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Una nuova rubrica vi accompagnerà quotidianamente fino alla finale dei Mondiali: Honduras – Corea del Nord, prendete nota. Sarà un modo leggero per legare vini, bel gioco e cibi da tutto il mondo. Racconteremo la festa mondiale senza prenderci troppo sul serio. Alla Cassano.
Ogni giorno introdurremo un match, azzard

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eremo un pronostico e commenteremo la partita del giorno prima. Mischiando di tutto un po’. Senza troppi schemi, abbandonando il nostro schema preferito: il catenaccio.

A proposito di tattica, ecco un’anteprima dedicata alla Nazionale.

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Buon Mondiale


CANTINA ITALIA

Nazionale ossidata, vecchia e stanca? Tra pochi grioni lo sapremo. E’ vero, mancano Premier Cru del calibro di Totti, Nesta e Del Piero, niente assoli di Barolo o Brunello, ma in rosa ci sono vini che hanno già mostrato di sapere invecchiare.

E’ un’Italia low cost questa: poco lusso e tanta concretezza. Quattro le etichette sulle quali ci sentiamo di puntare: Buffon, Chiellini, De Rossi, Di Natale. A loro ci aggrappiamo per sognare. Lasciamo decantare anche il nostro capitano classe 1973, potrebbe avere ancora qualcosa da raccontare.

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Enologo: Marcello Lippi, Sangiovese nell’anima. Tradizionalista.

Portieri:
Gianluigi Buffon ( Carrara, 1978): Chianti Cl. (riserva). Il destino della Cantina è nelle mani di questo vino toscano figlio di un’ottima annata. Da uve Sanbuffon.

Morgan De Sanctis (Guardiagrele, 1977): Trebbiano d’Abruzzo. Vinificato con attenzione il Trebbiano può dare belle soddisfazioni nel tempo. Difficilmente verrà stappato in Sudafrica, ma garantisce comunque una valida alternativa. Da conservare in ambiente fresco e umido come la panchina.

Federico Marchetti (Bassano del Grappa, 1983): Valpolicella. Fruttato e di buona beva. Sempre di buon livello le prestazioni di questo vino che ha mostrato buoni riflessi e sicurezza. Dietro il Chianti c’è lui.

 

Difensori:
Salvatore Bocchetti (Napoli, 1986): Montepulciano d’Abruzzo. Un vino di carattere, spigoloso in gioventù, ha sentori animali e buon senso della posizione. Saprà esprimersi al meglio tra qualche anno, dopo un adeguato affinamento sul campo. Promessa.

Leonardo Bonucci (Viterbo, 1987): Nerello mascalese. E’ la vera sorpresa degli ultimi anni. Un vino complesso che già dai primi anni sa giocare bene le sue carte. Minerale, sapido ed elegante, ha interventi puliti e nitidi oltre ad una buona struttura. Sarà difficile tenerlo in panchina.

Fabio Cannavaro (Napoli, 1973): Taurasi. In passato ci ha regalato emozioni indimenticabili. Nell’ultimo anno ha mostrato preoccupanti segni di ossidazione, ma quando si trova la bottiglia giusta “Kannavaro” è insuperabile. Ha eleganza, corpo e un anticipo da applausi. E’ la sua ultima chance, sorprendici capitano.

Giorgio Chiellini (Pisa, 1984): Sagrantino di Montefalco. Per proteggere la propria porta l’Italia farà riferimento ai tannini di questo vino solido e roccioso. Ha potenza e vigore da vendere, sa coprire tutto il palato ed ha la tempra di un vino di qualità superiore. Marmoreo.

Domenico Criscito (Cercola, 1986): Falanghina. Un vino di fascia, ha un bel frutto e una facilità di beva notevole. La sua frescheza potrebbe far davvero comodo alla difesa della Cantina. Rigenerante.  

Christian Maggio (Montecchio maggiore,1982): Friulano. Ottima acidità, freschezza e buona persistenza. La sua progressione gustativa sulla fascia destra è un’arma da sfruttare. Da abbinare ai colpi di testa di Iaquinta e Pazzini.

Gianluca Zambrotta (Como, 1977): Verdicchio dei Castelli di Jesi. Il Verdicchio sa invecchiare benissimo, lo dimostrano le recenti amichevoli degustazioni di questo vino. Giallo dorato, sfoggia con l’età sentori di miele e mandorla. Non avrà più la progressione di gioventù, ma può dare ancora un grande contributo alla causa.

