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Di solito stanno nell’ombra, ma spesso è nelle loro mani che si gioca il destino del mondo… Non stiamo parlando di oscuri personaggi massonici o di complotti politici, ma dei cuochi che cucinano per i grandi del mondo, a capo di alcuni degli Stati piu’ influenti del pianeta.

 

Come ha dimostrato pochi

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giorni fa il risalto che nei giornali e i notiziari hanno avuto i menu proposti dai grandi chef di casa nostra e le preferenze gastronomiche dei potenti durante il G8 dell’Aquila, infatti, quel che viene servito a tavola ha un ruolo non di poco conto nell’andamento dei rapporti internazionali, e nel retro delle cucine dei grandi palazzi si tessono i fili di una “diplomazia parallela” a colpi di tartine e souffle’.

 

Cosi’, non stupisca sapere che i cuochi dei grandi capi di stato hanno una loro, esclusiva associazione – Chefs des Chefs – fondata nel 1977 da Gilles Bragard (che firma alcune tra le piu’ note e ambite divise professionali da cucina) e da alcuni dei cuochi presidenziali (o reali…) seduti, naturalmente, anche loro attorno a un tavolo, in quel caso quello del ristorante di Oaul Bocuse.

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Da allora, una volta all’anno (con qualche pausa, perché è cosa non da poco mobilitare tali personaggi, e soprattutto distoglierli dai loro fittissimi carnet di impegni ufficiali) gli chefs des chefs si riuniscono per incontrarsi, parlare, scambiarsi opinioni ed esperienze e conoscere prodotti e cucine del paese ospite.

 

Una volta tanto, sono loro ad essere gli ospiti d’onore e il tappeto rosso è steso per loro.

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“Siamo come una famiglia – racconta Sirkka-Liisa Ruottinen, cuoca della Presidente della Finlandia, unica donna presente all’incontro romano vista l’assenze delle colleghe di Irlanda e USA – ci sentiamo spesso anche durante l’anno e, avendo saltato il meeting dell’anno scorso, devo dire che mi sono mancati davvero!

 

Quest’anno, per la prima volta, l’incontro si svolge in Italia, grazie anche all’impegno di Fabrizio Boca e Massimo Sprega – cuochi del Quirinale – e della collaborazione di Antonio Gamberoni, pastaio romano, e di una serie di sponsor ben felici di ospitare questa insolita “brigata” internazionale e di fargli assaggiare le proprie specialita’.

 

Fino al 24 luglio per 25 dei 32 membri del Club (alcuni sono dovuti rimanere a casa, come l’attesissima Cristeta Comerford, cuoca della Casa Bianca voluta dai Bush e riconfermata dagli Obama, la famiglia presidenziale piu’ cool di tutti i tempi) il programma è un vero tour de force – ma immaginiamo piacevole – alla scoperta della cucina italiana,  dalle piu’ rinomate gastronomie della Capitale alle aziende artigianali di Umbria ed Emilia Romagna, in un trionfo di caci, aceti balsamici e salumi prelibati.

 

Il 19 luglio si è tenuta la cena all’Osteria del Velodromo Vecchio per scoprire i piaceri – ancorché non proprio delicati ed estivi – della cucina romanesca (tutti entusiasti della pasta cacio e pepe ma, a sorpresa, anche della trippa), il 20 la conferenza stampa al Grand Hotel St. Regis, il 21sarà invece la volta dell’incontro con il Presidente Napolitano e poi la partenza per Assisi e Modena, per visitare aziende agricole, acetaie e latterie (senza dimenticare Maranello e la Ferrari, gloria italiana al pari della nostra cucina).

 

Qual è il “capo” piu’ gourmet? Il suo, Alberto di Monaco, dice – abbastanza prevedibilmente – Christian Garcia, che ha cucinato anche per lo scomparso Ranieri ed è il presidente del Club.

“ Il nostro intento è trasmettere un messaggio di pace – prosegue nel suo ruolo istituzionale – Noi siamo gli ambasciatori della cucina dei nostri paesi, e siamo ogni giorno a contatto con i grandi della terra. I paesi possono a volte essere divisi da questioni politiche o economiche, ma la tavola unisce tutto il mondo”.

 

Gli fa eco Bragard, prima di sciogliere la conferenza stampa per la rituale foto di gruppo e il buffet con Spumante e canape’: “La politica divide gli uomini, ma la buona tavola li riunisce. Tayllerand diceva: datemi dei buoni cuochi, e io concludero’ grandi trattati”

di Luciana Squadrilli