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Tutto pronto, o quasi (per la verità c'è ancora molta gente a prendere il sole sulla spiaggia di Seiano, di fronte alla Torre del Saracino) per l' inizio ufficiale della Festa a Vico 2012. Partenza in ritardo di almeno un'ora. Già installata la mega griglia preparata per la carne dei fratelli Damini (nella foto qui sopra, a sinistra, insieme allo chef Lorenzo Cogo): un filone di lombata di 22 chili di un bue macellato il 23 aprile e dunque con una buona frollatura! Bistecche e fettine da dividersi tra i tanti ospiti. Quanti? Ne sono previsti due o trecento. Sul palco allestito sulla spiaggia sono pronti a parlare a ruota libera alcuni dei più importanti chef italiani e internazionali.

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Ci sono gli chef latino-americani: il brasiliano Thiago Castanho (del restaurante Remanso do Peixe, in predicato per un grande reportage sul prossimo numero della rivista Cook_inc, nella seconda foto in basso) nuova star della cucina brasiliana, il cileno Rodolpho Guzman e il peruviano Virgilio Martinez (prima foto sotto) si preparano a promuovere i loro prodotti nativi e il loro radicalismo naturalista.

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Sarà per la profezia dei Maja, ma ognuno di loro ha già il suo piatto da fine del mondo. Prova generale ieri sera con cena da Gennarino Esposito (nella foto di apertura) dove hanno cucinato oltre ai tre ospiti latino americani, e allo svedese Michael Johnson, gli italiani Davide Scabin, Massimiliano Alajmo e Norbert Niederkofler.

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Guzman
, giovane cileno di Santiago, personificazione della nuova cucina attenta alle sorti del pianeta, ha cucinato un piatto emblematico: “legni endemici di autunno”. Legni utilizzati dagli indiani Mapuche, da sempre. Martinez ex braccio destro di Gastón Acurio, l’uomo che ha aperto la strada alla nuova cucina peruviana, ogni dieci giorni prende un low cost interno e da Lima si spinge verso gli scali dell’Amazzonia e delle Ande, a procurarsi prodotti da fine del mondo come la stevia o la patata disidratata in altura.

E intanto Gennarino Esposito, babbo di Festa a Vico, cosa dice quando gli fanno notare che la sua ‘festa’ sta diventando una convention internazionale? “No, non voglio rubare il mestiere a nessuno, specie a chi organizza congressi di professione. La Festa a Vico ha un altro spirito: far incontrare le persone e le esperienze in un clima rilassato e sereno”. Così spiega il senso della sua quattro giorni tra incontri, buon cibo, musica e mare. Connotata anche come un’occasione “da non sprecare, per mandare ai tanti ragazzi che vedono il mondo dei cuochi cosi lontano, tanti messaggi per aiutarli a crescere”.

Maria Consolo

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03/06/2012