Centrocampisti:
Mauro German Camoranesi (Tandil, 1976): Pinot nero. E’ l’incognita. A seconda del terroir del campo di gioco può regalare emozioni indescrivibili così come sgradevoli e irritanti sensazioni. Scarico nel colore è difficile, delicato. E’ ancora claudicante, ma sa eprimere giocate complesse, di estrema classe e tecnica.

Ivan Gennaro Gattuso (Corigliano Calabro, 1978): Barbera del Monferrato. Da battaglia. Non ha classe ed eleganza inenarrabili ma vigore, carattare e tanto alcol. L’aggressività è la sua arma. Per gli avversari è scontroso, per la Cantina un baluardo. E’ il compagno ideale di una pasta e ceci o delle caviglie di un talentuoso avversario.

Claudio Marchisio (Chieri, 1986): Gattinara. Un Nebbiolo elegante, ha dinamicità e potenziale tannico di contrasto. Il frutto sa impostare, al palato sfoggia anche freschezza e pulizia gustativa. Una chicca da valorizzare.

Riccardo Montolivo (Caravaggio, 1985): Rosso di Montalcino. Esprime un frutto molto piacevole, una ciliegina sul centrocampo della cantina. A volte esagera in leziosismi ma la tecnina c’è. Il 1985 è stata una grande andata a Montalcino. Che sia l’occasione giusta?

Daniele De Rossi (Roma, 1983): Aglianico del Vulture. Un vino che sa coniugare potenza, eleganza e tanta materia. Temperamento vulcanico, ha spesso note di grafite e buona mineralità. Nonostante la giovane età, ha già note terziare e una complessità a tutto tondo. E’ l’Arco di Constantino del centrocampo: una garanzia.

Angelo Palombo (Ferentino,1982): Cesanese del Piglio. Robusto, “maschio”. Un vino di carattere e sostanza, ha una bella acidità di “rottura” e buoni lanci floreali. Parte in sordina ma potrà ritagliarsi uno spazio.

Simone Pepe (Albano Laziale, 1983): Syrah. Un vino/vitigno atipico nel panorama italiano, ha sentori speziati, pepati appunto, e una distintiva nota balsamica. In Sudafrica, essendo abbonandentemente piantato, potrebbe trovare il microclima giusto. Una novità da sfruttare.

Andrea Pirlo (Flero, 1979): Barbaresco. E’ il vino più raffinato in rosa. Un Nebbiolo con geometrie illuminanti, complessità e finezza. E’ l’unico ad avere una progressione ritmata in grado di dettare i tempi della cantina. Serve come il pane, recuperatelo!

Andrea Cossu (Cagliari, 1980): Carignano del Sulcis. Un autoctono sardo, più che una riserva.

Attaccanti:
Antonio Di Natale (Napoli, 1977): Franciacorta. Da lui ci aspettiamo briosità e creatività. La giocate inaspettata e il dribbling da metodo classico. Deve compiere il salto di qualità. Ora o mai più.

Alberto Gilardino (Biella, 1982): Cannonau. Con la speranza che sia davvero il cannone finalizzatore del gioco di questa cantina. Erbe medicinali, profumi di macchia mediterranea trovano la loro migliore espressione sotto porta: letale.

Vincenzo Iaquinta (Crotone, 1979): Cirò Cl. Non ha la raffinatezza di un Bordeaux ma rimane un punto di riferimento importante. Versatile negli abbinamenti, questo vino ha forza, grinta e una generosità che incarna alla perfezione lo spirito della Cantina.

Giampaolo Pazzini (Pescia,1984): Nobile di Montepulciano. In grande spolvero questo Sangiovese di razza. Eleva in botti di rovere per poi affinare in area di rigore. Da qualche anno ha integrato bene il legno e sta esprimento tutto il suo potenziale. In crescita.

Fabio Quagliarella (Castellamare di Stabia, 1983): Moscato d’Asti. Ha poco alcol e tanto tiro dalla distanza. Subentrando a pasto iniziato può regalare dolci suggestioni.


Assenti eccellenti:
Balotelli (Recioto di Soave), Cassano (Cacchione), Del Piero (Passito di Pantelleria), Nesta (Fiano d’Avellino), Totti (Brunello di Montalcino), Gigi Riva (Barolo).

La nostra formazione 4-3-2-1

portiere: Chianti Cl. Ris.
difesa: Friulano, Sagrantino, Taurasi, Verdicchio dei Castelli di Jesi
centrocampo: Gattinara, Barbaresco, Aglianico del Vulture  
ali: Cirò Cl., Franciacorta                             
centravanti di sfondamento: Cannonau                                  

 

Lorenzo Ruggeri

11/06/2010