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Certo che con il gruppo La Repubblica-Espresso non riusciamo ad avere rapporti sereni. Fin dall’uscita, dopo breve permanenza, del Gambero Rosso da quella compagine agli inizi del 1993. Ora ci arriva addosso un articolo di rara cattiveria scritto da Licia Granello su La Repubblica di martedì 27 ottobre.

 

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ndo l’uscita della guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso, e forse dimenticando di portare la casacca di una casa editrice concorrente, la Granello si abbandona a commenti francamente discutibili.

 

Dice che la perdita delle “teste pensanti” del mensile e del canale rappresenta un segnale di cambiamento determinato da prese di posizione di una nuova proprietá occulta che “molti” attribuiscono al “duo” Panerai-Zonin. Insomma, da noi le “teste pensanti” non ci sono più e la linea del mensile è eterodiretta addirittura da due produttori di vino, cosa non vera e smentita più volte, peraltro.

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Comincio a rispondere.

 

Ho preso la responsabilità della direzione del mensile il 12 settembre del 2008, dopo esserne stato prima vice direttore e poi condirettore fin dalla sua nascita. Ho ideato la guida dei vini, che poi è stata realizzata con Slow Food. Ma lo spostamento della linea del mensile, neanche poi così evidente, verso tematiche più enologiche, non sarebbe una precisa scelta da parte di un nuovo direttore che ha sempre curato la parte vino del Gambero Rosso, ma una decisione di altri.

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Non avvertite una leggera forzatura in questo?

 

Poi, certo che a me, a Laura Mantovano, a Carlo Ottaviano, che sta dando un contributo prezioso, alla redazione tutta, a Laura Ravaioli, a Marco Sabellico, a Francesca Barberini, a Max Mariola, sapere di non essere delle “teste pensanti” non ha fatto piacere.

 

Quasi che per tutti questi anni i servizi sul giornale, le guide, i programmi televisivi siano stati ideati e proposti solo e soltanto da chi non c’è più. E non basta ricordare che la Guida dei Ristoranti è stata ripresa in mano da chi l’aveva curata per 14 edizioni su 20, Giancarlo Perrotta. Che ha scoperto, lui, non altri, un gran numero di ristoranti che oggi sono agli onori della cronaca, quando ancora erano in fasce. Da Cedroni ad Uliassi, da La Siriola a Gennaro Esposito. Ma no, non erano lui e Clara Barra a girare l’Italia, a creare squadre di collaboratori, a giudicare con competenza ed onestà i locali. Erano quelli che se ne sono andati. Non siamo stati io, Sabellico, Eleonora Guerini, Gianni Fabrizio e tanti altri a fare la guida dei vini, non Laura Mantovano, Carlo Ottaviano, Stefano Polacchi, Raffaella Prandi, Mara Nocilla, Susanna Gulinucci a mandare avanti il mensile. No. E’ tutto scritto con una sicumera degna davvero di miglior causa.

 

Allora vorremmo dire alla signora Granello che, insomma, le cose non stanno proprio come le ha messe lei, e che forse, anche solo per il fair play che si dovrebbe ai concorrenti (anche L’Espresso fa guide di ristoranti e di vini) sarebbe stato bene che avesse sentito anche quelli che al Gambero Rosso ci sono ancora e che lavorano con competenza ed entusiasmo più di quanto lei creda.

 

Daniele Cernilli

29/10/2009