Carlin Petrini, l’intelligenza affettiva e un’agricoltura più equa

 

Ci voleva Carlo Petrini per infiammare un pubblico compassato e compostamente interessato come quello della sala auditorium di Identità golose.

Con poche parole Petrini ha rip

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ortato tutti alla drammatica realtà di un’agricoltura che per la prima volta dal Dopoguerra è in crisi in ogni suo comparto, quindi di una tradizione che rischia di sparire a causa di leggi di mercato che tengono conto esclusivamente del prezzo di un bene trascurandone il valore effettivo.

“Un aperitivo costa quanto un quintale di grano” ha tuonato dal palco.

Sono state parole semplici, pronunciate senza alcuna retorica, che hanno richiamato valori immediati, eterni, ma con i quali sembriamo incapaci di confrontarci, forse a causa della mancanza di quella “intelligenza affettiva” che dovrebbe essere il sale dei rapporti umani.

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Petrini è partito dal ritorno alla tradizione di cui si è parlato in mattinata per approdare a valori in crisi, e questo percorso non può non aver fatto riflettere chi lo ha  ascoltato.

“Nutre lo spirito ciò che rallegra” ha concluso il fondatore di SlowFood, lasciando sicuramente una forte traccia di sé nella manifestazione.

 

Carlo Imbornone, allievo Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico del Gambero Rosso ed. 2009/2010

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31/01/2010