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Se per l’Italia enogastronomica è stato un duro colpo apprendere della pausa di riflessione dello chef Paolo Lopriore, realizzare la possibile chiusura della storica Enoteca Marcucci di Pietrasanta non fa tornare il sorriso. Anzi. La notizia è della

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settimana scorsa, quando la richiesta della Curia di Pisa, proprietaria dello stabile che ospita una parte dell’Enoteca Marcucci, è stata accolta condannando la famiglia Marcucci a lasciare lo stabile entro poche settimane.

 

Michele Marcucci lo scorso ottobre alla Città del gusto di Roma del Gambero Rosso ritira
il premio “Tre Bottiglie” in occasione dell’uscita di Ristoranti d’Italia 2013.

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Abbiamo contattato Michele Marcucci, l’uomo che ha reso l’Enoteca un luogo di culto per gli appassionati.

 

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Cosa è successo in questi giorni a seguito della sentenza della Corte d’Appello di Firenze?

 

Il nostro contratto con la Curia di Pisa per l’affitto del locale era scaduto e alle nostre richieste di rinnovo, ci è stato risposto che non c’erano margini di trattativa. O si acquista l’intero stabile o non si rinnova il contratto. Una disgrazia, anche perché a quelle cifre davvero non possiamo pensare di arrivare. Ho cercato dei soci disposti a comprare un appartamento nello stabile, per alleggerire il costo dell’operazione, ma niente. Con lo sfratto non ci sono rimaste possibilità, considerato che sarebbe impossibile trasferire tutte le bottiglie. E poi ci sono le cucine e gli altri locali, predisposti secondo le normative europee. Impensabile trovare un altro stabile con queste caratteristiche in zona.

 

 

 

Quali sono i vostri argomenti per contestare lo sfratto?

 

In un primo momento abbiamo cercato una mediazione, magari l’acquisto della sola parte utilizzata dall’Enoteca. Lo scorso anno ci sono state le prime mosse legali da parte della Curia che non ha volto sentire ragioni e ha deciso di mettere in vendita l’intera palazzina e tutti i suoi appartamenti. Franco Re, rettore dell’Università della Birra, nel 2011 si è speso con una lettera molto sincera indirizzata a Monsignor Giovanni Paolo Benotto, ma come lui tanti sono rimasti colpiti dalla risolutezza con cui la Curia aveva deciso di non voler trattare altre soluzioni che non fossero la vendita. Ci sono poi stati degli errori di compilazione, da parte della Curia, nei documenti presentati al tribunale, ai quali noi abbiamo provato ad appellarci, sperando che si sarebbe potuta trovare un’altra strada percorribile. Niente da fare, con la sentenza della settimana scorsa ho perso quasi completamente fiducia. 

 

 

Le prossime mosse? 

Le possibilità sono tre: attendere le motivazioni della condanna e rivolgerci alla Cassazione; cercare di far appello alla clemenza della Curia; trovare uno o più soci disponibili a partecipare al progetto Marcucci. Questa Enoteca ha settant’anni di storia e dal 1987 è divenuta un punto di riferimento della Versilia. Il turismo si è incrementato, l’Enoteca dà lavoro a tante persone, soprattutto nel periodo estivo. Pietrasanta ha beneficiato della fama che l’Enoteca ha acquisito negli anni e oggi sarebbe davvero uno sgarbo doverla chiudere in questo modo. Vorremmo che la Chiesa si approcciasse a questa situazione con uno spirito più caritatevole e clemente, cercando di ricordare che non dovrebbe solo pensare al ricavo economico della vicenda. Vorremmo, quantomeno, poter avere a disposizione la prossima stagione estiva. Sarebbe l’ultima e avremmo ancora del tempo per alimentare le fievoli speranze rimaste di trovare una soluzione.

 

 

Alessio Noè

 

21/01/2013