Oggi parliamo di pane (ma anche di biscotti salati, crackers, stuzzichini). Quello realizzato da Luciano Sperati e scelto da Antonello Colonna. Che dall'Open Colonna al roof del Palazzo delle Esposizioni di Roma ci suggerisce questo forno. È la terza voce della nostra lista della spesa d'autore.
Pubblicità

Per la rubrica “Un prodotto per uno chef” oggi ci affidiamo al consiglio di Antonello Colonna: “Senza ombra di dubbio vi suggerisco di provare il pane e tutti gli altri prodotti di Luciano Sperati, della Pizzeria Gusto Antico di Ferentino, in provincia di Frosinone. Ho trovato in lui una figura che porta avanti progetti concreti, concludenti. Troppo spesso oggi si parla di mode e tendenze che lasciano un po’ il tempo che trovano, lui invece dà priorità agli aspetti funzionali che, non dimentichiamocelo, dovrebbero caratterizzare il settore gastronomico. Di lui mi ha colpito fin da subito l’onestà: oltre a dichiarare le farine o il sale che usa, dichiara anche il tipo di legno che utilizza per cuocere il pane. Senza tralasciare il fatto che ogni giorno macina quaranta chilometri per portarci i suoi prodotti da forno”. Lo chef Colonna lo ha conosciuto tramite passaparola: “Un giorno dei clienti mi hanno fatto assaggiare il suo pane e da allora (circa due anni fa) è il nostro fornitore. Con lui abbiamo sviluppato una serie di ricerche e progetti, che tuttora stiamo portando avanti ma forse è bene che ve lo facciate raccontare da lui”. Detto fatto.

Luciano Sperati fa il panettiere da circa trent’anni ma da tre si è messo in testa di sfatare tutte le convinzioni in fatto di pane. “Mi sono chiesto perché il pane oggi venga trattato come fosse un veleno (tanto che il suo utilizzo viene sconsigliato dalla maggior parte dei medici), nonostante rappresenti da sempre la base della nostra alimentazione. Così ho cominciato a fare delle ricerche e a contattare coloro che potevano saperne di più a livello scientifico. Ho fatto un percorso a ritroso nel mondo del pane partendo da ricette antiche, dove venivano utilizzate farine integrali e fermentazione lattica, per capire se il pane fatto in questo modo fosse comunque un alimento da sconsigliare”. Il progetto Pane Gusto Antico vuole conciliare il pane, come alimento quotidiano, con la salute, mettendo insieme ricette antiche e la consapevolezza scientifica odierna. E per far ciò è necessario e doveroso compiere un passo avanti e uno indietro: indietro, perché guardando al passato si possono ritrovare prodotti, metodi di produzione e competenze umane ormai quasi scomparse, soppiantate dalle chimere dell’industria alimentare moderna, più interessata a creare un prodotto piacevole alla vista e al gusto che a rispettare la dignità e la salute del consumatore. Avanti, perché al giorno d’oggi la scienza ci permette di monitorare l’effettiva qualità intrinseca degli ingredienti, al fine di produrre alimenti nutraceutici e funzionali.

Ma come si faceva il pane una volta? Sicuramente con farine integrali, dove il germe di grano era presente nella sua interezza. Altro discorso da aprire è quello della fermentazione: “Solitamente oggi si utilizza lievito di birra o pasta madre e la fermentazione è necessariamente alcolica o mista (con la pasta madre si può sviluppare il saccharomyces cerevisiae, che si trova nell’aria, e questo può dare il via, oltre alla fermentazione lattica, alla fermentazione alcolica). Io invece ho voluto sperimentare la sola fermentazione lattica, utilizzando una vecchia tecnica che ho appreso dai monaci dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura a Roma, dove vengono utilizzati due lattobacilli: il Lactobacillus sanfranciscensis e Lactobacillus plantarum. All’inizio erano tutti un po’ scettici su questo tipo di fermentazione e sul fatto che così facendo il pane potesse avere dei benefici. L’unico a darmi fiducia fu Americo Quattrociocchi (dell’omonimo frantoio) che fece da tramite con i monaci dell’Abbazia, i quali non trovavano chi producesse il pane secondo la loro tradizione alimentare. Sempre grazie a lui ho conosciuto l’oncologo Maurizio Grandi, che ha avallato la mia tesi, nata da una semplice intuizione, con prove scientifiche”. Il dottor Grandi gli ha permesso di capire nel dettaglio quanto un pane realizzato in questo modo (utilizzando farine integrali e fermentazione lattica) renda decisamente più biodisponibili tutte le componenti nutritive presenti che, assicura Luciano, sono tante e dipendono dal tipo di farina utilizzata: il mix di orzo Priora, per esempio, è ricco di beta-glucani e antiossidanti. Gli antiossidanti tutti sanno a cosa servono ma forse non tutti sanno che soli 3 grammi di beta-glucani (i maggiori componenti della frazione solubile della fibra alimentare) al giorno mantengono sotto controllo il colesterolo, tanto da essere consigliati anche dall’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Non solo, questi favoriscono l’abbassamento della glicemia e hanno effetto sul senso di sazietà, nonché effetti prebiotici e immunostimolanti. Parola della dottoressa Mirka Schiavon. Anche lei sta aiutando Luciano nella sua impresa tutta pane e fermentazione lattica. Nell’orzo invece sono presenti anche gli arabinoxilaniche con funzione prebiotica e ipoglicemizzante e nel kamut c’è un’alta percentuale di selenio e di vitamina E. Infine, per quanto riguarda il Senatore Cappelli, questo è ricco di luteina (che fa bene alla vista) e di antiossidanti. “Con la fermentazione lattica rendo biodisponibili tutti questi elementi. Ecco perché si parla di nutraceutica”. Il pane di Luciano merita dunque il titolo di “alimento funzionale” perché, oltre a soddisfare le normali aspettative organolettiche e nutrizionali, apporta benefici alla salute umana.

