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In questi giorni a Gorizia alcuni locali stanno promuovendo la Rosa di Gorizia, un prelibato radicchio a forma di fiore dalla croccantezza delicata, dalla sapidità fine e gentile e dal retrogusto leggermente amarognolo. Nell'ambito della manifestazione “La Rosa di Gorizia a tavola...”,

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> dal 31 gennaio fino al 10 febbraio 2013, ristoranti ed enoteche con degustazione del capoluogo giuliano offrono menu dove è protagonista questo piccolo radicchio dall’acceso colore rosso virato al rosa e al giallo pallido.

 

Prossimi appuntamenti: Antica Trattoria al Sabotino il 7 febbraio, Trattoria Gostilna Primozic l’8 febbraio, il ristorante I Sapori dell’Impero il 9 febbraio, Trattoria alla Luna il 10 febbraio. I menu vanno dai 30 ai 35 euro e comprendono dal classico pinzimonio al tradizionale frico, dall’insalata di patate alle uova sode, fino alle innovative e intriganti proposte della Trattoria alla Luna dove la “rosa” resa croccante diventa un lecca-lecca, si fa letto per le costicine d’agnello, viene mantecata nel gelato alla vaniglia con cioccolato scuro. Durante tutta la manifestazione le enoteche Hendrick’s, Caffè Garibaldi, Vineria Entourage, Pianoterra, Enoteca Majda propongono aperitivi accompagnati dalla Rosa di Gorizia.

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La manifestazione è una delle azioni mirate a far conoscere e valorizzare questo figlio dell’orto goriziano che da secoli punteggia, tra novembre e febbraio, i terreni isontini, e che comprende due varietà: quella classica “Rosa di Gorizia”, di colore rosso intenso, e la “Canarino”, con sfumature giallastre vergate di rosso.

 

Da oggi la Rosa di Gorizia si può acquistare sul sito, sia fresca che trasformata in crema e in sottolio. Le piantine, avvolte in uno strofinaccio di cotone, sono confezionate in un contenitore insieme alle due conserve sotto vetro.

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Riconosciuta come Pat (prodotto agroalimentare tradizionale della regione Friuli Venezia Giulia), la Rosa di Gorizia – marchio registrato nel 2010 da Massimo Santinelli, titolare di Biolab, azienda di cibi pronti per vegetariani – ambisce alla Dop, alla stregua degli altri radicchi veneti (di Chioggia, di Verona, Rosso di Treviso, Variegato di Castelfranco), protetti da Igp, e a diventare Presidio Slow Food.

 

Attualmente è coltivata da un gruppo di agricoltori locali secondo un preciso disciplinare di produzione: semi tramandati di generazione in generazione, semina tra la tarda primavera all’inizio dell’estate, raccolta tra ottobre e novembre, “riposo” per 15 giorni in ambienti riparati, caldi e bui coperta da paglia a una temperatura dai 10 ai 15 gradi per consentire una piena maturazione aromatica e cromatica. 

 

Info: www.rosadigorizia.com/

 

 

   

a cura di Mara Nocilla
07/02/2013