Non solo chef e ristoranti: i nostri allievi del Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico si confrontano con il cibo in ogni suo aspetto. Questa settimana è il turno di Martina Molle che ci parla delle questioni legate alla sostenibilità del cibo a partire dalla mostra Food, il futuro del cibo, che ha riunito al Palazzo delle Esposizioni di Roma gli scatti del National Geographic.
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Si è conclusa da pochi giorni Food, il futuro del cibo, la mostra di National Geographic che, attraverso 90 immagini dei fotografi del magazine ha raccontato al Palazzo delle Esposizioni di Roma il grande tema dell’Expo 2015: come nutrire in modo sostenibile un mondo sempre più popolato.

EMERGENZA ALIMENTARE
Entro il 2050 si prevede che la popolazione globale crescerà di 2,3 miliardi di persone e la richiesta di cibo potrebbe salire del 60%. La FAO sostiene che, per sfamare i due miliardi di bocche in più, si dovrà investire nell’agricoltura un capitale di 83 miliardi di dollari l’anno, con un conseguente raddoppio della produzione agricola attuale.

CAMBIAMENTI CLIMATICI
Ma dove possiamo cogliere le cause della crisi alimentare? Uno dei motivi fondamentali è il basso rendimento delle coltivazioni, legato ai cambiamenti climatici che minacciano i raccolti con inondazioni, siccità e ondate di caldo. George Steinmetz mostra la Salinas Valley (soprannominata l’insalatiera d’America) nella città di Greenfiled, in California, e i lavoratori dell’azienda agricola Bassetti, intenti a raccogliere sedano da vendere nei negozi al dettaglio di Stati Uniti e Asia. Le acque freatiche – quelle derivate da falde acquifere sotterranee – con le quali viene irrigata la valle, rischiano di esaurirsi a causa di una prolungata siccità.

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SPRECHI ALIMENTARI
D’altra parte, però, già solo evitando le perdite e gli sperperi di alimenti (il totale degli scarti del pianeta è di 1.300 milioni di tonnellate l’anno) si potrebbero nutrire circa 3 miliardi di persone. Negli Stati Uniti più del 30% del cibo (per un valore di 162 miliardi di dollari l’anno) non viene consumato. Tra i paesi dell’Unione Europea gli scarti alimentari ammontano a circa 89 milioni di tonnellate l’anno, per una media di 181 kg pro capite: in Italia in particolare la media è di 179 kg pro capite. La maggior parte della dispersione di alimenti avviene nella fase di produzione agricola e, a seguire, in quella di consumo nelle case e nei ristoranti.È, dunque, una situazione paradossale avere, da un lato, un così elevato dispendio di risorse alimentari e, dall’altro, venire a conoscenza, attraverso le rilevazioni Istat, che il 24,5% delle famiglie italiane vive in una situazione di disagio economico e il 17,5% dichiara di non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni. La foto di Antonio Politano (tra i fotografi italiani di National Geographic) mostra la mensa Giovanni Paolo I della Caritas romana di Colle Oppio, che offre un pasto caldo alle famiglie bisognose.

STRATEGIE
Quali sono allora le possibili soluzioni da adottare per garantire a tutti un equo accesso al cibo? Colmare il divario tra i sessi potrebbe incrementare i raccolti nei paesi in via di sviluppo fino al 4% e nutrire 130 milioni di persone: secondo la FAO le donne sono pari agli uomini come agricoltori, se producono raccolti inferiori è solo perché hanno meno accesso alle risorse. L’introduzione della tecnologia in agricoltura su scala mondiale è la mossa successiva. Favorendo la nascita di fattorie high-tech, le tecnologie di precisione potrebbero aiutare gli agricoltori a raccogliere e analizzare dati per ottimizzare la produttività dei terreni. Altra opzione quella degli incroci selettivi, che, con l’aiuto della genetica, potrebbero portare a un miglioramento dei raccolti: nella foto di Craig Cutler mostra una nuova varietà di riso nelle Filippine, chiamata IR64 Sub1, che può sopravvivere sott’acqua per ben due settimane. Un gran beneficio per i contadini delle basse pianure dell’Asia, dove le alluvioni distruggono, ogni anno, 20 milioni di ettari di risaie. Inoltre investire nella produzione di insetti, da molti definiti il cibo del futuro, permetterebbe di sopperire alla domanda crescente di proteine, a un costo molto basso e con un impatto minimo sull’ambiente a differenza degli allevamenti tradizionali.
“Food, il futuro del cibo” ha costituito un attento contributo alla riflessione sul modo in cui produciamo ciò che mangiamo e su come promuovere un’agricoltura sostenibile, per garantire un futuro ai 370 mila bambini che nascono ogni giorno. Coltivare la dignità, il senso di comunità e la cooperazione è la sfida globale che dobbiamo vincere, per sfamare gli oltre 9 miliardi di abitanti che il nostro pianeta conterà tra meno di 40 anni.

a cura di Martina Molle

prova del Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico del Gambero Rosso

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