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La finale che non t’aspetti. Una sfacciata aringa sfiderà un caleidoscopio d'invitanti tapas. I canali di Amsterdam contro le ramblas di Barcellona. Spagna contro Olanda è questo e molto altro.
Tra i miliardi di telespettatori, ci sarà anche un polpo incollato con i suoi tentaco

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li allo schermo. E’ Paul, vincitore morale di questa edizione, l’unico in grado di pronosticare correttamente tutte, ma proprio tutte, le partite della Germania. E’ tempo di novità: si affrontano due nazionali che mai nella loro storia hanno alzato al cielo la coppa.

Generazioni di tulipani
I colonizzatori, dopo una breve pausa di riflessione durata poco più di 350 anni, sono tornati in Sud Africa con intenzioni alquanto bellicose. Sbaragliati i pirati brasiliani, Capitan Snejeder e il timoniere Robben stanno facendo sognare i più libertari tra i popoli nordici.
Domenica sera tra le strade faticosamente strappate al mare del nord scorreranno fiumi di birra in compagnia dell’haring, cibo simbolo dello street food olandese.
Tante le varianti che vedono l’aringa protagonista. Può essere affumicata, marinata o cruda. Ad Amsterdam, “la Venezia del nord”, viene abitualmente servita cruda in un panino con cipolle tritate e cetrioli sott’aceto. Una birra fresca, a scelta tra le autoctone Amstel, Groslch ed Heineken, è d’obbligo. Ottimo anche il panino con l’aringa marinata nel sale e il burro (o la senape) a stemperare il gusto deciso del pesce.
Il giorno in cui le prime aringhe dell’anno arrivano nei mercati, solitamente ai primi di Maggio, è festa grande. Il primo pescato viene dedicato alla Regina che sicuramente apprezzerà anche altre prelibatezze come i kibbeling, bocconcini di merluzzo fritti, e il sandwich al Bakeljauw, il bacalao nordico. E poi tanti cibi pensati a misura di hangover.
E’ il festival dei fritti: le “patate oorlog” (condite con maionese e salsa di arachidi), le kroketten e il frikandel, un salsicciotto croccante di rara leggerezza.

 

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Tempranillo, tapas e bel gioco
Tante piccole e sfiziose porzioni di cibo, fredde o calde, da abbinare a uno Sherry o a un buon Tempranillo giovane e fruttato. Non si rifiuta neanche una (a tre c’è da firmare l’armistizio) cerveza appena spillata.
Minute e scattanti come le tapas, le furie rosse stanno accendendo la passione calcistica di una penisola che ha iniziato a vincere due anni fa. Sembra averci preso gusto.
Dai Paesi Baschi arrivano i pintchos, stuzzichini come Villa-maravilla che con una puntualità tutt’altro che latina “punge” le difese avversarie. Il conto, come accade in molte taperie, si paga in base al numero di stuzzicadenti rimasti sul piatti.
I prezzi sono sempre corretti, da applausi. Nessun orario da rispettare, atmosfera informale, sapore assicurato. Ecco la formula vincente di questa generazione di giocatori allevati a latte e dribbling. La madre di tutti i successi? La Cantera del Barcelona. Xavi e compagni sembrano essere andati a scuola da Ferràn Adria; i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il calcio è fantasia, pan con tomate la mattina, papas bravas all’alba, la tortilla a fine primo tempo. Che dire poi dei calameres fritti o dello jamon iberico de bellota? Senza schemi e menu fissi, lo stile di gioco è rilassato, profondamente mediterraneo. Per la prima volta si presentano in finale. Li vediamo favoriti.

Curiosità:
 “tapas” significa tappo, coperchio. Un tempo, infatti, le tapas identificavano le fette di pane con le quali si coprivano i bicchieri di vino. In questo modo, si diffidavano le mosche da potenziali e sgraditi kamikaze. Il coperchio veniva poi mangiato via via che il calice si svuotava e l’allegria, di conseguenza, cresceva.

Lorenzo Ruggeri

8/7/2010

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