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Oggi facciamo una deviazione. Usciamo dal frastuono degli stadi per visitare le regioni vinicole del paese che sta sognando con i “Bafana Bafana”.

Pochi sanno che il Sudafrica vanta la più lunga strada del vino al mondo: la Route62. Si estende nell’entroterra da Humansdorp, a est, fino alle Winelands, a ovest. La

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fine del mondo, Capo di Buona Speranza, è lì a portata di mano. Siamo nella provincia del Capo Occidentale, la patria dei distretti vitivinicoli più vocati del Sudafrica.

Le cantine sono all’avanguardia dal punto di vista della comunicazione e della ricezione turistica. In questo senso, possiamo imparare molto dal Sudafrica. Ecco alcune informazioni per orientarsi nel panorama vinicolo del paese.

Il vino sudafricano ha una storia antica. Già nel 1659 Jan Van Riebeeck, il fondatore della Colonia del Capo, piantò le prime barbatelle di origine francese, probabilmente Chenin blanc, chiamato localmente Steen. Oggi è ampiamente la varietà più coltivata, circa il 25% del totale.

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Le zone di produzione più antica è Constantia. Le brezze dell’Atlantico e dell’Indiano garantiscono un clima fresco, ideale per la coltivazione di vitigni a bacca bianca. Il Sauvignon blanc si esalta, i migliori bianchi del Paese vengono da qui.
E’ abbondantemente piantato anche lo Chardonnay. Da uno stile dominato dal rovere, i produttori si stanno orientando verso uno stile più fresco, meno segnato dal legno. Con risultati molto interessanti.

I rossi di maggiore qualità sono prodotti nella zona vinicola di Stellenbosch, vivace città universitaria del Sud Africa a circa 45 chilometri a est di Città del Capo.
Il clima temperato e i terreni principalmente calcari e arenari sono un’ottima base per il Cabernet sauvignon, il Merlot, il Syrah, chiamato localmente Shiraz ed il Pinotage: un incrocio tra Pinot nero ed Hermitage (Cinsaut). Un mix tra le note di piccoli frutti di bosco del Pinot e sensazioni prettamente erbacee. Da provare. Il maggiore riferimento per i rossi è il blend bordolese: buona concentrazione e struttura.

Meritano una citazione anche l’area di Paarl per il Cape Riesling e la zona di Walker Bay per lo Chardonnay. Franschhoek, con la sua forte influenza francese, è un ulteriore distretto vinicolo di qualità con un’alta percentuale di Semillon. Negli ultimi anni, sulla scia della richiesta mondiale, è aumentata considerevolmente la produzione di vini rossi. La tendenza è stata raccolta dalle cooperative sudafricane che giocano un ruolo fondamentale. La KWV con sede a Paarl, in questo senso, è un vero colosso.

Se siete davanti a una bottiglia sudafricana, ricordatevi che la sigla WO (Wine of Origin) certifica la provenienza delle uve e dovrebbe garantire un certo livello qualitativo.
Infine, una curiosità. Se amate i distillati, a Worchester (da non confondere con l’omonima salsa) troverete la KWV Brandy Cellar, la più grande cantina di Brandy del mondo che costituisce la tappa conclusiva di una strada interamente dedicata al più antico distillato di vino.

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Lorenzo Ruggeri
16/06/2010