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E' arrivato nelle sale cinematografiche Focaccia Blues, di cui abbiamo già parlato sul Gambero Rosso in edicola.
Semola di grano duro, olive nere, pomodorini, aglio, cipolla, origano: niente di più. Può una una semplice pizza avere la forza di sbaragliare un colosso come Mc Donald al punto di costringer

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lo a chiudere? A volte la realtà supera la fantasia. Nove anni fa ad Altamura, piccolo paesino della Puglia, andò così con tanto di articoli a certificare l’evento. Un incredibile esempio di concorrenza leale: il panificio vinse perché faceva prodotti più buoni, più sani. La vicenda torna agli onori della cronaca in occasione dell’uscita (3 aprile) di Focaccia blues la vera favola della focaccia che mangiò l’hamburger, un curioso film-documentario nel quale realtà e fiction s’intrecciano (alla vicenda realmente accaduta si unisce una favola d’amore) dando vita a due efficaci binari paralleli ma uniti da un unico obiettivo, la valorizzazione del concetto di glocale. Nato da un’idea del produttore Alessandro Contessa e del giornalista Onofrio Pepe, è firmato da Nico Cirasola. L’avventura è partita con l’idea di realizzare un film che in ogni sua fase rimanesse fedele alla filosofia del piccolo che vince grazie alla qualità. Realizzato con un budget ristretto e il contributo dell’Assessorato al turismo e dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia e della Apulia film Commission, vede nel ruolo di protagonisti gli abitanti di Altamura a cominciare da Luca Digesù, il proprietario della panetteria dove veniva prodotta la focaccia. Il film è impreziosito da deliziosi cammei di Michele Placido, Nichi Vendola, Lino Banfi e Renzo Arbore. Questi ultimi due sono i protagonisti di uno sketch di telecucina in cui esasperano il concetto di identità litigando sulla superiorità del fungo cardoncello o del lampascione.

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