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Una breve guida gastronomica multietnica per mangiar bene nella capitale irlandese, dal cinese all'italiano  

Da sempre l'Irlanda è una meta molto apprezzata dagli amanti della natura, ma non mancano altri buoni motivi per visitare l'Isola di Smeraldo, così detta per il verde delle sue colline. Con una sup

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erficie di circa 80.000 km² e una popolazione che supera di poco i 4 milioni, questa piccola gemma vale più di quanto pesi.
Questa bella isola ha dato i natali a scrittori di fama internazionale come Samuel Beckett, George Bernard Shaw, Oscar Wilde, James Joyce e Roddy Doyle, per non parlare di rock star come  gli U2, Bob, Geldof e una sere di “boy (e girl) band”.  Anche star hollywoodiane come  Liam Neeson, Stephen Rea, Colin Farrel, Angelica Heuston, Pierce Brosnan così come l’artista Francis Bacon,  le cui opere raggiungono quotazioni stellari, contribuiscono di certo a mantenere l’Irlanda al centro dell’attenzione. Ma a prescindere da tutto ciò, la “Tigre Celtica” (come era satta denominata negli anni del grande boom economico, un paio di decenni fa) ha visto la sua capitale – Dublino – diventare una invidiabile meta gourmet al pari di Londra e New York.

Ecco qualche consiglio per mangiare bene a Dublino, spaziando dalla cucina etnica a quella italiana, senza dimenticare i più autentici pub irlandesi.

Gli amanti della cucina orientale non resteranno delusi da Jaipur. Lo chef Mahipa Ronla soddisferà tutti gli appetiti col suo Jaipur Kebab platter (una assortimento di gamberi, pollo e agnello provenienti da allevamenti locali cucinati al forno tandoori) o il sontuoso kufti al mango, una sorta di sorbetto/gelato. 
Vale il viaggio a bordo del Dart (Dublin Area Rapid Transit, trenino elettrico che è un po’ l’equivalente dublinese alla tube di Londra) fino al villaggio di Glasthule il ristorante indiano Rasam. 

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Lo sgombro fresco con finocchio mostarda e curcuma cucinato nella pentola di coccio, o il dahi gosht, succulento stufato d’agnello cotto al forno con curcuma, melograno  e scalogno sono solo un paio delle buone ragioni per cui Rasam ha un’ampia schiera di sostenitori.
Per chi si rifiuta categoricamente di lasciare il centro della città Monty’s of Temple Bar offre la migliore cucina nepalese con piatti come il Kachela (carne cruda condita con aglio erbe e un goccio di  whiskey)  e i Momos, i famosi ravioli nepalesi, che conviene prenotare in anticipo.  

Mentre il resto del mondo è pieno di infimi ristoranti cinesi economici, l’offerta di Dublino è notevole, dal classico take away al ristorante di lusso. 

Kites of Ballsbridge, ospitato in un bell’edificio di epoca georgiana in una rinomata zona residenziale alle porte della città, non delude mai le aspettative. Tra i “signature dish” i ravioli saltati ripieni di gamberi freschi e zenzero grattugiato, il branzino al vapore con cipollline e zenzero, i gamberoni piccanti allo stile di Szechuan, e non manca una carta dei vini più che dignitosa.
Il pluripremiato China Szechuan di recente si è trasferito dalla sede originale nel nuovo indirizzo, in una zona commerciale lontana dal centro. I titolari hanno investito parecchio negli interni super cool, ma – anche se la qualità del cibo è rimasta di ottimo livello – andare a mangiare in un centro commerciale senz’anima non è certo molto allettante. Se deciderete lo stesso di spingervi fin qui, il croccante soft shell crab (un particolare granchio simile alle moeche venete) e l’anatra affumicata al té vi ricompenseranno del viaggio.
Vista la lunga storia di dominazioni, non è facile definire esattamente cosa sia la cucina irlandese, ma il recente boom economico tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del nuovo secolo ha dato il via a un “rinascimento” di artigiani che producono meravigliosi formaggi, salmone e salumi affumicati in casa,  mentre i pani tipici sono talmente vari e ricchi che spesso da soli  costituiscono un pasto.


