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UN ALTRO ANNO… A TUTTA BIRRA!

 

Durante l'estate appena trascorsa siamo stati a Londra per la più importante rassegna europea sulla birra artigianale.

 

Bionde, rosse, scure o chiare, corpose o deli

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cate, semplici e complesse, intriganti,  profumate, inebrianti: non stiamo parlando delle donne inglesi, ma delle centinaia di birre  presenti come ogni anno al GBBF: più che un festival come tanti, il più grande pub al mondo!

 

Entrando nel padiglione numero 1 dell’Earls Court Exhibition Centre di Londra, ci si  accorge subito che questo Festival ha qualcosa di molto diverso dalle altre manifestazioni brassicole europee a cui siamo abituati.

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E’ dal 1975, infatti, che il CAMRA (la “Campaign for Real Ale”) organizza questa manifestazione che si accresce di anno in anno, raggiungendo cifre davvero incredibili; ma andiamo con ordine.
Il CAMRA nasce nel 1971, su iniziativa di 4 incalliti bevitori, con l’intento di opporsi allo sviluppo di produzioni sempre più industriali, che mettono a repentaglio la sopravvivenza dei piccoli e numerosissimi microbirrifici e brewpub presenti nel Regno Unito, e che porterebbe alla conseguente omogeneizzazione del panorama brassicolo nazionale, appiattendolo su standard qualitativi sempre più bassi.

Potrebbe sembrare insomma solo il frutto di una notte in cui si è alzato un po’ troppo il gomito, ed invece in brevissimo tempo il CAMRA diviene una delle associazioni di riferimento – non solo in Inghilterra, ma in tutta Europa – per beerlovers, produttori ed addetti ai lavori.
Ad oggi conta più di 100,000 membri e può vantare – oltre a una completa autonomia economica – la promozione di tantissime manifestazioni del settore sia in Gran Bretagna che all’estero.

La prima vera edizione del Great British Beer Festival risale al 1977, ed anche in questo caso se ne è fatta di strada. Basta dare un’occhiata a qualche numero per rendersi subito conto di come il trend positivo degli ultimi anni sia proseguito anche in questa edizione: più 5% di visitatori rispetto l’anno precedente (per un totale di 66,922) e ben 1,000 nuovi iscritti al CAMRA in soli 5 giorni di festival! Cifre veramente da capogiro, per non parlare delle birre servite: 200,000 pinte, vale a dire più di una pinta al secondo!

Sono diversi da quelli di tanti altri festival, ma non sono poi così particolari i suoni di una giornata al GBBF, che riecheggiano nel grande padiglione disperdendosi e confondendosi in un’eco lontana. Suoni di vita e di movimento, chi si prepara al prossimo assaggio e chi si arrende sfinita dalle troppe pinte, chi spera non sia ancora ora di tornare a casa e chi tiene duro, aspettando l’ennesima volta in fila.

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E, dietro tutto questo, il placido chiacchiericcio di migliaia di voci che si confondono e si mescolano in un suono familiare, quello tipico del pub, il pub più grande del mondo.

L’atmosfera è inebriante e ti coinvolge sin da subito, la confusione è proprio quella tipica di una grande birreria londinese dove gli avventori non vengono semplicemente per assaggiare birre che arrivano da ogni parte del globo, ma ricercano in questa manifestazione anche un’occasione di svago, un pomeriggio diverso da trascorrere con gli amici, la famiglia, i parenti, tutti intenti a chiacchierare amabilmente prorpio come fossero nel solito bar sotto casa. Ovviamente con la loro pinta     trabboccante in mano, siamo pur sempre in Inghilterra…

Menzione speciale anche per l’organizzazione del festival e la sua “mission” assolutamente unica, quasi anacronistica in un mondo in cui le regole del mercato sembrano sempre più giudici ultimi dell’agire imprenditoriale; è importante osservare, infatti, come in tutta la manifestazione lavorino esclusivamente volontari e come questa sia orientata non tanto alla promozione dei vari marchi e delle varie produzioni nazionali, bensì alla valorizzazione di un modus operandi tipico delle piccole realtà brassicole anglosassoni:quello delle Real Ale appunto.

Sono loro, infatti, le vere e proprie protagoniste di questi 4 giorni a tutta birra, durante i quali si svolge anche il concorso Champion Beer of Britain. Ad aggiudicarsi l’ambito premio di miglior birra della manifestazione 2010 è stata la Harvest Pale di Harvest Rock, birrificio di Nottingham, una chiara da 3,8% che il presidente di giuria Roger Protz descrive come “eccezionale per l’equilibrio tra l’intensa luppolatura e gli splendidi malti. Una birra straordinariamente rinfrescante e complessa”.

Ma le bionde presenti alla più importante esposizione europea sulla birra artigianale sono davvero tante, come di consueto divise in varie aree tematiche; le produzioni nostrane erano presentate nell’area Bières Sans Frontières, un tempo ritrovo esclusivo per i produttori nord-europei e soprattutto belgi, che da qualche edizione ospita anche le birre più interessanti del panorama brassicolo italiano. Quest’anno rappresentato tra gli altri da: Bi-Du, Birrificio Italiano, Lambrate, Ducato, Il Chiostro, Opperbacco, Revelation Cat, Toccalmatto e tanti altri.

Impressionante la delegazione americana, mentre ancora scarseggiano le produzioni tedesche e della Repubblica Ceca. Ovviamente sconfinato il numero dei birrifici anglosassoni con una menzione particolare per i vari Dark Star, Oakleaf, Moor e Thornbridge, che da anni entusiasmano i palati degli appassionati con le loro birre impeccabili.

Nel periodo della recessione globale, sembra proprio che il settore della birra artigianale non conosca la parola “crisi”, anzi, continua ad espandersi senza tregua.

Anche in Italia questa crescita non conosce limiti e sembra ormai lontano anni luce il 1995, quando nascevano i primi microbirrifici del Bel Paese, al tempo pionieri coraggiosi pronti ad offrire una nuova alternativa allo strapotere delle multinazionali del bere, che per anni hanno portato avanti un unico profilo di prodotto, quello della birra lager, fresca, dissetante, gassata e beverina.

La produzione italiana ormai si sta affacciando sempre con maggiore continuità sull’uscio dell’èlite europea, grazie ad uno stile che fa l’occhiolino alla tradizione, rivisitandola ed innovando quanto basta; c’è molta varietà, spesso abbinata ad un buon livello, con alcune punte di eccellenza.

E se questo settore continua ad attirare l’interesse di tanti curiosi, è anche perché dietro la birra artigianale di qualità ci sono una lunga storia, una vera e propria cultura e tanta passione. Non è utopistico pensare che un giorno- neanche troppo lontano – anche il nostro Italian Beer Festival, giunto quest’anno alla quinta edizione, possa essere inserito tra le più importanti manifestazioni europee del settore, accanto ad altri appuntamenti come il GBBF di Londra, lo Zyhtos belga e l’ Øl festival di  Copenaghen.

Cosa sono le Ales?
Gli stili della birra sono molteplici, ognuno con le sue caratteristiche e particolarità ma genericamente possiamo dividerli in due macrocategorie: le Lager e le Ale. La differenza fondamentale è nel tipo di fermentazione; le prime sono birre a bassa fermentazione originarie della Germania, mentre le Ales sono produzioni ad alta fermentazione, processo più breve ed  incisivo tipico delle brassature anglosassoni.

 

Marco Giannotti
settembre 2010