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Viva l’Italia bis


 Il podio dei prodotti alimentari che hanno unificato l’Italia, sulla base dei voti dei nostri lettori, è quanto di più saggio e verosimile di possa immaginare. Al terzo posto la pizza napoletana (o margherita, che differisce di poco), che non solo si può t

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rovare da Bolzano a Lampedusa, ma persino a San Francisco e a Pechino. E che rappresenta una specialità che va addirittura al di là delle sue origini reali.

Al secondo posto l’olio extravergine di oliva, il condimento migliore del mondo, la base della dieta mediterranea, che è divenuta da poco “Patrimonio dell’Umanità” per l’Unesco. Ma al primo posto c’è qualcosa che davvero ha unificato l’Italia e che oggi è presente in quasi tutte le case.

È il Parmigiano Reggiano, che condivide con la Settimana Enigmistica il record di tentativi d’imitazione in tutto il mondo. Un formaggio straordinario, che riesce a coniugare come poche altre cose la qualità molto alta con la grande quantità prodotta. Un piccolo miracolo all’italiana che ha letteralmente colonizzato tutte le regioni e che ormai si può trovare in quasi tutto il mondo. Ma soprattutto un alimento che mette d’accordo tutti, gourmet, normali consumatori e persino nutrizionisti, che chiudono un occhio sull’alta componente calorica e che lo consigliano, in piccola quantità, nelle diete, magari al posto dei dolci. Il fatto che abbia vinto il nostro piccolo concorso mi sembra logico e giusto.

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Tra i vini ha vinto il Barolo, che ha raggiunto la dodicesima posizione, e al secondo posto il Chianti. Guarda caso sono due vini che hanno avuto a che fare con l’Unità d’Italia, il primo perché ha avuto fra i suoi artefici niente meno che Vittorio Emanuele II, proprietario dei Tenimenti di Barolo e di Fontanafredda, e Camillo Benso conte di Cavour, che ne produceva un po’ a Grinzane e che contribuì alla sua “messa a punto” insieme all’enologo Oudart e alla marchesa Faletti Colbert. Il secondo perché ebbe fra i suoi profeti il barone Bettino Ricasoli, primo capo del governo del Regno d’Italia, che addirittura dettò le regole per la sua produzione.

Sembrano delle casualità, in realtà sono il portato di una tradizione enogastronomica che resta nell’immaginario collettivo assai più di quanto si possa immaginare ad un’analisi superficiale. E che fa capire due cose, la prima è che l’Italia è veramente una grande potenza della cucina mondiale. La seconda è che la tradizione da noi ha ancora molta, ma molta importanza.

di Daniele Cernilli
gennaio 2011