Chi cerca del buon cibo irlandese non dovrebbe perdersi un pranzo domenicale al pub
, un rito imprescindibile per molti Dublinesi. Il menu al Davy Byrnes, proprio dietro Grafton Street, citato perfino nell’Ulisse di Joyce, comprende il salmone irlandese affumicato di Frank Henderman e lo stufato alla Guinnes, due piatti da raccomandare. Queen of Tarts delle sorelle Regina e Yvonne Fallon, abili pasticciere, offre una cospicua scelta di squisite torte e dolci. Da Ely of Hanover Quay Erik e Michelle Robson servono in tavola ottimi piatti a base dei prodotti della fattoria di famiglia, in gran parte biologici: il classico “bangers and mash” (salsicce e patate schiacciate ) è da non perdere, mentre gli hamburger biologici sono davvero indimenticabili.
E, se decidete di rompere il salvadanaio, c’è il Chapter One ospitato all’interno del Writers Museum, in quella che fu la casa di John Jameson, titolare della famosa  distilleria di Whiskey.

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Qui, lo chef Garret Byrne è autore di una cucina irlandese con un  twist francese. Il menu pre-teatro è molto conveniente se volete approfittare di uno degli spettacoli del vicino Gate theatre. È persino possibile mangiare, andare al teatro e tornare al termine dello spettacolo per prendere il dessert o indugiare davanti a un buon bicchiere di vino!

 

L’Irlanda ha molti legami con l’Italia, da cui proviene la sua principale comunità straniera, e con cui condivide una lunga tradizione di emigrazione. Basti pensare a New York, dove agli inizi del secolo scorso italiani e irlandesi, che vivevano gli uni a fianco degli altri, costruirono le ferrovie e costituirono gran parte delle forze di polizia.

Dunque, non è una sorpresa che Dublino offra il meglio dell’Italia anche per quanto riguarda il cibo. Dunne & Crescenzi, in posizione strategica a pochi passi da Grafton Street e dietro l’angolo dal Trinity
College, è il luogo ideale per un assaggio veloce dei classici e originali antipasti italiani.
Una vasta scelta di oltre 200 etichette italiane fa la gioia degli appassionati e caffè e dolci sono altrettanto interessanti.

Sull’altra sponda del fiume Liffey, Bar Italia – una tipica trattoria italiana – propone una bella scelta di piatti tipici della cucina regionale italiana. Gli gnocchi ai funghi porcini, una pizza croccante e la frittura di pesce sono solo alcune delle ragioni che rendono una visita in questo locale assolutamente da consigliare.

La location di Nonna Valentina, sulla riva del Grand Canal, non è seconda a nessuno. Rilassatevi ammirando i cigni che nuotano mentre lo chef Alberto Vecoli prepara con mano esperta squisite specialità piemontesi: bagna càuda, gnocchi in salsa al tartufo, risotto al Barolo, abbinati a eccellenti vini come Nebbiolo, Barbaresco and Barolo, ne fanno uno dei posti preferiti dell’ intelligentia dublinese.
C’è anche un gran numero di ristoranti francesi disseminati per la città, visto che la maggior parte degli chef professionisti irlandesi seguono la scuola francese.

La Mere Zou a St. Stephens Green offre una buona e genuina cucina francese a base di ingredienti locali.  Il plat du jour è sempre strepitoso. Proprio dietro l’angolo c’è ilristorante dello chef Patrick Guibauld. Il menu degustazione da nove portate è il massimo per chi vuole concedersi un’esperienza gastronomica da non dimenticare.
Moore Street, non lontana da O’ Connell Street , ospita invece una serie di ristoranti etnici nigeriani, mediorientali, asiatici e delle repubbliche baltiche, dove è possibile mangiare per mendo di 10 euro (il che rende li molto popolari soprattutto tra gli studenti).

La Tigre Celtica ha ormai battuto la ritirata ma durante la sua esistenza Celtic Tiger ha dato vita ad uno stupefacente mix di diversità culturale per cui chi scrive le è davvero grata.

 

di Eileen Bridget Dunne 
(tr. di Luciana Squadrilli)

14/05/2010