Pubblicità

Altro tema scottante è quello del glutine: “Con la fermentazione lattica il glutine viene detossificato e diventa molto più tollerabile perché questo tipo di fermentazione, con un basso livello di acidità, destruttura la maglia glutinica. Certo, gli effetti collaterali me li sorbisco io dato che l’impasto è molto più difficile da lavorare perché tende a collassare! Ma è un problema che ho risolto dopo vari tentativi. Tra l’altro la fermentazione lattica detossifica anche le pericolose aflatossine così posso evitare di utilizzare quelli che in gergo vengono chiamati “miglioratori”, ovvero tutti i conservanti o i disinfettanti spesso dannosi per la salute”.

Luciano cuoce il suo pane solo nel forno a legna, utilizzando legno di quercia, così come gli è stato suggerito dai monaci che gli hanno passato la ricetta, sia perché ha un ottimo rendimento sia perché conferisce al pane aromi e profumi particolari. Poi, in accordo con lo chef Colonna, sforna altri prodotti da forno: “Antonello Colonna è un altro dei pochi che mi ha dato fiducia fin dall’inizio. Grazie a lui ho degli stimoli: dal provare a fare un pane da toast senza olio di palma a inventare ogni volta stuzzichini salati diversi (con pomodori, alici di Cetara, capperi di Pantelleria…). E ancora grissini con farro monococco bio che facciamo coltivare in Toscana da Johannes Osthaus della Fattoria di Selvoli. Nonostante non abbia una grande resa a ettaro abbiamo deciso di utilizzarlo sia per il sapore che conferisce ai grissini sia per l’alto valore proteico e per il suo glutine molto tollerabile: secondo uno studio ancora in corso, nell’80% dei casi, persone con celiachia dichiarata non hanno rilevato nessun problema dopo averlo mangiato”. Altro ingrediente fondamentale del suo pane è il sale rosa himalayano, importato direttamente dai monaci dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura, che ha una miscela incredibile di oligoelementi, circa 84.

Ma al cliente finale piace il suo pane? “Sono del parere che il consumatore vada educato. È ovvio che abituato com’è a pani soffici e gonfi inizialmente possa storcere il naso nel vedere i miei pani che nulla hanno a che fare con questo stereotipo. Ecco perché bisognerebbe spiegare e far capire a tutti (o per lo meno a coloro che sono più sensibili all’argomento) che il pane non necessariamente deve essere soffice e gonfio, anzi, per far bene dovrebbe avere ben altre caratteristiche: un monaco mi ha fatto notare come negli affreschi presenti in Abbazia, della scuola di Caravaggio, il pane viene rappresentato più piatto di quelli che siamo abituati a vedere oggi e senza il caratteristico taglio superiore. Una rappresentazione che forse è testimonianza del fatto che il pane una volta, quando era cibo quotidiano e non veniva considerato veleno, era diverso da quello odierno: era un pane dove il glutine tendeva a cedere naturalmente, un pane che forse si avvicina al pane che faccio io ogni giorno. Poi ce la metto comunque tutta per rendere il mio prodotto buono anche per le pupille gustative, d’altra parte il pane non deve diventare una medicina perché, prima di tutto, è un piacere per il palato”. Allora Luciano dacci oggi il nostro pane quotidiano.

Il pane di Luciano Sperati lo potete trovare presso:

Pubblicità

Pizzeria Gusto Antico | Ferentino (Fr) | via Casilina Km 80 | tel. 334.1791513

Antonello Colonna | Labico (Rm) | via Roma, 89 | tel. 06.9510032 | www.antonellocolonna.it

Spezieria monastica – Abbazia di San Paolo fuori le mura | Roma | Via Ostiense ,186 | tel. 06.45435574 | www.abbaziasanpaolo.net

a cura di Annalisa Zordan

Per leggere Un prodotto per uno chef. Calvisius, il caviale scelto da Heinz Beck clicca qui

Per leggere Un prodotto per uno chef. Vicidomini, la pasta scelta da Ilario Vinciguerra clicca qui