. In pratica ha consolidato un sistema di donazioni/ritiri occupandosi degli aspetti nutrizionali, igienico-sanitari, logistici e fiscali.

Sempre Last minute market nel 2010 ha lanciato una campagna europea di sensibilizzazione riguardo ai temi dello spreco: Un anno contro lo spreco. Il progetto, a cura dell’agro-economista Andrea Segrè – fondatore e presidente di Last Minute Market – ha già ottenuto un importantissimo traguardo, ovvero l’istituzione nel 2014 dell’Anno europeo contro gli sprechi alimentari per sensibilizzare i cittadini europei verso un’emorragia di cibo che si traduce in perdita di suolo, acqua ed energia. Ottimo inizio è la Risoluzione del Parlamento EuropeoCome evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’UE e l’impegno da parte della Commissione Europea di definire una strategia vincolante per i 27 Paesi, in grado di promuovere azioni concrete contro lo spreco di alimenti.

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In attesa del 2014 qualsiasi attività (evento, negozio, bar, ristorante, e così via) che comporta il consumo di risorse e produzione di scarti, può aderire alla campagna Spreco Zero che prevede l’adozione di una serie di strumenti, procedure e sistemi di controllo per garantire un uso razionale ed efficiente delle risorse e una gestione dei rifiuti che segue i principi di prevenzione, riutilizzo e riciclo dei materiali. Il tutto certificato dal marchio Spreco Zero rilasciato da Last Minute Market.

La crisi ha poi aperto gli occhi anche ai singoli cittadini italiani: da un’indagine di Coldiretti/Swg risulta che il 57% degli italiani ha ridotto lo spreco di alimenti facendo la spesa in modo più oculato senza cadere nella frenesia da 3×2, riducendo le dosi acquistate, utilizzando quello che avanza per il pasto successivo o guardando con più attenzione la data di scadenza. C’è poi stato un boom negli acquisti degli ingredienti base come farina, uova, zucchero e burro per ricorrere al fai da te dietro ai fornelli, che garantisce, di per sé, una riduzione sostanziale degli avanzi oltre che una garanzia di maggiore salubrità. Siamo dunque di fronte a un cambiamento di mentalità che permette di guardare con occhi diversi ciò che prima era visto solo come uno scarto e ora viene considerato una ricchezza, nel privato ma spesso anche nelle realtà organizzate, come quelle che vi abbiamo segnalato. Solo alcuni esempi virtuosi. Vi invitiamo a segnalarcene altri e a indicarci le vostre strategie antispreco.

Fonti
www.fao.org
www.tuttogreen.it
www.coldiretti.it

Siti
www.re-food.org
www.bancoalimentare.it
forwardtherevolution.net
www.ifoodshare.org
www.lastminutemarket.it
www.unannocontrolospreco.org/it
www.sprecozero.org

a cura di Annalisa Zordan