Chi ama il vino non può non essere d’accordo sul fatto che Sua Maestà il Riesling (renano) sia uno dei bianchi più affascinanti, tant’è la sua imprevedibile (e piacevole) complessità.

Normalmente una bottiglia stappata è occasione di festa, figuriamoci quando le bottiglie sono 47, e tu

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tte diverse…
Sarà che sono fortunato, ma a me questo è capitato, e grazie al Merano Wine Festival&Gourmet, una manifestazione davvero appassionata che fra gli eventi centrali annoverava una degustazione di 17 Riesling, le cui annate andavano indietro fino al ’59. Alla regia c’era l’espertissimo Gian Luca Mazzella che ha condotto la sala all’interno di un percorso per nulla pedante ed invece libero e costruttivo, al netto di quei degustatori che invece di liberare le proprie emozioni sono rimasti vittime della sindrome da “Rischiatutto” (quella che porta più a classificare, che a “sentire”).

Dall’esperienza sono venute fuori tante cose, e tutte interessanti: che il Riesling sa invecchiare fantasticamente bene, ma che questo non significa che ci sia un rapporto proporzionalmente diretto fra gli anni e la bontà, visto che certi Riesling giovanissimi potevano già vantare una maturità gustativa sorprendente; che il Riesling è uno nessuno e centomila, nel suo essere secco o dolce, più aromatico o più minerale, alcolico o per nulla alcolico.

Già, direte voi, ma non s’era parlato di 47 Riesling? Vero, ma gli altri, una volta giunto a Merano, li avevo già nel sangue. Ero infatti reduce dalla 5^ edizione delle giornate del Riesling di Naturno dove facevo parte di una giuria che, in maniera assolutamente anonima, ha fatto degustare a 28 appassionati ben 30 Riesling prodotti in Italia, fino a decretare 3 vincitori.

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Voi dovevate esserci, alla cena d’apertura: tutti avevamo in mano un bicchiere di Riesling e, in mezzo al silenzio più totale, quasi ai limiti del religioso, ogni tanto qualcuno s’alzava e diceva qualcosa su quel vino, poi si sedeva e tutti si tornava al silenzio di prima, concentrati a guardare ed annusare dentro al bicchiere.

Per non parlare del momento degustativo ufficiale, la cui divertita scientificità era tale che almeno in una delle cinque serie di sei vini che ci venivano date c’era un doppione, così da vedere se eravamo sufficientemente bravi da dargli lo stesso punteggio di prima…
Il tutto – per me – s’è in effetti concluso tre giorni dopo, cioè con il pranzo offerto dalla Camera di commercio di Vicenza alla Città del gusto di Roma, visto che uno dei primi vini era appunto un Riesling: buono anche quello, e pure necessario, visto che i miei sensi, dopo essersi abituati così bene, ne richiedevano ancora ed ancora, di Riesling… insomma, almeno un quarantottesimo ci voleva proprio!
          

di Marco Lombardi