Nonostante la crisi, sono buone le notizie sulla ristorazione italiana che hanno inaugurato la Mostra Internazionale dell’Alimentazione “Sapore 2011”, in calendario alla Fiera di Rimini fino a martedì 22 febbraio.

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Nel nostro paese il settore dei consumi fuori casa risulta in crescita e conferma avere una funzione anticiclica nell’ambito dell’agroalimentare, costituendo l’ancora di salvezza per molte imprese della filiera: questo è quanto è emerso dalla ricerca del Centro studi Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) “L’Europa al ristorante: consumi e imprese” con la quale è stata inaugurata “Sapore 2011” alla presenza dell’on. Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo.

Dallo studio, che fotografa i consumi in Europa dell’ultimo decennio, emerge che i consumi alimentari restano una voce di spesa di primaria importanza e valgono, nell’Unione Europea, 882 miliardi di euro (ovvero il 13,1% della domanda complessiva). Se poi si includono nella spesa alimentare anche la quota destinata ai consumi fuori casa, pari a 468 miliardi di euro, l’alimentare rappresenta un quinto del budget complessivo di spesa dei cittadini europei.

In dieci anni i consumi alimentari sono aumentati, in Europa, di 58 miliardi di euro, 37 in casa e 21 fuori casa, con tassi di crescita identici. A livello di eurozona il contributo del consumo domestico è ancora più significativo, ad indicare che nei Paesi economicamente più forti si sta registrando un deciso rallentamento dei consumi in bar e ristoranti a vantaggio di quello in casa.

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L’Italia rappresenta tuttavia un’eccezione: nel nostro Paese la crescita della domanda alimentare è da attribuirsi per la quasi totalità al fuori casa. In termini di spesa pro-capite i consumi alimentari domestici, espressi in standard di potere d’acquisto, collocano l’Italia in un gruppetto di Paesi che risulta assai disomogeneo in termini di livelli di sviluppo. In relazione ai consumi alimentari extradomestici, l’Italia si colloca di venti punti percentuali al di sopra dei valori medi dell’Europa a 27 Paesi e dell’eurozona.

Anche sul fronte dei prezzi – viene spiegato nella ricerca – esiste una leggenda metropolitana. I dati mostrano che a partire dal 2005 il tasso di crescita dei prezzi della ristorazione è stato in Italia, con l’eccezione del solo 2010, costantemente al di sotto delle medie dell’Unione europea e dell’eurozona.

Le circostanze che i tassi di inflazione della ristorazione seguano in tutta Europa una traiettoria simile e che i differenziali con l’inflazione generale risultino abbastanza omogenei stanno lì a dimostrare che i meccanismi di formazione del prezzo di questo settore sono guidati da logiche imprenditoriali adeguate alle caratteristiche del settore.

L’intera ricerca è scaricabile da: http://www.fipe.it/fipe/Centro-stu/Ricerche/L-EUROPA-AL-RISTORANTE-2011-con-cope.pdf

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21 febbraio 2011