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La (quasi) perfezione è un obiettivo o un limite? Dipende. Vi sarà infatti certamente capitato di mangiare in un ristorante pluriforchettato, di quelli che tutti dicono essere uno dei migliori e che eppure – nonostante abbiate riconosciuto nei piatti una compiutezza totale, dai sapori ai profumi alle consistenze tattili &ndas

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h; non è riuscito ad emozionarvi per davvero, nel suo essere così ragionato/controllato/equilibrato.

 

Ma, grazie al cielo, è tutta una questione di gusti, perché quegli stessi piatti potranno destare il visibilio di molti altri, critici o gourmet o semplici commensali che siano.

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È esattamente questa la discriminante che vi porterà ad amare o non amare “Potiche”, l’ultimo film di François Ozon, presentato al festival di Venezia di quest’anno.

 

“Il regista è quello di “8 donne e un mistero” e di “Swimming pool”, ed è uno di quelli che è sempre stato iperattento – sin dai suoi esordi, e cioè da “Gocce d’acqua su pietre roventi” e “Sotto la sabbia”, con Charlotte Rampling – alla compiutezza formale, sia per il rigore col quale ha narrativamente affrontato i generi cinematografici, sia per il modo con cui li ha visivamente rappresentati.

Nel caso di “Potiche” siamo nell’ambito della commedia brillante classica, con Fabrice Luchini che fa l’imprenditore (infedele) di una moglie apparentemente fedele, Catherine Deneuve, che nel film ritroverà un suo ex amante, Gérard Depardieu, che ora è il rappresentate sindacale col quale il marito sta battagliando in fabbrica.

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Gli ingredienti conflittuali ci sono tutti, e Ozon li affronta con ironia e sottigliezza, come conviene al genere. Ma basterà questo per farci amare il film alla follia? Pur riconoscendone una struttura che si gioca tutta su degli incastri (quasi) perfetti. Molto dipenderà dal fatto che voi amiate o no i Supertuscans o i Bordeaux che, in quanto ad equilibrio interno (a volte splendidamente ragionato, altre volte “costruito”), non scherzano affatto…

 

 

Potiche
di François Ozon
con Catherine Deneuve, Gérard Depardieu e Fabrice Luchini
nelle sale

 

Marco Lombardi
5 novembre 2010